[Angelo Peretti]
Ehi, voi che ve la tirate tanto col Barolo e col Margaux, col Brunello e col Montrachet, con l'Amarone e col Pauillac: volete mettervelo nella zucca una volta per tutte che non avete capito niente? I migliori vini del mondo non sono qui, tra l'Italia e la Francia, e neanche in Spagna e neppure in Germania, come avete sempre pensato. Sono di là dell'oceano mare. In California. Sissignori: all the leaves are brown and the sky is grey, California drinking on such a winter's day, verrebbe da canticchiare, parafrasando i Mamas and Papas. E vi chiedete chi è che lo dice che il meglio del meglio del vino sta in California? Ma lo dice Wine Spectator, è ovvio, perché al numero uno della top cento mondiale, appena annunciata, ci ha piazzato il Relentless Napa Valley 2008 della Shafer Vineyards (primo degli italiani appena al nono posto: il il Brunello di Montalcino 2007 Ciacci Piccolomini d’Aragona). E il gradino più alto del podio era già stato americano l'anno passato (Kosta Browne Pinot Noir Sonoma Coast 2009) e anche l'anno prima (Saxum James Berry Vineyard Paso Robles 2007) e non vado a cercare più in là per non farmi venire il angue amaro.
Insomma: il non plus ultra è là, California drinking. E del resto non c'era da aspettarsi nient'altro, vista la copertina del numero di metà novembre di Wine Spectator: "California Cabernet 2009, la quarta grande annata di fila. 250 vini con più di 90 punti", dice. Capito? Ben 250 Cabernet californiani oltre la soglia ambitissima dei 90 centesimi! E tutti nel 2009. Un miracolo, un autentico miracolo.
A proposito, ora che ci penso: il numero uno di quest'anno nella top 100 è un 2008, vuoi vedere che l'anno prossimo...

A me piacciono molto soltanto i vini Seghesio, una famiglia di origine piemontese che dal 1895 fa vino a partire dalla Home Ranch, la prima tenuta dei nonni Edoardo ed Angela (originari di Dogliani e Varano Borghi, poveri di risorse ma ricchi di cuore ed iniziativa) in Alexander Valley, vicino al Russian River, località Lake County. Fanno anche Barbera e Nebbiolo (una volta anche Aglianico) oltre allo Zinfandel (che poi le barbatelle le avevano prese in Croazia, quindi le loro prime vigne erano semmai di Plavac Mali e non so se adesso nelle nuove e' lo stesso oppure le hanno comprate nei vivai americani). Qualche altro buon vino l'ho trovato a volte in quattro altre cantine: Ironstone, Villa Mt. Eden, Sequoia e Fetzer. Il resto, e ne ho assaggiati molti, sono spremute di legno, succhi di falegnameria, buoni per il mercato inglese, visto che agli anglosassoni piace il sapore di fegato crudo anche nel vino...
Sì sì, con i loro CABERNETTONI tutti frutti o i loro CHARDONNAYETTONI tondi, grassi, gialli gialli dovrebbero farsi una bella doccia d'acidità e mineralità prima di scrivere, giusto per capire dove finisce la banalità di un vino che assomiglia più che altro ad un succo di frutta tropicale o di bosco e dove inizia invece la qualità di un vino fatto di radici profonde, terroir, tradizione. Perdonate i termini un poco estremi (e massimo rispetto per chi in quelle zone produce vino con tutt'altri criteri), ma fa rabbia pensare che tali signori abbiano oltrettutto la più ascoltata voce in capitolo. Americani...