[Angelo Peretti]
Sul numero di novembre di Decanter c'è una lettera di una delle migliori wine writer americane, Alice Feiring, che si lamenta perché su un'edizione passata della rivista britannica è uscito un articolo nel quale un tal produttore affermava che a lei, alla Feiring, era piaciuto il suo vino. "Non l'ho mai commentato pubblicamente, e dunque non ha avuto alcuna possibilità di conoscere il mio punto di vista" dice lei, giustamente seccata. Decanter porge le proprie scuse, prendendosi carico della mancata verifica. Ma riporta anche il punto di vista del produttore, il quale dice: "Il mio commento è stato, in tutta franchezza, più speculativo che sottinteso, basato soltanto sulla mia attenta osservazione della sua reazione al vino (un sorriso)".
Accidenti! Basta dunque un sorriso perché un produttore si faccia convinto che il suo vino è piaciuto? Adesso comincio a preoccuparmi. Certo, non sono Alice Feiring, e non sono neppure evangelicamente degno di allacciarle i calzari, però anch'io dovrò cambiare la mia maniera di stare davanti ai produttori. Perché di solito, ai vari banchi d'assaggio, mercati, eventi e via discorrendo, dopo aver tastato un vino sono solito accomiatarmi con un sorriso. Sia che il vino mi sia piaciuto, sia che mi abbia fatto letteralmente schifo. Questione di bon ton, soltanto quello. Vuoi vedere che invece se sorrido pensano che mi è piaciuto il vino? Dovrò atteggiarmi alla più rigorosa freddezza e inespressività, d'ora in poi. Non si sa mai.

Secondo me faresti bene, invece, a continuare a sorridere come hai sempre fatto, Angelo, come ti e' stato istintivo fare, anche quando il vino assaggiato non ti e' piaciuto o faceva schifo. Dietro un vino, non solo dietro quello buono, penso sempre alle persone che l'hanno fatto. Non parlo del proprietario della vigna, della sua addetta alle pubbliche relazioni e del suo valente enologo. Parlo del lavoratore che ha vangato, sovesciato, zappato, di quello che ha falciato l'erba, di quello che ha legato, che ha potato, vendemmiato insomma di tutta quella gente semplice che non ha mai domeniche o feste comandate e va sempre a faticare in vigna, con la febbre o senza febbre, con la pioggia ed il freddo o sotto un sole cocente fra le zanzare, chi s'e' fatto un mazzo così per produrre qualcosa che fosse davvero buono, vista la cura, il sudore e a volte il sangue che c'ha messo almeno lui. Non e' colpa loro se qualcun altro poi l'ha rovinato, quel frutto del suo lavoro, inseguendo le mode o le fissazioni oppure lavorando da cane in cantina, senza costrutto. Ecco, io penso sempre a questa gente anche se non ce l'ho davanti e non posso far altro che sorridere. Se poi vedo che chi c'e' davanti e' sincero e intelligente, ci tiene a lavorare bene, ha piu' etica del buon lavoro che etica del guadagno facile, allora posso anche esprimere un parere sincero e intelligente, che non sempre e' positivo, ma che permette appunto di riflettere e di migliorare. Senno' sorrido e basta, sto zitto, tanto non servirebbe a nulla. Non metterti a fare la faccia della mummia, Angelo, toglietelo dalla testa. Va bene come hai fatto finora, credimi, sempre a testa alta e col sorriso sulle labbra.
E allora sorriderò ancora
Grazie del buon proposito, sono convinto che con i sentimenti che hai anche tu non saresti stato poi capace di attuare la minaccia della più rigorosa freddezza e inespressività.
Il non plus ultra sarebbe avere il sorriso sulle labbra e dire " con garbo e delicatezza " ciò che a ns avviso non funziona in quel vino ( nel caso non ci sia piaciuto ), ma non sempre è facile ! Condivido con Mario il presupposto che chi lavora la vigna fa tanta fatica e di questo non ce ne dobbiamo mai dimenticare, noi che scriviamo !
Roberto Gatti