[Angelo Peretti]
In principio c'erano i grand cru. Poi sono arrivati i "seconds vins". Adesso ecco che dalle cantine del Médoc escono anche i "terzi vini". Sissignori, nella terra dei grandi Bordeaux è in atto una nuova piccola rivoluzione. Perché in origine i "secondi vini" dei grandi chateau bordolesi erano quelli che venivano dai lotti meno interessanti, oppure magari dalle vigne più giovani. Ma col passare del tempo, e soprattutto a partire dagli anni Ottanta, i seconds vins dei produttori più prestigiosi sono invece man mano diventati delle gran belle cose da bere, col vantaggio di costare molto meno dei loro fratelli maggiori. Oh, sia chiaro: molto meno non significa a buon mercato. Che so, stando alla Revue du Vin de France, che ha affrontato la questione - con tanto di punteggi post degustazione - sul suo numero di novembre, il Carruades de Lafite di Chateau Lafite-Rothschild viene comunque sui 230 euro e il Pavillon Rouge di Chateau Margaux costa sui 180 euro, che non sono bazzecole, ma di fronte alle quotazioni delle bottiglie di punta della stessa azienda, be', la differenza è sensibile. Direte: è sensibile anche il valore del vino. D'accordo, ma sempre di vini notevolissimi si tratta (17,5 su 20 ad entrambi da parte della Revue). Gli è però che adesso non ci si contenta più di far uscire il "secondo vino", e c'è chi comincia a mettere in commercio anche il terzo. Lo fa Chateau Latour, che dopo il grand cru e il Les Forts de Latour, ossia il second vin, esce anche con un Pauillac "base", il Pauillac de Latour (non ho mai avuto l'occasione di provarlo, ma mi viene da pensare che il Pauillac di Latour sia comunque un bel Pauillac). E la Revue dice che pare che anche Chateau Margaux ed altri ancora stiano per fare qualcosa del genere. Col risultato che i grand cru saranno vini da lungo invecchiamento, i "second vin" da medio affinamento e i "terzi vini" da bere più giovani.
Ohibò - mi dico tuttavia - vedi mai che i bordolesi si stiano italianizzando? Sì, perché è tipico dei produttori italiani uscire con dieci, quindici e anche più etichette differenti, e a mio avviso non è una bella cosa. Però se ti azzardi a chiedere a qualcheduno di loro - gl'italiani prolifici, intendo - come mai si mettano a fare così tanti vini diversi su pochi ettari di vigne, può succedere che ti rispondano (com'è successo a me): "È perché mi riescono tutti bene". Già, la modestia prima di tutto.

Che ai cosiddetti prolifici riescano tutti bene o no, non ha importanza, percio' e' inutile che ti nascondano, con una risposta da superbi, l'amara realta': sono i grandi buyers che pretendono una gamma completa di vini per metterti in listino, senno' ciccia. Vuol dire vini base bianchi, rosati e rossi, vini di un certo livello bianchi, rosati e rossi, vini spumanti, vini da dessert, metodo classico eccetera e si fa presto a fare quindici etichette. Se non hai ettari abbastanza, compri da altri ed imbottigli, come fa Sensi, un pluripremiato dagli anglosassoni che vende pero' in Polonia un Orvieto a 1 euro e qualcosa alla rete dei market Biedronka. Altrimenti non si mette proprio piede in certe reti distributive che fanno cassa davvero ed oggi ai cosiddetti prolifici e' la cassa che interessa, inutile nasconderlo. Poi ci sono le "seconde linee", perche' se in uno Stato vendi ad un importatore un'etichetta, per vendere anche ad un altro devi avere un'altra etichetta (per esempio Borgo Molino e Terre Nardin) e per vendere anche ad un supermercato devi averne una terza che di solito pretendono in esclusiva, da cui le privat label. Se hai notato, certi "terzi vini" bordolesi, alsaziani e borgognotti sono gia' in promozione per esempio a LIDL, (in Polonia a prezzi dai 2 euro ai 7 euro), con la scritta ben in grande in etichetta di Pauillac, Medoc, Haut Medoc, Cremant d'Alsace, Riesling d'Alsace eccetera. E anche altre reti, da Auchan a Tesco a Leclerc a Macro non stanno scherzando pure loro, spesso con dei "quarti vini". In genere sono accompagnati da depliant e cartelloni con la foto di famosi sommelier o personaggi televisivi noti per la passione per il vino e che sono stati ospiti dei grandi chateaux e delle grandi maison, che a queste visite non si negano mai, perche' in quel mondo delle luci della ribalta fa reclame. Qui da noi c'e' un attore, Marek Kondrat, talmente popolare e bravo che qualsiasi cosa consigli... tutti la comprano. E con suo figlio ha un'enoteca enorme, una rete di vendita su internet sostenuta da reportage dei suoi viaggi, insomma con lui qualsiasi cosiddetto prolifico farebbe palanche. Il borsellino prima di tutto.