[Angelo Peretti]
Ma cosa sta succedendo al Franciacorta? A vedere le foto, impietose, che Giovanni Arcari pubblica sul suo blog TerraUomoCielo, le cose per le bollicinose bolle franciacortine non stanno andando esattamente per il verso giusto. Ai supermercati Tosano di Cornedo Vicentino avvista (la rubrica s'intitola "Senza parole", ma lo scontrino è eloquente) un Franciacorta a 4,50 euro. Poi mette on line una foto scattata da Michele Malavasi di una pagina pubblicitaria della Gazzetta di Modena che vede un Franciacorta in offerta a 4,90 euro. Prezzi stracciati, da Prosecco, con la differenza - e non è una piccola differenza - che il Prosecco si fa in tempi brevi, proprio in pochi mesi, col metodo charmat, mentre il Franciacorta è fatto col metodo classico e, disciplinare alla mano, vuole almeno 18 mesi di sosta sui lieviti dal momento del tiraggio. Il che vuol dire che il vino resta nelle cantine della zona del Sebino almeno un paio d'anni prima di andare in commercio: come la giustifichi un'immobilizzazione finanziaria del genere (perché di immobilizzazione si tratta) se poi sullo scaffale la bottiglia del Franciacorta la trovi a meno di 5 euro?
Cantina piene? Giacenze elevate? Bancali di bottiglie invendute nei magazzini di distributori costretti a disfarsene? Ciascuna delle ipotesi contenute in questi interrogativi è tale da far venire la pelle d'oca: vorrebbe dire una crescente disaffezione nei confronti delle bolle della Franciacorta. Eppure fino ad ora ci avevano spiegato che tutto andava a gonfie vele da quelle parti. Non capisco, che succede? Mi limito a constatare che i prezzi sono in caduta libera, nonostante la docg, nonostante il metodo classico. Mi auguro, e auguro ai vigneron di Franciacorta, che siano solo eventi casuali. Vedremo.

Succede una cosa molto semplice, Angelo, che era prevedibile. La gran parte dei produttori franciacortini non sono di origine contadina, ma di origine industriale e commerciale. Gestiscono la terra in modo diverso, perche' hanno investito in campagna senza indebitarsi, nello stabilire i prezzi sono capaci di calcolare con estrema precisione i costi, sono molto preparati a fare perfettamente i conti nel gioco tra domanda ed offerta e soprattutto a stabilire in che posizione infilarsi nella competizione con la concorrenza, specialmente all'estero. Qui all'estero, nei supermercati, si trovano i Cava gia' a 3 euro e gli Champagne gia' a 8, tanto per parlare di metodo classico. Gran parte dei produttori franciacortini ha deciso per la fascia intermedia. Sono pochi quelli che giocano diversamente, che possono permetterselo. Inoltre al consumatore medio il metodo interessa relativamente, sotto Natale anche i poveri vogliono fare il botto con la bottiglia, basta che il vino sia bianco e con le bollicine. Percio' in questo periodo si puo' vendere soltanto praticamente al costo, pur di incassare a 60 giorni e chiudere il bilancio dell'anno almeno in pareggio, cosa che durante la crisi, finche' non se ne vede l'uscita, agli industriali ed ai commercianti puo' perfino bastare, riescono a sopravvivere. Spero che qualche esperto ci dia qualche altra interpretazione, ma dalla Polonia e' questo che vedo. Non si vende neanche una paletta l'anno di quel Franciacorta che tutti esaltano sui media ma che costa come dieci giorni di lavoro di un medico in ospedale. E si vendono colonne di TIR di Cava, oltre agli spumanti SEKT tedesco orientali a 2 euro e agli Igristoje a 3 euro (meno uno, fatto in Polonia con acqua e mosto concentrato rinvenuto, a 1 euro e 20). Il Prosecco e' molto piu' diffuso, da quello gia' pronto per il lavandino o per il cesso a meno di 2 euro nei discount, fino ai 10 euro delle marche piu' diffuse in certi negozi italiani e pizzerie italiane, passando pero' per una gran massa in vendita tra 5 e 6 euro.
E se invece fosse semplicemente che non c'è un vero mercato del Franciacorta? Se fosse che il mercato non è cresciuto di pari passo con la produzione? Un eccesso di offerta a parità di domanda produce una contrazione del prezzo.
