[Angelo Peretti]
Sono uno che spende parecchio per comprare vino on line. Compro in Francia, soprattutto, perché ci sono parecchie enotece on line che funzionano molto bene, con ottime scelte di prodotti, spese di trasporto più che accettabili, tempi di consegna piuttosto veloci. Compro anche in Germania, in Austria, in Spagna, qualcosina in Italia. Ma sempre da enoteche. Comprare da singoli produttori è pressoché impossibile, perché pochissimi dispongono di piattaforme per le vendite on line, e i pochi che accettano ordini via mail ricaricano costi troppo alti. Insomma: non ci siamo.
Di chi è la colpa? In ampia parte, la colpa è di una regolamentazione inadatta a questo genere di commercio. Al commercio on line, intendo. Regole stantie, nate prima che il web si sviluppasse. Regole penalizzanti per il venditore e per il compratore.
Fortuna che si comincia a parlarne. Ne tratta sul proprio sito la Cevi, la Confederazione europea dei vignaioli indipendenti. Dice: "Molti operatori, produttori di piccole dimensioni, si trovano ad affrontare difficoltà amministrative costose al momento della vendita a distanza di vini e bevande alcoliche ai privati situati in altri Stati membri della Comunità europea. Ad oggi, le modifiche proposte alla normativa hanno fallito. Tuttavia, le difficoltà amministrative di regolamento in materia di accise costituiscono ostacoli al commercio intracomunitario. Nel tempo dell'aumento delle vendite via internet e dello sviluppo del turismo del vino, è urgente agire, è urgente rivedere e modificare la direttiva sulle accise".
Condivido in toto. Di fatto, c'è troppa confusione legislativa. E soprattutto le norme divergono - confliggono - tra un Paese e l'altro. Burocrazia che si somma e si scontra con altra burocrazia, l'Europa del vino soffocata dai burocratismi, lo sviluppo del commercio ucciso dalle scartoffie. Dunque, occorre che il quadro legislativo comunitario venga rivisto al più presto, e la Cevi propone ad esempio di uniformare la normativa fiscale, di consentire che l'accisa sul vino venga pagata all'origine, e poi chiede una maggior flessibilità operativa per i piccoli produttori di vino, un adeguamento dei sistemi di vigilanza elettronica. Tutte proposte finalizzate a "ridurre gli oneri amministrativi e sostenere così l'attività economica dei piccoli operatori".
Bene, avanti così. Diamo una mano alla Cevi in questa battaglia.

Posso farti un esempio. Per esportare in Polonia le ditte devono ricevere il "codice d'accisa" dall'importatore e solo gli importatori con licenza ce l'hanno, a dimostrazione di aver prepagato l'accisa. Poi ci sono le banderuole (fascette) che in Polonia sono ancora obbligatorie nel territorio nazionale pena l'arresto fino a tre anni per importazione clandestina di alcool. Per ottenere le banderuole si deve andare in uffici spesso a decine di km di distanza, con 5 mesi di neve e ghiccio sulle strade, si deve penare con la documentazione e si devono spedire via corriere raccomandata all'esportatore (100 euro ogni volta) che deve pure compilare un complicato rapporto sulla loro applicazione. Ecco perche' devono sparire le banderuole e si deve incorporare l'accisa nell'IVA, aumentando percentualmente quest'ultima di una quota percentuale sufficiente. Altrimenti e' un ostacolo alla libera circolazione delle merci, quindi e' contraria al trattato fondante la Comunita' Europea e non si capisce perche' l'abbiano mantenuta. Si fa parte della Comunita' quando si vogliono ottenere i fondi comunitari, ma non si onora il trattato perche' la Comunita' dorme, non si occupa di questi dettagli.
E' vero che qualche privato un po' piu' furbo degli altri importa lo stesso via internet due o tre bottiglie alla volta per pacco aereo oppure DHL, senza pagare accisa e senza banderuola, contando sul fatto che l'esportatore scriva su ogni bottiglia (e nei documenti) una targhetta "campione non commerciabile", anzi qualcuno scrive pure "succo d'uva", ma sono sotterfugi che non tutti gli esportatori possono sostenere su traffici piu' continui e duraturi. Io non ho potuto importare vini imbottigliati in bottiglie da un litro e mezzo di PE perche' la fascetta andava messa su ogni bottiglia e non sul fardello che ne avvolge 6 insieme e quella ditta sono anni che non puo' esportare il suo vino in Polonia, cioe' ne ha un danno economico alla faccia della teorica libera circolazione delle merci, un altro inganno da parte di ministeri che non riformano mai la loro burocrazia.
La mano alla Cevi bisogna dunque darla, anche perche' e' una battaglia per la liberta'.
OT: Angelo, puoi scrivere da chi ti servi in Francia?
