Ciacolando del Durello con l'ingegnere

27 novembre 2012
[Angelo Peretti]
Quando si mette a ciacolàre del Durello è difficile fermarlo. Ciacolàre è lemma veneto: sta per chiacchierare, conversare. Ecco, se vi mettete a chiacchierare di Durello con l'ingegner Renato Cecchin, sappiate che non lo fermerete se non inventandovi un improvviso, ineludibile altro impegno. Lui è durellista da Montebello Vicentino, dove ha la sua maison spumantistica, casa Cecchin, specializzata appunto, nel Lessini Durello, bolle autoctone di montagna vulcanica. Mini maison, che però fa cose davvero interessanti, che tra l'altro hanno la capacità di migliorare col passare del tempo, e non è cosa da poco.
A Verona, durante la rassegna organizzata allo scaligero palazzo della Ragione dal consorzio di tutela del Lessini Durello, ho potuto incontrare l'ingegnere e bere le sue interpretazioni del Durello, dalla versione ferma a quella che è stata sui lieviti quarantadue mesi. Ho solo evitato il passito, perché altrimenti mi sarei automaticamente messo fuori gioco rispetto ad altri asaggi d'altri vini d'altri produttori.
Se prima pensavo che Casa Cecchin fosse tra i più interessanti marchi della realtà vinicola veneta, ora ne sono vieppiù convinto. Soprattutto perché qui il rispetto dell'uva durella e delle sue prerogative quasi scorbutiche è davvero considerevole. Sia lode e gloria all'autoctonia viticola.
E ora dico due cose dei vini.
Monti Lessini Durello Il Durello 2011 Casa Cecchin
Dovrebbe essere il piccolino di famiglia, il base, il fermo. L'ingegnere se lo coccola e ha ragione. Naso citrino, bocca tesissima, agrumata, a tratti floreale, minerale. Quasi tagliente, perfino. Finale asciutto asciutto, quasi tannino. Vorrei provarlo con le ostriche, come un Muscadet della Loira. L'ingegnere, vicentino in tutto e per tutto, propende per il baccalà. Mi dice che lui a questo vino ci ha sempre creduto, e che però si fa una fatica dell'anima a venderlo. Lo capisco: vino tutt'altro che ruffiano.
Per me, nel suo genere, tre lieti faccini :-) :-) :-)
Monti Lessini Durello Mandègolo Vivace 2011 Casa Cecchin
Questo è il sur lie, vivace, mosso. Col fondo sul fondo della bottiglia. Vino "da marénda", dice Cecchin, e si mette a raccontare che una volta dalle sue parti c'era l'uva rossa, ma i mezzadri piantavano anche una fila di durella per farci il vino bianco che appena l'aria si scaldava rifermentasse in bottiglia e fosse aspretto e avesse un che d'effervescenza, proprio per la merenda di mezza mattina, loro che si svegliavano prestissimo per i lavori nei campi. Ha bel naso, da pane sfornato e fiori. In bocca mi piace meno, come in genere m'accade per i sur lie. Certo che se avessi a disposizione del pan biscotto e della soppressa... (A proposito: Mandègolo è un rio scavato per cavar fuori acqua da un laghetto, e l'ingegnere me n'ha raccontato la storia in lungo e in largo).
Un faccino e quasi due :-)
Monti Lessini Durello Pietralava 2009 Casa Cecchin
Pietralava dice tutto: pietra di lava è quella su cui cresce l'uva durella. Per questo vino l'uva viene raccolta una ventina di giorni dopo rispetto al resto della vigna, ed è dunque leggermente surmatura: Cecchin mi dice che è per avere, insieme, un po' meno acidità e un po' più di corpo. Ha gran carattere, e dunque non è adatto alla beva disimpegnata, ma a quella ragionata. Vino mineralissimo, e poi salato, marino, iodato.
Due lieti faccini :-) :-)
Lessini Durello Brut Riserva 2007 Casa Cecchin
E adesso la bolla metodo classico, quarantadue mesi sui lieviti, sboccatura il 28 febbraio del 2012, aggiunta d'un dieci per cento di pinot nero vinificato in bianco. Grande naso: lieviti, crosta di pane, croissant all'albicocca, fruttino, canditi, panettone. Vino teso, bolla gestita benissimo. Noce, nocciola, albicocca disidratata, iodio, alga marina. Lunghezza considerevole. Ha ancora bisogno di tempo: star lì a lungo non gli farà male.
Tre lieti faccini in prospettiva :-) :-) :-)

2 commenti:

  • maupas says:
    27 novembre 2012 alle ore 12:03

    Grande, grande piacere da parte mia che tu abbia trovato questi vini, autentica e sincera espressione del durello, piacevoli.
    Non posso che esserne contento, soprattutto del giudizio sul Brut Riserva: concordo (e continuo a sollecitare i produttori) per una maggiore permanenza del vino sui lieviti. Anche 10 anni, come mi è capitato di assaggiare: il durello ha solo da guadagnare da un affinamento più lungo.

    Mauro Pasquali

  • giordano says:
    28 novembre 2012 alle ore 10:17

    Cari amici l'ing. Cecchin è un tuttuno con il suo vino ... pardon, con il Durello. Tra i primi, se non il primo a credere a questo vitigno in anni non sospetti ... parlo di circa 35 anni fa !!
    Se vi capita di incontrarlo non sottraetevi alla sua compagnia e al dialogo, anche se può diventare un monologo perchè quando si parla di Durello, l'ing. è un fiume in piena ed è veramente un piacere stare ad ascoltare le sue storie ricche anche di un certo humor ... un vero signore.

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