[Angelo Peretti]
Chi mi conosce - o non conoscendomi comunque ha la bontà di leggermi - sa che non amo i concorsi enologici. Dire "non amo" è un eufemismo. A parte alcuni esempi di assoluto valore, e sono quasi sempre esteri, i concorsi fanno male al vino: questa è la mia opinione, e l'ho già detto. Ma ci torno perché mi è capitato di parlarne di recente in un'occasione pubblica. E ho sostenuto che appartengono a riti arcaici, di quando le tecniche viticole, vinicole, enologiche erano quanto mai precarie, e occorreva dunque distinguere il vino buono da quello potabile e quello potabile da quello che neppure si poteva mettere in bocca. Oggi non è più così, oggi trovare vini enologicamente difettosi è raro, per cui le vecchie schede di valutazione non servono più a niente. E i concorsi si fanno con quelle schede, e così si finisce per premiare un sacco di vini, e cioè tutti quelli che suerano una certa soglia centesimale, ma con l'assenza di difetti rilevanti, superare quella soglia non è difficilissimo. Ergo, accade che in certi concorsi vengano premiati vini a decine: talvolta il trenta, quaranta per cento fra quelli in gara e anche di più. Col bel risultato che, essendo troppi i premiati, a spiccare sono soprattutto i non premiati. E così se si premiano 40 vini du 100 alla fine si finisce per mettere in luce che 60 non meritavano il premio, e quindi erano cattivi.
Pensa il popolino: se si premiano cani e porci, allora i non premiati devono proprio essere orrendi. Ecco, bel risultato. Complimenti.
Avanti, sindaci, assessori, politicanti: mettetevi una mano sul cuore e cominciate la spending review tagliando le spese dei vostri inutili e dannosi concorsi enologici. Di maniere per ricevere il voto dai vostri vignaioli amministrati ne troverete sicuramente altre: non è la medaglietta strapaesana che vi garantisce la rielezione. E alla fine vedrete che, rinunciando al concorso, farete bene al vino della vostra terra.

Anche i Francesi non scherzano, pero'. Sto degustando vini francesi che hanno vinto medaglie d'oro a qualcuno dei loro concorsi nella capitale o in quella belga e in effetti hai ragione tu: i vini senza difetti prendono medaglie d'oro a man bassa, ma non sono delle eccellenze (hanno un amarognolo di fondo che non mi piace proprio) e l'oro dovrebbe premiare invece le eccellenze. Una volta l'oro in Piemonte era davvero meritato da case che di Barolo e Barbaresco ne facevano davvero di straordinari, lo mettevano in etichetta a ragion veduta. Speriamo che qualcuno ti ascolti, anche se lo dubito. E' gia' tanto se non ti mettono in croce...
Mah, Mario, in genere io mi trovo bene comprando vini che abbiano avuto la medaglia d'oro a Bordeaux o a Mâcon: non so quali regole abbiano lì, nè come funzionino le giurie, ma seguendo le indicazioni di questi due concorsi francesi ho potuto acquistare buone bottiglie a prezzi decisamente interessanti. Confermo invece le tue perplessità per vari vini premiati al concorso di Parigi e a quello di Bruxelles.
Dunque il problema sta nelle capitali? Puo' darsi. In zona di produzione e' estremamente difficile dare medaglie d'oro, davanti ai produttori locali riuniti, a certe bottiglie locali che invece lontano, nelle capitali (occhio non vede, cuore non duole) se lo prendono anche soltanto perche' esenti da difetti e grazie a cordoni allentati. In ogni caso sottolineo quel tuo "Pensa il popolino: se si premiano cani e porci, allora i non premiati devono proprio essere orrendi. Ecco, bel risultato. Complimenti". Ci voleva.
Tutto condivisibile, però un dubbio mi resta sempre: premesso che anche a me non piacciono i premi e men che meno i punteggi di qualsiasi tipo, tuttavia con tutti questi vini buoni, ed è una domanda che mi pongo da tempo, qual'è un possibile discrimine fra i vini buoni ed i vini eccezionali? Solo il gusto personale? Perchè a distinguere i vini scarsi sono capace, ma i fuoriclasse dai buoni ancora non l'ho imparato.
Saluto, Po
I vini eccellenti sono quelli che quando hai vuotato il bicchiere senti il bisogno di versartene un altro, e quando hai finito la bottiglia non vedi l'ora che venga il momento di stapparne ancora. Tutto qui. E non è poco.
Complimenti, Angelo, miglior definizione non c'e'. Mi hai rubato la risposta, che sarebbe stata pressapoco la stessa, forse non con la tua magistrale concisione.