Escludo che ci sia un eccesso di offerta sul mercato dei vini spumanti a rifermentazione in bottiglia, in autoclave o akrotofore. La domanda mondiale di queste tipologie di vini e' in crescita continua, non c'e' abbastanza produzione, tant'e' vero che i tedeschi e gli inglesi stanno investendo per produrne di piu' a costi molto bassi, anche nei Paesi dell'Est con delle joint-venture in Moldavia, in Romania, in Bulgaria, nel Caucaso e nelle repubbliche baltiche. Il Franciacorta si colloca in una fascia intermedia tra Champagne e Cava, un po' piu' sopra del Prosecco, che aumentano tutti le vendite. Non credo all'eccesso di offerta del Franciacorta. Percio' spero che intervengano quegli esperti del settore che hanno in mano i numeri: noi possiamo soltanto parlare di opinioni ricavate dall'osservazione individuale.
Angelo, segnalo a te e ai tuoi lettori lo sviluppo del discorso sui Franciacorta a prezzi stracciati che partendo dal post di Giovanni si é innescato su Lemillebolleblog: http://www.lemillebolleblog.it/2012/12/10/franciacorta-a-prezzi-stracciati-non-nascondere-la-testa-sotto-la-sabbia/
Grazie Franco: segnalazione acquisita. Notevole il dibattito innescato sul tuo Lemillebolleblog: consiglio di leggerlo.
Domani nuova puntata...
Si spera sempre nei numeri, quelli che ancora mancano per confermare o modificare le opinioni, quelli che gli esperti ci devono pur fornire, se ci leggono.
I numeri li ho forniti oggi su InternetGourmet, Mario.
Concordo con Mario Corsta, lo scenario attuale della Franciacorta era previsto. L'intera area è stata gestita con strategie aziendali mirate puntando su in target alto in un momento di euforia del mercato. Non è un caso se la maggior parte delle aziende nascono sul finirie degli anni 90. Il livello di prezzo su cui si sono collocate è penalizzante sia per il mercato interno che per quello estero. Mal che si vuole non duole o forse si ....
@Mario Crosta l'anno scorso incontrai la buyer di un importante importatore polacco.
Mi disse: i tuoi vini sono buoni, i prezzi sono alti; mandami una campionatura gratuita di 12 bottiglie per tipo, Vin Santo compreso.
Io le risposi che a fronte di un ordine potrei darle 12 bottiglie gratuite per tipo. E tutto andò in situazione statica.
Mesi dopo ad un workshop incontrai il titolare dell'azienda; mi informai su di lui e scoprì che l'azienda è sana.
Quando lui vide il mio nome, riconobbe che incontrai la sua buyer. Io gli spiegai la situazione e lui mi disse: ascolta moretto, abbiamo file di prodottori di Cava che a prezzi bassi ci danno anche ombrelloni, gazebi e totem. Tu voi che ti paghi il vino a prezzi alti a fronte solo della fornitura del vino?
La mia ovvia risposta: si.
@Stefano Menti
Puoi confermarmi che avrebbero pagato entro il carico della merce presso la cantina in Italia? Perche' c'e' anche questo da specificare. Ci sono fornitori che possono fare condizioni di vendita che e' meglio che io qui non dica, soprattutto per i Paesi dell'occidente, altri che si fanno invece pagare prima di caricare la merce sul camion per i Paesi dell'Europa orientale. E con i Polacchi e' questa la condizione normale, che sappia io. Allora e' spiegabilissimo il fatto che tra tutto il Franciacorta esportato nei Paesi dell'Europa Orientale non so se si arriva ad un paio di camion all'anno, cioe' una miseria. Poi si dice che si esporta poco...
@Mario Crosta
hai ragione Mario, dimenticavo, io ho chiesto il pagamento anticipato, come uso fare con l'estero.
Loro volevano un dilazionato ma, non siamo arrivati in trattativa in quanto non ho voluto dare 12 bottiglie di campione per tipo.
Quando incontrai il titolare, mi disse anche che gli spagnoli concedevano dilazioni di pagamento molto importanti.
"come uso fare con l'estero".
Non sei il solo, Stefano. Nessun Consorzio, tantomeno quello del Franciacorta, assicura o garantisce il recupero del credito, lasciando il produttore esposto ai quattro venti del rischio, che all'Est e' notevole. Grazie, Stefano, hai aggiunto carne al fuoco!
In Repubblica Ceca trovo Amarone a € 16,00 allo scaffale, Chianti Docg a € 4,30 e Chianti riserva a € 6,00
Segnalo questo link: http://www.beverfood.com/v2/news+notizia.storyid+6233-bilancio-2012-franciacorta-crescita-a-doppia-cifra.htm
Si parla che Franciacorta vuole portare la propria quota export dal 10 al 20% nel 2013.