[Angelo Peretti]
Durellisti, dai che potrebbe essere la vostra ora! Parlo dei produttori del Lessini Durello, vino con le bolle fatto coll'uva durella sui Lessini, la catena di monti che sta tra Verona e Vicenza. Sì, potrebbe essere finalmente la loro ora, l'ora dei produttori del Durello: i vini con le bolle piacciono, e chi ne ha passione sta andando a caccia di cose nuove, perché le corazzate segnano il passo. Il Prosecco ormai è un fiume in piena, ma a prezzi un po' scricchiolanti (il troppo è troppo) e a morbidezze ridondanti, in Franciacorta mi dicono che le cantine straripino di bottiglie, e ormai anche lì si trova chi svende a pochi euro, su in Trentino c'è maretta e pure lì non ci si tira indietro con le svendite, soprattutto sotto le feste, l'Oltrepò Pavese continua a essere "non pervenuto". Intanto brillano minuscole stelle pugliesi o siciliane, figlie d'uva che pochi pensavano adatta alle prese di spuma.
Sissignori, chi beve bollicine è curioso e cerca cose nuove che abbiano identità. L'uva durella e le terre di vulcano che stanno tra Vicenza e Verona l'identità permettono d'averla. Se si vuole.
Ecco, se si vuole. Perché alla rassegna dedicata al Durello che s'è svolta lo scorso fine settimana a Verona, allestita dal consorzio di tutela dentro al palazzo della Ragione, memoria scaligera nel cuore della città, non pareva magari esserci perfetta sintonia sulla strada da percorrere. C'erano dunque charmat beverini (ben fatti, peraltro) che strizzano l'occhio alla moda prosecchista, metodi classici che stanno sui lieviti quaranta e passa mesi e hanno complessità e potenza, pas dosé vibranti e nervosi, bottiglie che mostrano orgogliose la doc e il vitigno, altre che nascondono l'una e l'altra nella retroetichetta, tutti assieme appassionatamente. E poi bottiglie che dichiarano integrale presenza della durella e altre che mettono insieme l'autoctona durella con altri frutti di vigne alloctone.
Ecco, magari occorrerebbe maggiore coesione sulle prospettive della zona. Ma le cose migliori si bevono che è una bellezza. E il tesissimo, acido, affilato carattere della durella e le vene iodate e minerali delle terre di vulcano emergono che è un piacere. Avanti, durellisti: credeteci. Ma che a vincere sia l'identità.

Bell'articolo Angelo.
Io ho imbottigliato ieri il millesimo 2011 del ns. durello martinotti che fa un anno di autoclave, fermentando solo con lieviti spontanei e senza aggiunta di zuccheri.
Non lo rivendicherò con la d.o.c. però.
La simpatica erga omnes che quest'anno mi ha mandato una nota di addebito pari a 25 centesimi di euro per bottiglia, sul vino imbottigliato l'anno scorso e per altro già venduto, mi ha tolto tutte le voglie di fregi di denominazione.
Ho approfondito la mia conoscenza con il durello solo quest' anno e devo dire che quando viene lavorato in purezza e poco dosato si rivela un blancs de blanc di grande personalità come pochi in Italia e capace di leggere ed esaltare il terroir.
Il durello del mio amico Stefano Menti ne è un esempio paradigmatico
Michele Malavasi
Oramai ci siamo, il Durello è adulto !
Anch'io sono diventato un'amatore di questo vino, sopratutto in versione spumante metodo classico e magari con qualche anno sui lieviti.