[Angelo Peretti]
Lui è un tipo schietto, determinato. Le idee del resto ce le ha chiare: "Le scelte che faccio in cantina - dice - non possono che essere semplicemente la prosecuzione di quel che faccio in campagna. È importante sapere cosa si è fatto in campagna, come si è interpretata l'annata in campagna. Non c'è un metodo standard. Alla vigna bisogna nàrghe dré, fare i contadini". Lui è Alessandro Fanti. Sta a Lavis, o meglio, nella frazione di Pressano, in Trentino. L'azienda, quattro ettari, è intestata a papà Giuseppe. Il suo mantra è quello: perché il vino sia buono bisogna essere vignaioli e adoperare le mani. Mica a caso scrive dappertutto, dall'etichetta al sito web, Vignaiolo Fanti.
Bene, Alessandro Fanti e il padre sono tra coloro che si sono battuti perché la nosiola, l'unico a bacca bianca tra i vitigni autoctoni del Trentino, potesse sopravvivere, salvandosi dall'avanzata prorompente e dirompente dello chardonnay prima e del pinot grigio poi. Di Nosiole me n'ha fatte assaggiare due, entrambe d'antan: l'annata 2006 e l'annata 2008, eccellenti tutt'e due.
Vigneti delle Dolomiti Nosiola 2006 Vignaiolo Fanti
Che bella polpa: c'è tanto, tanto frutto giallo maturo. Bianco denso, certo, eppure anche fresco. Ed ha insomma beva considerevole e personalità. Notevole davvero.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)
Vigneti delle Dolomiti Nosiola 2008 Vignaiolo Fanti
Accidenti, è pepato. Sì, sa di pepe bianco. Ed ha tracce di idrocarburi, di canfora. E che freschezza, che sapidità. E poi cedro e litchie. E lunghezza infinita. Che vino!
Tre lieti faccini :-) :-) :-)

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