In realtà la mia domanda si riferiva ad un modo oggettivo per distinguere: quello che dici tu, e che condivido, è un modo puramente soggettivo. Uno oggettivo, come è in qualche misura l'arte o il design, ci sarà?
PO
@PO. La valutazione "oggettiva" (uso le virgolette non a caso: una valutazione organolettica non può mai essere interamente oggettiva) è affidata a parametri centesimali o ventesimali, attraverso i quali il degustatore (soggetto), compilando apposite voci, a ciascuna delle quali viene attribuito un punteggio, valuta i diversi vini assaggiati.
In genere, nei concorsi la valutazione avviene per panel composti da vari assaggiatori, e sovente vengono cassati il punteggio più basso e quello più alto, in modo da elibere (teoricamente) le aberrazioni di voto. Nei concorsi si utilizza normalmente la scala centesimale OIV (Organisation Internationale de la Vigne et du Vin), ma esistono anche altre scale centesimali (la più nota è quella di Robert Parker jr., ma una scala centesimale è usata anche dall'Ais, dall'Onav, da Slow Food, eccetera) o ventesimali (la usa ad esempio la rivista britannica Decanter o, in Italia, la guida de L'Espresso). Il problema è che il punteggio che ne deriva non è un valore assoluto, bensì relativo, in funzione cioè delle linee guida, della filosofia sottostanti al titolare della scala. Poi entra in gioco la soggettività di chi il vino lo beve. Io, per esempio, amo comprare i Bordeaux che ottengano fra 88 e 90 punti da Parker: so che sono vini eleganti, ma non così potenti come quelli che ottengono da 90 in su. Siccome non amo i vini muscolosi, mi adeguo.
In sintesi: a mio avviso, di oggettivo c'è solo il parere soggettivo del bevitore.
"Io, per esempio, amo comprare i Bordeaux che ottengano fra 88 e 90 punti da Parker: so che sono vini eleganti, ma non così potenti come quelli che ottengono da 90 in su".
Bella, bellissima anche questa. C'era anche una scala in millesimi, qualche anno fa, col contributo di centinaia di degustatori da tutto il mondo, non soltanto dall'Italia, ma nessun vino ha mai ottenuto piu' di 990 e quelli con i voti piu' alti erano bianchi e abboccati o amabili. Ce l'ho registrata su dischetto in una delle sue ultime versioni, dopo anni che continuava a raccogliere commenti e punteggi, devo cercarla di sopra, se vuoi te la mando per e-mail, tanto per curiosita'.
Gent.mo Angelo ti ringrazio: sia per la chiarezza sia per il suggerimento, di una furbizia diabolica -non ci sarei mai arrivato da solo- di scegliere un certo range nelle scale (da 88 a 90, fantastico!)
Saluto PO
@Mario. Non conosco quell'esperienza in millesimi: la vedrei volentieri.
@PO. Sono le cose che si imparano dopo qualche bel migliaio di bottiglie.
Angelo, purtroppo il floppy disc dov'era registrata risulta illeggibile, e' del 2001. Ma ricordo benissimo la TOP WINE che era pubblicata nel 1999, nel 2000 e nel 2001 sulla Home Page di Enotime. Poi e' sparita, speravo di averla ancora. Non fa niente. Era fatta così: si invitavano i lettori a scrivere il nome del vino e il parere a una redazione centrale, che li sommava e li divideva in millesimi. La cosa che piu' mi ha colpito e' che non c'era nessun vino a 1.000 su 1.000, cioe' dalla storia del vino non e' mai emerso un vino perfetto per tutti. Eppure io su 300 eccellenti in 43 anni ho dato 10 su 10 a 15 vini, e finche' li registravo su un quadernone da ragioniere mi ricordo che ne assaggiavo circa 2.000 l'anno. mi spiace, ma spero di aver ulteriormente contribuito. Prova a chiedere a Fabrizio Penna se sa qualcosa di dov'e' finita e perche' quella classifica che lui pubblicava: f.penna@enotime.it
Per i concorsi nostrani non sono in grado di affermare se contribuiscano o meno a far vendere i vini, ma per quelli internazionali non vi è ombra di dubbio.
Recentemente si è svolto a Siena il concorso biennale Vini di Toscana, al quale hanno partecipato circa 1000 vini ( ricordo che nel 2010 erano 1300 ) , un grande numero per una sola regione. Il motivo è presto detto, la Regione Toscana poi porterà in giro per il mondo le etichette risultate vincenti facendole conoscere ed apprezzare ai compratori stranieri. Trovo invece poco utili i concorsetti locali, quale quello appena svoltosi in una città del nord che ha registrato 240 vini partecipanti ! Questi credo anch'io siano soldi buttati.