Uno dei più grandi bianchi di Francia

17 gennaio 2013
[Mario Plazio]
Lo sapevate che il Sancerre è uno dei miei bianchi preferiti? Ve lo confermo anche se la cosa non dovesse interessarvi per niente. Mi piace perché non "sa di sauvignon". Sono francamente perplesso dalla maggioranza dei sauvignon italiani (friulani, trentini, altoatesini, veneti), tutto ortica e pipi de chat (suona meglio in francese). A parte qualche eccezione (la prima che mi viene in mente è il Voglar di Peter Dipoli) è la varietalità a dominare. A Sancerre, ancora più che nella vicina denominazione Puilly-Fumé, è il terroir a parlare e i vini si esprimono lentamente, svelando delle note minerali e fruttate uniche nel loro genere.
Ora, eccomi al Sancerre La Grande Côte di François Cotat. La bottiglia in questione è una autentica rarità: un'impresa o quasi trovarla. Comincia appena a rivelarsi, proponendo una forte nota di pietra focaia e di biancospino. Gli aromi sono fini e penetranti. L'eleganza domina e si concretizza in una lunghezza che non ti aspettavi. La persistenza si sostanzia nella assoluta delicatezza e discrezione delle sensazioni. Un vino verticale di una dimensione che non avevo ancora trovato.
Semplicemente uno dei più grandi bianchi di Francia, e scusate se è poco.
Sancerre La Grande Côte 2001 François Cotat
Tre faccini :-) :-) :-)

4 commenti:

  • Mario Crosta says:
    17 gennaio 2013 alle ore 06:27

    Quattro faccini :-) :-) :-) :-)
    Uno in più per te e per quell'ottimo, benvenuto, sfogo: "Mi piace perché non "sa di sauvignon". Sono francamente perplesso dalla maggioranza dei sauvignon italiani (friulani, trentini, altoatesini, veneti), tutto ortica e pipì de chat (suona meglio in francese)". Pokrzywa i siusiu kota (in polacco...).

  • maupas says:
    17 gennaio 2013 alle ore 09:23

    Bevuta una bottiglia di Francois Cotat qualche settimana fa. Se non ricordo male era del 2007 e aveva solo due difetti: il primo che era un po' troppo giovane e il secondo che la bottiglia è finita troppo in fretta.
    Per il resto concordo su tutto, soprattutto che è un grande vino e un grande sauvignon proprio perché non sa di sauvignon, perlomeno nei termini classici in cui è conosciuto in Italia.

    Mauro Pasquali

  • Sergio Frigieri says:
    21 gennaio 2013 alle ore 23:13

    Scusate la volgarità,quanto costa questo Sancerre del 2001....?Sergio Frigieri

  • Anonimo says:
    23 gennaio 2013 alle ore 16:45

    Se posso - visto che mi è capitato la scorsa settimana - invito ad assaggiare lo spesso trascurato Maciete Fumé di Gini.Il 2010 è un concentrato di terroir Montefortiano,con un lieve fruttato ed un sapido minerale fresco,accompagnati da una lieve nota balsamica mentolata.Note volgari di sauvignon italico non pervenute...
    Marco.

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