Per favore, basta calici da spumante

26 novembre 2012
[Angelo Peretti]
Non so più che bicchiere prendere in mano se voglio bere una bolla italiana. Perché ce ne sono troppi, di calici da "spumanti". Non c'è consorzio bollicinoso che non ne abbia inventato uno. Adesso è arrivato il Consorzio di tutela dell'Alta Langa docg, le bolle piemontesi. Un comunicato stampa avverte che "a Fontanafredda presso la Fondazione Mirafiore, alla presenza di ristoratori, enotecari, distributori e giornalisti del vino si è svolta la presentazione ufficiale della campagna di comunicazione dell’Alta Langa DOCG" (ma perché DOCG, oppure anche DOC, lo scrivono maiuscolo?) e che è stato "illustrato il progetto di valorizzazione e di promozione presentato alla Regione Piemonte" e che "poiché eccellenza chiama eccellenza, il progetto ha avuto come cardine la collaborazione del Consorzio di tutela con Giugiaro Design per la realizzazione di 'Grande', un magnifico calice da degustazione ideato in esclusiva per Alta Langa".
Ecco, c'è il calice dell'Alta Langa, che ha - spiega il comunicato - "una base stretta per facilitare l’esplosione delle bollicine e indirizzarle verso l’alto, dove il calice invece si allarga per esaltare i profumi del vino" e poi "una zigrinatura sul gambo e - accanto al marchio del produttore, la tedesca Spiegelau - la firma 'Giugiaro per Alta Langa' sul piede, a renderlo davvero unico ed esclusivo".
Va bene, ok, capisco: c'è il calice dell'Alta Langa. Ma non mi sembra mica una grande novità. Perché il calice personalizzato ce l'ha, e da un bel po' (dal 2003) anche il Prosecco, che l'ha fatto realizzare alla Riedel: a proposito, quando uscì, una decina d'anni fa ormai, si disse che "è ben più di un semplice bicchiere, ma diverrà un vero strumento di comunicazione identificativo del territorio"). E ce l'ha anche il Franciacorta (dal 2011), che l'ha fatto produrre alla Rastal: allora si scrisse che ha un "design ricercato e grande eleganza per valorizzare ed esaltare ogni aspetto dell’eccellenza" e che è "inedito il punto perlage creato più profondo per poter meglio liberare le microbollicine verso l’alto nel bicchiere".
Insomma: nihil sub sole novi, neppure nella maniera di comunicare. E domando: ma ci vogliono proprio tutti 'sti bicchieri? Per favore, basta! Che pretendete, bollicinisti italiani, che un ristoratore - o anche un semplice bevitore - si tenga in casa un bicchiere diverso per ciascuno dei vostri vini? Che dite: se invece ci si concentrasse sul vino?

2 commenti:

  • Mario Crosta says:
    26 novembre 2012 alle ore 06:57

    Senza nulla togliere alle ricerche che fanno case serie come Spiegelau, Riedel, Rastal, eccetera, non sono favorevole a usare un tipo di calice apposta per ogni tipo di vino, pur non essendo un ristoratore (senno' impazzirei pure). Ci sono troppi vini come Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinot Noir, Sangiovese, Barbera, eccetera, che tra di loro si differenziano in modo notevolissimo e, per essere coerenti, per ciascuno di loro ci vorrebbe un calice diverso (basterebbero da 10 a 20 soltanto per ciascuno di questi tre vitigni?). A ben vedere, con questa logica ci vorrebbero dunque almeno 10.000 o 20.000 calici diversi soltanto per i vini italiani. Rendiamoci almeno conto che non e' una grande trovata...
    Poi sono anche d'accordo che ciascuno di noi, come nella scelta dell'automobile e del colore dell'automobile, ha gusti diversi e si sceglie il calice che gli piace di piu' o che puo' permettersi, pero' mi sembra un'esagerazione metterne sulla tavola piu' di quattro diversi per forma (rosso, bianco, spumeggiante, liquoroso), e' piuttosto snobismo.

  • Angelo Peretti says:
    27 novembre 2012 alle ore 12:32

    Parole sante, Mario; è piuttosto snobismo

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