Grazie
In Francia compro on line da:
- www.vinatis.com (la mia prima scelta, ottima selezione di vini, aggiornamenti del listino abbastanza frequenti, prezzi buoni, grandissima rapidità nella spedizione, si compra anche a singola bottiglia)
- www.wineandco.com (scelta buona, anche se abbastanza statica nel tempo, discreta rapidità nell'invio, in genere si compra anche a singola bottiglia, molto spesso offrono la possibilità di azzerare le spese di spedizione acquistando almeno 150 euro di vino, anche misto)
- www.chateauonline.fr (scelta contenuta, ma vini piuttosto interessanti, da seguire per verificare le novità di tempo in tempo, affidabile)
- www.leszinzinsduvin.com (per i fanatici dei vini biologici e biodinamici, anche di produttori microscopici, tempi non brevissimi di spedizione, costi di trasporto piuttosto alti, ma certe bottiglie si trovano solo qui, e dunque vale la pena)
Grazie!
Mario, grazie della tua testimonianza in merito alla realtà polacca. In questa mezz'Europa che stiamo raffazzonandoci sono delle inconruenze spaventose, ed una è proprio quella dell'accisa sugli alcolici, che somiglia molto a quei vessatori sistemi di tassazione che si sono usati dal medioevo all'ottocento. Occorre abbattere queste incongrue, stupide, antistoriche barriere, ma il mondo del vino è disunito, disorganizzato, in mano spesso alle lobbies della politica. Bisogna abbattere altri muri, altre barriere, altri steccati, ma disuniti non si va da nessuna parte.
Post interessante complimenti.
Il punto di osservazione che vorrei proporre però è un altro.
Posto che per esportare ci sono una serie di vincoli burocratici al momento...perchè non fare ecommerce nel territorio nazionale..o anche solo in una parte di esso?
Voglio dire: assistiamo ad una cronica assenza nelle aziende produttrici di un proprio sito di vendita online.
Sicuramente il settore del vino non è tra i più avanzati in termini di marketing e innovazione, però oramai credo che la possibilità di offrire una canale online al consumatore sia pressochè obbligatoria.
Vogliamo incrementare gli affari? Iniziamo a pensare in modo diverso e andiamo online.
Daniele
Alcune aziende non lo possono fare. Hanno contratti di distribuzione in esclusiva con alcuni commercianti, addirittura non vendono neanche presso la loro stessa cantina a chi li va a cercare e da Monforte ti mandano piuttosto ad Alba in enoteca... mantenendo ben chiusi i cancelli. Incrementando da una parte verso il limitato pubblico di internauti, hanno paura di perdere dall'altra un potente, valente, capace distributore. Non ci puo' quindi essere niente di obbligatorio nel commercio e non e' questione di innovazione, ma di scelte aziendali. Discutibili, magari, ma fondate.
Mario,
in Germania il 50% di piccole e medie aziende ha un sito di vendita online.
In Italia il 4%.
In Italia le cantine che imbottigliano piu' di 5 vini diversi sono almeno 30.000, in Germania sono soltanto un migliaio. Lo stesso rapporto per gli stabilimenti balneari, per gli immigranti clandestini e per i pagamenti in contanti. Loro usano lo zuccheraggio. Dobbiamo usarlo anche noi? Poiche' sono altri climi, altra gente, altra cultura, altre assicurazioni sulle case, altre percentuali di reddito sui BOT, altro quasi tutto, non vedo perche' dobbiamo adeguarci a scimmiottare gli altri. Io non sono un produttore, ma qui ho postato il parere di diversi produttori, alcuni senz'alcun problema di rinnovamento tecnologico e innovativo, come Antinori. Vendere on line non e' sempre possibile come si crede, specie per aziende che hanno strutture commerciali ed accordi di distribuzione che sono consolidati altrimenti e non glielo permettono. Per le giovani aziende, per quelle che passano di proprieta', per quelle che non hanno quei canali distributivi puo' essere invece una scelta validissima, mica lo sto a negare e spero anzi che qualche produttore che l'ha fatta e che ci legge possa spiegarcene i vantaggi e gli svantaggi. Insisti, Edanpink, con qualcuno di loro, se lo conosci. Il blog e' fatto per dibattere ed approfondire, non per dividersi come tifosi allo stadio ed io ho cambiato a volte idea grazie a dibattiti approfonditi, come sui tappi a vite o sui bag in box. Sull'accisa e sulle fascette non la posso cambiare: il medioevo e' finito da un pezzo.
Mi spiace prolungare l'off topic, ma mi accodo a mc100 per sapere anche i fornitori per Spagna e Germania, che mi interessano parecchio. Grazie!
