[Angelo Peretti]
Scrivendo di Franciacorta e di certi Franciacorta a prezzi veramente bassi individuati di questi tempi (prezzi bassi, intendo, se rapportati ad un metodo classico e all'immobilizzazione finanziaria che fare metodo classico comporta), ieri mi chiedevo se non fosse che le cantine dell'area del Sebino non avessero giacenze in crescita. La riposta ora ce l'ho: sì, le giacenze del Franciacorta sono in aumento, e questo mi pare, come si usa dire in matematica o in filosofia, necessario e sufficiente per spiegare i prezzi in discesa. Del resto, il prezzo di un bene altro non è che la risultante dell'incrocio di domanda e offerta: se sale l'offerta e la domanda è costante, allora il prezzo cala. E l'offerta in Franciacorta si è ampliata.
Come lo so? In maniera semplice, ma ufficiale: sono andato a vedere le tabelle pubblicate da Valoritalia, la società di certificazione del Franciacorta. Forse non tutti lo sanno, ma perchè un vino possa avere la denominazione d'origine, occorre che venga sottoposto a certificazione, sin dalla produzione dell'uva in campagna, da parte di una società specializzata. Per il Franciacorta questa società è, appunto, Valoritalia, e Valoritalia pubblica sul suo sito tutti i dati produttivi, a partire dal 2009, di tutte le denominazioni d'origine che certifica, e sono la stragrande maggioranza in Italia.
Ebbene, le uve rivendicate a docg Franciacorta sono cresciute da poco meno di 210 mila quintali nel 2009 a quasi 261 mila quintali nel 2011: 51 mila quintali in più, che corrispondono a circa 32 mila ettolitri di vino in più, che a loro volta significano oltre 4 milioni di bottiglie in più, e non sono poche.
Se prendiamo le giacenze, cioè il vino che sta in cantina non ancora venduto (magari semplicemente perché non è pronto per l'immissione al commercio, sia chiaro), queste in tre anni sono passate da meno di 316 mila ettolitri a 393 mila ettolitri, che corrispondono a 52 milioni di bottiglie. Se aggiungiamo le rivendicazioni dell'annata, il potenziale del Franciacorta giacente in cantina a inizio luglio ammontava a 516.798 ettolitri, cioè quasi 69 milioni di bottiglie, contro i 59 milioni di due anni prima: 10 milioni in più, un bel po'. E di solito (non è detto che accada sempre), se crescono le giacenze i buyer fanno il loro lavoro e pretendono di pagare di meno. Un po' come succede in borsa, dove i trader tentano di pesare subito sul valore di un'azione gli esiti previsti per determinati andamenti aziendali, anticipandoli.
Se invece consideriamo l'imbottigliato, le bottiglie di Franciacorta uscite tra il 30 giugno del 2009 e il primo luglio del 2010 sono state 10,3 milioni (poco meno), mentre nei dodici mesi successivi ne sono state confezionate 11,2 milioni e tra luglio del 2011 e giugno 2012 16,6 milioni: 6 milioni in più in tre anni, il che è positivo se tutto questo vino è stato collocato a fronte di una domanda in impennata, ma può invece dar grattacapo se la domanda non cresce con la stessa progressione.
Ora, solo il Consorzio di tutela (o qualcuno tra i produttori maggiori) è in grado di leggere e commentare compiutamente questi dati. Ma il mio dubbio resta: non è che i prezzi del Franciacorta calano perché di vino ce n'è troppo rispetto all'effettiva domanda del mercato? Se fosse così, ci sarebbero solo due soluzioni disponibili per tener su il Franciacorta. La prima è declassare un sacco di docg a vino spumante di qualità fuori dalla denominazione, in modo da far tornare i volumi del docg in linea con la domanda. La seconda è ampliare il mercato. La seconda sarebbe la migliore. Di solito si usa la prima (non sono d'accordo, ma è così).

Angelo, sono interrogativi, quelli posti da questo tuo articolo, che vale la pena di prendere attentamente in considerazione, perché si tratta di domande che molti, osservatori di cose vinicole, ma soprattutto produttori, si fanno. E domande che non é possibile ignorare.
Nei panni di consumatore suggerirei di continuare anche sulla terza strada per svuotare prima le cantine: sconti e promozioni. Sto accaparrandomi un bel po' di bottiglie di Cremant d'Alsace 2008 Bestheim per le due settimane di feste natalizie, al supermercato sotto casa. Ma un Franciacorta a un euro in piu' non me lo lascerei certo sfuggire. A due euro in piu', ci dovrei pensare, lavora solo mia moglie e abbiamo due figli. A tre euro in piu', se lo tengano pure: preferisco due bottiglie di Cremant d'Alsace che una sola di Franciacorta. Penso che chi ha due stipendi in casa (e magari un figlio solo) di questi calcoli ne faccia sempre. Va bene la qualita', la Ferrari Testarossa piace anche ai poveretti che devono usare la 500, ma di solito si fa il rapporto della qualita' con il prezzo (evitando comunque quel piscio di cavallo che spacciano per spumante a prezzi stracciati "compri due paghi uno" per evitare diarree e coliche).
