Il più bel libro sul vino: parola mia

14 gennaio 2013
[Angelo Peretti]
Non ho mai bevuto il Verdicchio di Corrado Dottori: colpa mia, mica si può bere tutto. Però ho appena letto il suo libro che s'intitola "Non è il vino dell'enologo" e penso che sia il più bel libro che io abbia mai letto sul vino e che difficilmente leggerò qualche cosa di meglio. Lo so che è un'affermazione che fa tremare i polsi, e che sul vino Veronelli e Soldati e tant'altri hanno scritto cose superbe, e per esempio a me piace come scrivono Hugh Johnson e Matt Kramer. Ma questo qui è un librino che leggendolo ti ripaga e ti appaga come un buon bicchiere di vino, e cosa dunque di più?
Di tanto intrigante questo libretto di suppergiù centrotrenta paginette ha che è esattamente quello che mi aspetto da un libro sul vino scritto da un vignaiolo che coltiva la propria vigna e che da quella vigna ci prende l'uva per farci il vino. Vale a dire che non parla di vino, o ne parla poco, ma parla invece della vita: è questo che mi aspetto da un vignaiolo, e anche dal suo vino. Parla di idee, di convinzioni, di sensazioni, di sentimenti, a tratti pure di ideologia, di filosofia, di passione civile, di sociologia forse, di economia anche molto, e sono parole scritte da uno che di economia e di finanza ci capisce perché è da quel mondo che proviene, e con questo non voglio dire di condividerne per forza la visione.
Ecco, tutto questo è l'essenza del vino, sissignori: la vita. Il pretesto per raccontare la vita, la sua metafora, questo io credo che sia l'essenza del vino. Ritengo che sia fondamentale che a trasparire sia l'umanità del vignaiolo che sta nella vigna, perché a mio avviso è questa, l'umanità appunto, il tratto dominante di quel terroir che non potrebbe esistere se fosse solo suolo e clima e vigna, senza cioè che gli elementi naturali venissero in qualche modo interpretati attraverso il sentire di una persona che vive a contatto con altre persone all'interno di una comunità che ha le proprie storie, e queste sono, non v'è dubbio, storie di umanità, anche (soprattutto?) di umanità contadina.
Eppoi c'è che questo librino mi ha fatto riflettere su me stesso, e su quel che sono e che sono stato e che avrei forse potuto essere, e dico che tra la banca e la vigna lui, Corrado Dottori, ha trovato la vigna, e la vigna però per lui c'era in famiglia, e io la terra invece non l'avevo e non ce l'ho, e la differenza non è piccola, per me che ho vissuto di banca, ma queste sono faccende personali. Dunque, per me è anche un libro del rimpianto, ma pure il rimpianto a volte è tra i sapori del vino, e un altro sapore è però anche quello della gioia, della serenità: quella che deriva dal sapere che comunque l'alternativa esiste ed è possibile, e non è poco, così come non è poco avere certezza che domani il sole sorgerà ancora, e se vi sembra poco allora non avete capito. Ecco, anche questo sta nel vino: ci sta dentro, intendo, anche far pensare a se stessi e ai propri giorni. Il vignaiolo è questo che alla fine fa con se stesso scrivendo della vita e del vino, ed è per questo che il libro è da leggere, ed è perfetto, e non m'importa proprio nulla d'essere d'accordo o meno con quel che c'è scritto dentro. Ma probabilmente sono troppo complicato e non mi spiego, e allora leggetelo: è edito da DeriveApprodi e costa 13 euro, tra i meglio spesi della mia esperienza di lettore.

3 commenti:

  • xxx says:
    14 gennaio 2013 alle ore 11:36

    Lo sto leggendo in questi giorni e confermo anch'io esser fra i libri più belli sul vino che abbia mai letto.

  • Nic Marsèl says:
    14 gennaio 2013 alle ore 15:37

    Effettivamente hai colto nel segno : indipendentemente dalla qualità della scrittura e del giudizio personale sui contenuti, il libro ti costringe in qualche modo a fare i conti con te stesso, cosa che qualcuno potrebbe trovare non necessariamente gradevole. Diciamo che a me è piaciuto farmi del male :-)

  • Massimo Cappi says:
    15 gennaio 2013 alle ore 13:51

    Grazie ad un amico che me l'ha fatto leggere ho scoperto questo libro, piccolo semplice ma denso di contenuto. Lo definirei come i suoi vini de "La Distesa"(che consiglio vivamente) schietti, sinceri e con la prospettiva di tanta evoluzione nel tempo.

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