Saint-Emilion '76: miracoli bordolesi

15 febbraio 2013
[Angelo Peretti]
Chi mi legge con qualche assiduità sa che son un fan delle vecchie bottiglie di Bordeaux. Appena posso me ne stappo una. Così mi è capitato qualche giorno fa di aprire e di bere un Saint-Émilion del 1976 di un'azienda il cui nome probabilmente dice poco e di cui non ho trovato informazioni precise né in rete, né su certi volumi che di solito consulto per i miei acquisti bordolesi: Vieux Château Lamarzelle. Eppure in etichetta sta scritto: Saint-Émilion Grand Cru. Vero che nella classificazione del '96 dell'appellation c'era tra in Grand Cru Classé uno Château Lamarzelle, ma non so se si tratti della medesima realtà, e vero anche che oggi il cru di Lamarzelle è citato in etichetta da altre aziende, ma se c'è qualcheduno che sa cosa è accaduto nel tempo, gli sarei grato se me lo facesse sapere. Comunque è per quello, per il Grand Cru riportato nell'etichetta intendo, che, quando vidi la bottiglia in vendita a buon prezzo da parte di un collezionista, mi affrettai all'acquisto. E ci ho indovinato.
Il 1976 a Saint-Émilion non fu un'annata memorabile. Parker le assegna tre stelle su cinque, per Tom Stevenson vale 80 centesimi. Insomma, una vendemmia di medio livello. Quelle che in genere hanno dato vini che sono da bere più che da degustare. Quelli che piacciono a me, e non costano un occhio della testa.
Il vino nel bicchiere era d'un rubino brillantissimo, giovanilissimo. Roba da restare a bocc'aperta, perché comunque questo è un '76. Al naso, fin da subito, una bella presenza di frutto rosso maturo e di spezia. E una tenuta, nel calice, considerevole. E una beva di tutto rispetto, succosa.
Me n'è rimasto un po' in bottiglia e l'ho riassaggiato il giorno dopo: ancora perfetto e slanciato e snello e bevibilissimo.
Miracoloso. Ecco, è questo il bello di bere i vecchi Bordeaux, lo dico e lo ripeto.
Saint-Émilion Grand Cru 1976 Vieux Château Lamarzelle
Tre lieti faccini :-) :-) :-)

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