[Angelo Peretti]
Nelle scuole elementari di Bordeaux si faranno lezioni sul vino e sulla viticoltura. Credetemi, è una notiziona. Che può venire solo dalla Francia. Qui da noi, con l'aria di ipocrita puritanesimo e di pruriginoso proibizionismo che c'è in giro, una roba del genere verrebbe bollata come un'iniziativa pressoché criminale. Far conoscere ai bimbi la cultura del vino? "Giammai!", urlerebbero isterici i censori, preoccupati del diffondersi del morbo dell'alcolismo fra le giovani generazioni. E se invece fosse proprio così, come fanno a Bordeaux, che si deve affrontare la questione? Se fosse la cultura la cura migliore?
Della questione delle lezioni sul vino ne ho letto su Decanter, il numero di dicembre, uscito da poco. Nell'ambito del programma educativo per i ragazzini, le scuole del dipartimento della Gironda possono mandare gli scolari nei vigneti, far loro incontrare i produttori, studiare le vigne, assaggiare i grappoli per valutare lo stadio di maturazione dell'uva. I ragazzini avranno a disposizione una specie di "diario di vigna" per segnarsi le loro impressioni. Ci sarà anche un piccolo libro di testo di questa inedita "scuola tra le vigne".
"Speriamo che questa possa essere una maniera concreta per far comprendere ai giovani della nostra regione l'importanza ambientale ed economica del mondo del vino", dice a Decanter uno dei responsabili del comparto bordolese. In Italia l'avrebbero già crocifisso per una frase del genere. In Francia no. E poi ci si domanda perché i francesi del vino siano così avanti rispetto a noi.

Mi sembra una bellissima iniziativa acculturante.
Magari succedesse anche da noi.
Speriamo che in futuro, le scuole francesi si focalizzino anche sui metodi di coltivazione, prediligendo il "vero" basso impatto ambientale.
SONO PERFETTAMENTE D'ACCORDO ANCH'IO PER UNA INIZIATIVA ANALOGA ANCHE DA NOI. LA CONOSCENZA NON DEVE MAI ESSERE DEMONIZZATA. POTREBBE ESSERE UN PRECEDENTE ESPORTABILE ANCHE IN ALTRE ZONE VITIVINICOLE.
Per fortuna anche in Piemonte grazie alla buona volontà di alcuni insegnanti, qualche esperienza simile avviene.
Un paio di anni fa mia figlia, che all'epoca frequentava la quarta /quinta elementare, ha potuto vivere una interessante esperienza di...vite:-)
A cavallo dei due anni la classe ha svolto un percorso analogo a quello ( invidia...) istituzionalizzato dai cugini francesi, con una chicca in più: pigiare l'uva con i piedini santi e portare a casa una bottiglia del loro lavoro.
Certo, l'approccio ,nel caso oltralpe ,è molto diverso e, ahimè, inarrivabile per noi.
Grazie a Giuliano ho avuto un flash back.
Quando facevo le elementari, le maestre ci portavano una mattina in visita a una cantina durante il periodo vendemmiale, per spiegarci come veniva prodotto il vino.
E poi tutti potevamo degustare il mosto.
In Italia ci sono state e forse ci sono qui e là iniziative del genere, ma lasciate al buon senso, all'intelligenza, all'intraprendenza e anche al coraggio di singoli insegnanti. Quel che è straordinario dell'esperienza francese è invece che si tratta di una proposta formativa che interessa un intero dipartimento: cultura diffusa come matrice comune di un territorio, di un'area, di una comunità.