[Angelo Peretti]
Non mi piace che si offendano le persone quando si scrive. Non mi piace - la notizia l'ho letta sulla versione on line del Corriere della Sera - che ci sia uno chef che a una blogger che non l'ha trattato troppo bene con una recensione consiglia la prossima volta d'andare al ristorante "senza dimenticare di indossare prima un preservativo sulla lingua, così da contenere l’orgasmo della tua ignoranza". No, questi toni non vanno proprio bene, neanche quando si è esasperati per delle critiche che sono o sembrano senza costrutto.
La premessa era doverosa, ed è esattamente quel che penso. Ora, sgombrato il campo da questi pensieri, adesso vengo a un passaggio della recensione di cui sopra. E dico che non giustifico la reazione, ma che bacchettare un ristorante perché vi si versa il vino nel bicchiere giusto, be', questo è veramente esagerato. Ed è quel che leggo invece sul blog FooDiva di Samantha Wood.
Dice (cerco di tradurre): "Ordinati due bicchieri di prosecco, la cameriera è apparsa confusa perché non c'era sulla striminzita lista dei vini e si è allontanata solo per cercare un'altra cameriera e poi è tornata con una bottiglia ghiacciata pronta da versare nei bicchieri di vino. No grazie, preferiremmo delle flute da champagne, per favore, e se n'è corsa a prenderle. Ma se le avete, perché non le proponete?"
Eh, no Samantha, lasci che glielo dica: qui in difetto è lei, mica la cameriera. Il Prosecco nella flute non ci va. O meglio: lei è libera di berselo nel bicchiere che vuole - ci mancherebbe! - ma il Prosecco vuole proprio il bicchiere "da vino". Addirittura, qui dalle mie parti, nel Veneto, la zona d'origine, il Prosecco lo si scaraffa. Sì, certo: lo si versa nelle caraffe e poi da lì lo si riversa nel bicchiere "da vino". Non nella flute, per favore. Se poi lei lo preferisce comunque nella flute, lo dica: ognuno è libero di fare quello che vuole. Ma la cameriera - mi creda - su questa cosa aveva ragione. Sto dalla parte della cameriera, dunque.

Beh, Angelo, devo confessarti che io nella flute non bevo piu' niente da un pezzo. Guarda, quand'e' uscita la moda delle flute ci ho provato, ti giuro che per dieci, quindici anni ci ho provato. niente da fare. L'Asti me lo ribevo nella coppetta molto larga e bassa, quella che in genere si usa per i gelati, lo Champagne e i metodo classico nei calici di cristallo della mia bisnonna, anno 1897, fatti sul modello del seno della Pompadour e il Prosecco in calici da vino. Me li gusto molto di piu'. Tutti. So che ognuno ha il suo bicchiere preferito ed e' giusto che beva il Prosecco nel suo bicchiere preferito, ma e' ingiusto biasimare un altro perche' ne preferisce un altro e quella Samantha ha certamente sbagliato. Spero che lo capisca, senno' diventera' la classica tipa che bacchetterebbe me che bevo il lambrusco maschio con le trotelle al blu, il barbera frizzante con le alici dissalate senza lavarle, il Tokaji late harvest con l'oca al sughetto di prugne nere, insomma un'intollerante da strapazzo.
De gustibus non disputandum est, chissa' se lo capisce...
A proposito, stanotte da me ha nevicato. Tutto bianco, stamattina, e siamo sotto zero.
Mario, prima o poi mi butto in politica: fondo il partito per l'abolizione della flute. Considero la flute uno strumento di tortura, contrario ai diritti del bevitore. E approvo la reintroduzione della coppa larga, larghissima per il Moscato (del resto, è proprio così che lo bevo anch'io).
Saro' il tuo primo iscritto, non hai bisogno neanche di convincermi.
Che sia una vicenda tipo la volpe e la gru?
Non saprei, Sebastiano. Ci sono pero' anche i lupi e i cinghiali. Io sono un cinghiale, credo, perche' i lupi non se la godono a mangiare i funghi, che a me piacciono tanto. Con il Prosecco, ovviamente!
Ero convinto che le ultime flute fossero quelle della mia mamma (ottantenne ed astemia) dalle quali lei non si separerà mai. Ed invece scopro (sigh) che vi sono altre estimatrici, ma sono certo che la fascia di età sia quella!
Sanzio Folli
Purtroppo ha 39 anni e se n'e' andata a vivere a Dubai perche' e' la novella Montecarlo, un posto non soltanto da ricchi, ma da straricchi, dove appunto una buona bottiglia costa quattro volte quel che costa a Milano e anche un conto al ristorante costa quattro volte tanto che a Milano. In quella gabbia dorata, oltre agli straricchi ci sono appunto i matti, quelli che pur di fare audience scrivono stupidaggini mostrando una saccenza ed una spocchia rarissime nel mondo dei veri blogger di enologia e gastronomia, ma forse dilaganti fra le ochette che per farsi notare devono starnazzare. Un giorno scrivero' un articolo scandalizzandomi perche' da qualche parte una cameriera bella come una stangona non mi ha servito il Prosecco dentro le sue scarpe o facendolo scorrere nel bel mezzo del suo prorompente balconcino. Ho gia' calcolato una tempesta di commenti pro e contro, dunque faro' soldi a palate o conquistero' la gloria di una prima pagina del Corriere.