[Angelo Peretti]
Ma allora non siamo solo noi italiani ad avere fretta di imbottigliare e uscire sul mercato. Mi viene da pensarlo leggendo un trafiletto di Decanter, la rivista britannica del vino, nel quale si dice che "i produttori provenziali stanno imbottigliando i rosé troppo presto - qualcuno addirittura a novembre - col pericolo che la regione segua la strada del Beaujolais, il cui celebre Nouveau è arrivato a farsi deridere come una specie di succo d'uva alcolico". Ammonimento mica da poco. E uno dei migliori produttori di rosé della Provenza, Dominique Renard dei Domaines Ott, ribadisce: "Non possiamo andare alla caccia delle vendite a spese della qualità". Parole sacrosante.
In effetti, nell'ultima manciata d'anni i vini rosati hanno sfoderato delle performance di tutto rispetto. A trarne beneficio sono stati soprattutto i francesi e gli spagnoli, mentre noi italiani, che andiamo sempre in ordine sparso, non abbiamo saputo come si suol dire "fare sistema" e cogliere l'opportunità del boom rosatista. Epperò adesso anche i francesi si fanno prendere la mano, e c'è la foga a imbottigliare in fretta e furia il vino rosa, per inseguire la moda, prima che passi. Ma la moda la si fa passare proprio così, avendo ingordigia del guadagno a breve, a scapito della qualità.

I Francesi sono obbligati a fare così, perche' i loro rosati a chi piacciono, eh? A loro e basta. E occupano stupidamente i loro mercati prima che compaiano quelli del nostro Paese, che sono i migliori del mondo intero. Diciamocela tutta, la verita'. Che vadano pure avanti così, ci guadagnano soltanto i produttori italiani, che di rosati ne sanno fare davvero tanti a livello ottimo, se non eccezionale. Nella tua zona, poi, non sto certo scoprendo l'acqua calda, lo sai benissimo che meraviglie rosa si producono...
Già, ma noi italiani non sappiamo fare sistema. Come mi piacerebbe che un giorno ci si presentasse al mondo mettendo insieme il "mio" Chiaretto, il Cerasuolo e i rosati del Salento. Nessuno potrebbe stare al passo con un trittico del genere, fatto da tre rosati fortemente identitari e complementari. Ne sono convinto. Ma in Italia fare sistema è pressoché impossibile.
"Nessuno potrebbe stare al passo con un trittico del genere". Verissimo. In Polonia lo scaffale dei rosati ad Auchan comprende piu' di 120 etichette (i bianchi 150) da tutto il mondo. Inutile dirti che ne ho assaggiati tanti, californiani, francesi, spagnoli, rumeni, bulgari, tedeschi, insomma un bel po'. Per trovare qualcosa di gustoso si spende pero' almeno il doppio di un rosato italiano. I nostri, oltre che buoni, sono anche convenienti, 2 a 1. E per fortuna degli altri non ci sono le magnum e i bottiglioni che invece troviamo in Puglia, senno' apriti cielo! I rosati, poi, sono i vini migliori per il tetra-brik e per il bag-in-box, cosa che vedrebbe schizzarne alle stelle il commercio verso i Paesi baltici.
Sui rosati in bag in box per i Paesi baltici sono assolutamente d'accordo con te. Purtroppo, come ho già scritto qualche tempo fa, l'assurda regolamentazione italiana impedisce di confezionare in bag in box il Bardolino Chiaretto perché il termine Chiaretto rientra tra le menzioni tradizionali per le quali viene impedito espressamente dalla normativa ministeriale appena uscita l'uso di contenitori diversi rispetto alla bottiglia. In Italia siamo bravissimi a impedire alla gente di fare impresa. E poi piangiamo per la crisi, e poi lo chiamano governo dei tecnici...
A Varsavia venerdì 9 condurro' una degustazione per 80 invitati e su 6 vini ho ben 2 rosati. Un terzo dei vini da presentare sara' rosato: una cosa mai vista. E anche i due rossi (ungheresi entrambi) non sono ne' densi ne' scuri, uno e' un pinot nero e l'altro un taglio di blauburger con teran. Nessuno ha criticato questa mia scelta, il pubblico sara' quasi tutto femminile e le organizzatrici sono entusiaste della scelta, non ne possono piu' di vini neri e molto alcolici. Ci vogliono dunque le donne, le tecniche, per dire qualcosa di nuovo, fresco, pimpante, leggero, piacevole in enologia (e in legislazione)?
Sì, credo che la rivoluzione nel vino la faranno le donne.
Gli enologi di grido, gli enologi volanti, i maghi del legno e della sovraestrazione hanno spinto troppo l'acceleratore sulla muscolarita', la potenza, la densita', si vede molto di "macho" in vini neri, scuri, aooolici, concentrati, che fa un gran piacere berli soltanto all'attacco, impressionanti come uppercut, poi non si riesce a finire la bottiglia con le gambe ferme e la testa a posto. Le donne portano una ventata di freschezza, piacevolezza, trasparenza, leggerezza, leggiadrìa, chiamiamola pure "valanga rosa" ed in questo c'e' piu' "novella" che Novello, tanto per ribadire comunque il tema. Non scriverai mai abbastanza di questi vini, tornati tali dopo aver spaziato dalla bomba fruttata alle marmellate, dalla frutta sotto spirito allo sciroppo di legno. Quando lo fai, come vedi, mi trovi sempre.