Champagne: di meno, ma a prezzi più cari

15 febbraio 2013
[Angelo Peretti]
Mi viene da sorridere. Sì, perché ogni tanto sento dire che lo Champagne è in crisi e che gli spumanti italiani lo hanno superato (spumanti? tutto quanto insieme abbia le bolle e l'alcol?) e che qua e che là. Poi ecco che mi ritrovo in casella di posta elettronica il comunicato del Civc, il Comité Champagne, nato per legge nel '41 per riunire viticoltori e maison, e mi viene da sorridere. Perché è vero: nel 2012 di Champagne se n'è venduto di meno, ma il fatturato resta comunque stabile, il che vuol dire che si vende di meno a prezzi maggiori, e scusate se è poco. Fossimo capaci noi...
"A volume - dice il comunicato - nel 2012 le spedizioni totali hanno raggiunto i 308,8 milioni di bottiglie, con un calo del 4,4% rispetto al 2011. Il dato, già previsto a causa della difficile congiuntura economica, si spiega in particolare con il forte calo delle vendite registrato in dicembre (-8,8%)", e tuttavia - leggo ancora - "nel 2012 le spedizioni di Champagne hanno generato un volume d’affari di 4,37 miliardi di euro (dalle cantine), mantenendosi stabili rispetto al 2011 e in crescita rispetto agli anni precedenti. Questo dato molto positivo esprime un aumento del prezzo medio per bottiglia, in particolare per quanto riguarda l’export". Et voilà: più di 4 miliardi di euro di volume d'affari, coi prezzi a bottiglia che crescono, e son comunque 309 milioni di bottiglie.
"Altro dato importante - prosegue il comunicato, diffuso dalla sezione italiana del Bureau du Champagne - sono le esportazioni al di fuori dell'Unione Europea (61 milioni di bottiglie) che registrano una crescita del 3,2% toccando la più alta percentuale mai raggiunta, che corrisponde a circa il 20% delle spedizioni totali di Champagne". Ed è pur vero che in casa propria e un po' in tutta l'Europa lo Champagne vende un po' di meno, ché la crisi morde forte le risorse economiche delle famiglie europee: "Le vendite in Francia, in calo del 5,6%, rappresentano il 55,5% delle spedizioni totali - leggo -, mentre quelle relative all’Unione Europea, diminuite del 7,1%, rappresentano quasi il 25% del totale".
Dunque? Dunque, dice il Comité, "questi risultati, malgrado la diminuzione dei volumi sui mercati europei, rafforzano la strategia di creazione di valore e aumento del prestigio dello Champagne" e allora i vigneron e le maison di Champagne "intendono perseguire questa strategia per migliorare la reputazione internazionale dello Champagne e per preservare i valori di autenticità e di qualità della denominazione".
Mi piacerebbe poterlo leggere anche qui da noi.

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