[Angelo Peretti]
Ci poteva provare solo lui, e non mi stupisce che lo abbia fatto. Accidenti, no, non mi stupisce per niente, perché è uno tosto, quando si tratta di vino e di indipendenza. Alessandro Masnaghetti ha classificato i cru del Barolo: la notizia è questa. Li ha messi proprio in classifica, intendo, con una scala che va da una a cinque stelle, e addirittura, per pochissime vigne, s'è spinto ad assegnare le cinque stelle "superiori". Una graduatoria "non ufficiale", ovvio,
perché, come avverte, la classificazione "è frutto della mia
esperienza sul campo e quindi, per quanto fondata, è del tutto personale
e soprattutto non ufficiale". Ma, accidenti, è un'assunzione di responsabilità mica da scherzi. Di quelle che ad altri farebbero perdere il sonno e tremare i polsi.
Oh, ma lui no, il Masna è uno che non si tira indietro quando c'è da prendere posizione, e perfino tentare azzardi. O meglio, quelli che ai più sembrano azzardi, e invece a lui appaiono come strade percorribili.
Lui, tanto per dire, gestisce una rivista che si chiama Enogea, che non ha una riga di pubblicità, che viene diffusa solo in abbonamento, che somiglia a una fanzine rock, che ha una copertina gialla e basta, e che per quanto mi riguarda dico che la leggo - o almeno la sfoglio e la legiucchio - immediatamente appena me la trovo nella cassetta della posta, qualunque altro impegno io abbia in programma nella giornata.
Qualche anno fa ha perfino provato, da one man band, a mettere insieme una guida dei vini - quella de L'Espresso - che fosse ordinata non per aziende, come normalmente accade in Italia, ma per denominazioni: come la Hachette in Francia, giusto per dire. Poi, si è messo a pubblicare le carte dei cru d'alcuni territori vinicoli italiani, e anche questa è impresa quasi inusitata per il panorama italico. Adesso ecco un altro azzardo di quelli che fanno piacere ai bevitori come me, e come ho detto ci poteva provare solo lui: ha classificato i cru del Barolo, altroché.
Chiaro che la graduatoria del Masna non la svelo: chi la vuole vedere, investa i 9,99 euro (che non è molto) che servono a comprare on line l'ebook dal titolo un po' da trattato scientifico: "Barolo 2001-2008. Assaggi e classificazione dei cru". Autore, ovvio, Alessandro Masnaghetti. Sono quasi 200 pagine di degustazioni (quelle pubblicate anno per anno su Enogea), di memorie, di mappe, e c'è poi la cassifica dei cru, che varrebbe da sola i soldini del prezzo di copertina. Immancabile. Una delle più belle cose che possa regalarsi chi è affetto da
barolitudine, ossia da incurabile innamoramento per quel vino dei
vini che è il Barolo.

Intanto devo complimentarmi col Masna per il grande coraggio di proporre una graduatoria dei cru di Barolo. Duemila produttori, di cui alcuni tanto famosi da essere studiati, riveriti, promossi dalle migliori firme del giornalismo mondiale. Duecento anni di vino da re, di re dei vini. Una miriade di degustatori, esperti, espertissimi, con alle spalle tanta di quell'esperienza in fatto di vino da temerne anche una sola critica. Bravo Masna.
Da quel poco che so, ha messo giu' una graduatoria che, un cru in piu' o un cru in meno, corrisponde praticamente a quella che posso condividere anch'io, oppure due cru in piu' e due in meno corrisponde a quella che potrebbero condividere tanti esperti di questo vino. Qualcuno lo doveva pur fare ed e' stato bravo a farlo. Questo volevo dirlo chiaro e tondo, perche' se mi legge spero che capisca in senso non polemico ne' critico una mia richiesta di maggior approfondimento. Il buon vino e' il prodotto della simbiosi di terra, sole e genio del vignaiolo. Il terrorir per me e' questo, non e' solo questione di terreno e clima. Senza il genio del vignaiolo anche l'uva dei migliori cru di Barolo, fermentando, diventerebbe naturalmente aceto. Con un genio non proprio corrispondente al livello di quel terreno e di quel clima, diciamo un fissato che insegue le mode, si puo' perfino rovinare un vino anche dei migliori cru. Inoltre le condizioni della terra e del sole cambiano nei lunghi periodi. Il sole che splende adesso sopra certi cru provoca oggi delle annate torride che quarant'anni fa non c'erano. Il clima un po' piu' fresco di altri cru oggi contribuisce a produrre dei Barolo molto piu' piacevoli di quelli di quarant'anni fa, quando erano un po' piu' freddi. Il clima cambia. Ma anche la terra cambia, per intervento dell'uomo che la lavora (e da come la lavora o la reintegra cambia a volte in maniera radicale). Il modo di lavorare in cantina, il genio del vignaiolo, gli strumenti stessi (basti pensare ai legni) cambiano ed il prodotto del cru migliore di ieri non e' lo stesso di oggi e non sara' lo stesso di domani. Il cru migliore di ieri non e' lo stesso migliore di oggi e non sara' lo stesso migliore di domani. Chi e' affetto da barolitudine godra' senz'altro di quest'opera d'arte del Masna, che e' un bel punto fermo, ma chi e' affetto dalla ricerca del sogno in bottiglia sa bene che non c'e' soltanto la terra e che il sogno invece si muove, non sta mai fermo.