Un paio di mesi fa c'e' stato un interessantissimo dibattito di cui potete leggere anche qui: http://geishagourmet.com/2012/10/23/oggi-in-franciacorta-si-discute-del-futuro-del-vino-di-qualita-e-si-lanciano-gli-stati-generali-del-vino-italiano-tra-guru-e-opinion-leader-ecco-il-sunto-dellincontro-con-3-donne-e-tante-vecc/
E come mi e' piaciuto molto il commento di Umberto Cosmo sul blog di Ziliani, in quest'altro blog mi e' piaciuto particolarmente il passaggio che dice: "Less but better? Non solo, soprattutto chi sta facendo prodotti di grande qualità a prezzi friendly, magari piccoli produttori senza tanti investimenti di marketing, con cantine ed etichette poco conosciuti, si prepari, sta venendo il suo momento".
il problema, almeno credo, e' che il Franciacorta e' il tipico vino che ha un buon mercato e un prezzo di vendita remunerativo all'interno del mercato domestico, ma quando va fuori si scontra con qualcuno che quello spazio e quella fascia di prezzo lo ha presidiato bene: Champagne. In piu', in molti paesi poduttori di vino all'estero, persino in mercati come quello inglese, sta crescendo una nicchia di produzione fatta di metodi classici, che vanno ad impattare la stessa fascia di prezzo degli champagne e dei franciacorta, che anch'essi hanno poca possibilita' di essere esportati, ma per ovvie ragioni patriottiche vengono ad occupare tutti i pochi spazi residui.
Gianpaolo, sì, credo che anche questo sia un problema, come lo è per altre denominazioni che hanno un mercato troppo concentrato geograficamente. Credo che dovrei scriverci su qualcosa prima o poi.
Quando Zanella è diventato presidente nel 2009 aveva detto esplicitamente che voleva fermare gli impianti. Grazie a proroghe e a qualcuno -a cui di piantare stava bene- si sono messi in produzione proprio quei 500 ettari di cui parli tu. Quelli che oggi, in un certo senso, avanzano.
A fronte di questo non si è mai fatta una reale promozione all'estero (considera che esportiamo solo il 10% della produzione) e il mercato interno lo conosciamo.
Molte aziende hanno raddoppiato la produzione dal 2008 ma, senza raddoppiare la domanda e oggi si ritrovano scoperte e costrette a svendere.
Dilettanti allo sbaraglio? Si e i vini spesso lo confermano.
Fa tristezza vedere aziende che credono che il grande guadagno stia nel numero e non nel margine netto a bottiglia. Fa tristezza vedere uomini che non si sono ancora resi conto che il consumismo e la conseguente svalutazione dei beni, stia proprio in una sconsiderata crescita dell'offerta a fronte di una domanda inesistente e che ci si aspetta che piova dal cielo.
L'anno scorso a Varsavia il Consorzio del Franciacorta ha speso un sacco di soldi per partecipare al Gran Prix di Magazyn Wino ed organizzare il Gala relativo, diciamo che si sono decisi finalmente a investire all'estero anche in immagine, la' dov'erano sconosciuti, ma non e' che i ritorni avvengano immediatamente, passeranno gli anni anche solo per far conoscere il nome, specie in mercati che sono invasi appunto dalla concorrenza a prezzi molto convenienti e nomi piu' facili da ricordare.
25 anni fa si diceva che il consumo interno di metodo classico in Italia era di 2,5 bott. pro capite/anno a fronte dei francesi che ne consumavano 6 o 8, per cui a certe condizioni, si sarebbe potuto triplicare.
Le condizioni non si sono create, ma si è diffuso il Prosecco, a dimostrazione che lo spazio c‘era. Il m. cl. è stagnante e non c’è voglia di concentrare l’offerta preferendo i produttori coltivare ognuno il proprio orticello. Di cosa ci lamentiamo?
"a dimostrazione che lo spazio c'era".
E ce n'e' un casino anche all'estero. Un'esportazione al 10% e' da pitocchi.
Ho letto il commento di oggi delle 12.54 di Mario Crosta che recita: "L'anno scorso a Varsavia il Consorzio del Franciacorta ha speso un sacco di soldi per partecipare al Gran Prix di Magazyn Wino ed organizzare il Gala relativo, diciamo che si sono decisi finalmente a investire all'estero anche in immagine".
Mi spiace contraddire Crosta, che pur vivendo in Polonia non credo abbia elementi per sapere quanto abbia speso il Consorzio, ma devo dirgli, e ho elementi precisi per parlare, avendo in qualche modo collaborato a quell'evento che vide 16 aziende di Franciacorta protagoniste, che di "un sacco di soldi spesi" non si può assolutamente parlare.
Questo per la precisione
Ho sempre elementi precisi per affermare quello che dico, ma preferisco non entrare in polemica con nessuno perche' non mi interessa il giudizio del tutto soggettivo e personale se i soldi erano un sacco o mezzo sacco o due sacchi. Erano soldi, tanti per i Polacchi che hanno programmato l'iniziativa, ed erano stati investiti finalmente per la promozione. Non rientreranno in pochi anni, perche' servivano a presentare un prodotto ancora praticamente sconosciuto in quel mercato in cui mi trovo a fare la spesa. Come in molti altri mercati. Chi e' addentrato in quel Consorzio non dovrebbe proprio cercare una polemica con me, semmai potrebbe informarci se tali iniziative sono state prese anche quest'anno in altri mercati, se cioe' si puo' tranquillizzare Stefano Tesi che ha affermato "A fronte di questo non si è mai fatta una reale promozione all'estero (considera che esportiamo solo il 10% della produzione)", cosa che appunto intendevo fare e spero di continuare a fare se non disturbo la suscettibilità di nessuno, per la precisione.
Ho controllato i dati del prosecco, stessa identica situazione. Sia la doc che le 2 docg hanno un aumento di giacenze notevole.
Luca
Il franciacorta giace in cantina anche perchè ha finalmente chiuso definitivamente una nota azienda che vendeva vino in TV.