SPAGNA
www.vinosencasa.com (buona selezione, costi di trasporto non bassissimi ma accettabili, tempi medi di consegna, pessimi imballi)
GERMANIA
www.deutsche-weine.com (solo in tedesco, ottima selezione di vini, anche a singola bottiglia, tempi abbastanza rapidi di spedizione; non so se abbiano modificato di recente le modalità di pagamento, ma purtroppo occorreva mandare un bonifico, tuttavia ne vale la pena, assolutamente)
www.c-und-d.de (solo in tedesco, buona selezione, ma meno interessante dell'altro sito, vendita quasi sempre solo a scatole da 6 dello stesso vino, si paga con carta di credito, spedizioni non rapidissime; su questo sito dai un'occhiata anche ai Bordeaux, perché ne vale la pena, puoi trovarci delle ottime offerte relativamente a vecchie annate, a singola bottiglia)
AUSTRIA (visto che ci sono...)
www.weinco.at (singole bottiglie, tempi buoni, costi non eccessivi, iscrivendosi mandano anche un catalogo periodico cartaceo a casa)
Al di là delle indicazioni dei siti di commercio on line di vini europei (tema che a questo punto mi sa che riprenderò presto in un post ad hoc, visto l'interesse e il periodo... natalizio), credo che, alla luce del dibattito che leggo qui sopra, sarà opportuno anche ampliare la discussione sull'e.commerce vinicolo in un ulteriore pezzo, dedicato in particolare alla situazione italiana. Già già, mi sa che mi toccherà. Grazie a tutti, ma ovviamente è interessante che non vi fermiate qui con i contributi.
Tema importantissimo sul quale sto cercando di spingere per aprire un dibattito durante Vinitaly. Questo delle accise è un problema delicato, ne scrissi anche qualche tempo fa:
http://www.tigulliovino.it/dettaglio_articolo.php?idArticolo=9086
ed è anche urgente perchè blocca proprio - almeno per chi vuole fare le cose secondo le regole - le spedizioni a privati verso l'estero e non solo da cantina a privato, anche da enoteca a privato (non conosco la situazione estera ma mi domando come tu faccia a comprare dall'estero verso l'Italia, evidentemente le legislazioni sono molto diverse e da loro è consentito spedire direttamente senza che tu abbia un codice accisa e già questo la dice lunga sulle difficoltà di un'armonizzazione).
Quel che è certo è che ci sono lacci che ormai sono completamente anacronistici rispetto alla realtà e occorre urgentemente un intervento legislativo a livello europeo e nazionale per armonizzare e svincolare questa europa farraginosa e liberare realmente il mercato che c'è ma che vive schiacciato da queste interminabili scartoffie.
Pensate tra l'altro, e chiudo, che le accise vino tra la maggior parte degli stati europei sono a zero per cui le pratiche sono esclusivamente burocratiche e nemmeno comportano un introito per lo stato. Preferirei poter pagare per ogni spedizione un tot allo stato (di partenza o di destino, non importa) pur di poter spedire senza i vincoli dei codici accisa, basta muri, basta bastoni, basta lacci insulsi.
Filippo Ronco
Quella di un dibattito a Vinitaly è un'ottima idea, Filippo: avanti! Quanto al calcolo dell'accisa, la cosa è del tutto trasparente su Vinatis: il prezzo che compare in pagina è quello francese, mentre al momento del pagamento, attraverso l'inserimento del paese di destinazione, viene effettuato il ricalcolo includendo l'accisa. Per il codice accisa, credo che questo sia necessario se acquisti come operatore (con partita iva), ma non come privato.
Sono d'accordo con te che si tratta di sistemi anacronistici Angelo, ma è assolutamente vietato vendere alcolici un'altro paese europeo al privato ed anche alle aziende non dotate di codice di accisa europeo.
I siti ecommerce che menzioni e tu stesso siete passibili di denuncia per contrabbando e non occorre nemmeno portare prove, c'è la confessione in questo post.
Vittorio, mai sentito parlare degli Accordi di Maastricht?
I prodotti soggetti ad accisa sono pesantemente normati. Alcol, carburanti, etc. hanno normative molto stringenti anche nella circolazione all'interno della UE. Ci sono una marea di procedure e adempimenti anche complicati.
Non c'è paese al mondo in cui il vino sia più pesantemente normato che gli Stati Uniti. Ma la norma, per quanto ottusa possa essere, non è un divieto, semmai è un ostacolo che va superato. Amazon ci ha messo un po' ma ora nella sua enoteca online sono disponibili per l'acquisto ben 80.887 vini diversi, venduti da Amazon stessa e da una miriade di piccoli produttori, enoteche e distributori che si appoggiano alla sua struttura logistica e amministativa.
Online si può.....
Non una bella offerta di lavoro aiuto per noi e fare di questo aspetto complicato più facile da capire.