Vecchie vigne soavesi

10 febbraio 2013
[Mario Plazio]
In Francia le vecchie vigne sono una cosa seria. Un patrimonio da custodire e da isolare in cuvées dalla grande personalità. Mi viene da sorridere pensando ai molti vignaioli italiani che nel corso degli anni mi hanno detto: "Ho tolto il vigneto, sai era vecchio, aveva 25 anni". Pensare che i nostri cugini d’Oltralpe declassano le uve dei vigneti sotto i 20 anni, stimando che non meritino di entrare nei vini più prestigiosi del Domaine, i grand crus o le selezioni appunto di maggiore carattere. Grande merito va quindi ad Olinto Gini, grande figura del Soave, che tra i primi intuì il potenziale di alcuni vigneti, iniziando ad imbottigliarli separatamente esaltandone le singolarità.
Il Salvarenza è un vigneto con molte piante centenarie, alcune ancora su piede franco. È uno dei Soave più complessi ed austeri che mi sia capitato di assaggiare. Questo 2004 non fa eccezione. Non è per nulla immediato, si concede solo nel tempo e con una certa timidezza. Comunica però complessità, potenza ed eleganza. Nobile e sontuoso, raffinato, ha una beva compatta e priva di incertezze. Avrà ancora anni luminosi davanti a sé. Una bottiglia esemplare, uno dei grandi bianchi d’Italia.
Soave Classico Contrada Salvarenza Vecchie Vigne 2004 Gini
Tre faccini :-) :-) :-)

4 commenti:

  • Anonimo says:
    11 febbraio 2013 alle ore 09:52

    non solo i rossi sono da invecchiamento. Anche il Soave se prodotto nel rispetto delle tradizioni, lo si può bere dopo anni di bottiglia.

  • Anonimo says:
    11 febbraio 2013 alle ore 13:27

    Ieri ho stappato un Custoza del 86, prodotto amatorialmente in damigiana. Sorprendentemente piacevole e fresco, aromatico nelle note di malvasia e fernanda, e nonostante il tappo fu fustellato nello stesso verso naturale della pianta (come scorre la linfa). A proposito di vigne vecchie, ho appena fotografato il mio aiutante: Il picchio verde, intento a curare il legno di quelle stesse vigne secolari. http://www.flickr.com/photos/33125896@N05/8463917783/in/photostream

  • Michele Malavasi says:
    11 febbraio 2013 alle ore 13:48

    Il colpo di fulmine con il Salvarenza per me è scattato con il 2006, di cui ne custodisco gelosamente ancora due bottiglie.Sicuramente lo posiziono sul podio dei piu' grandi bianchi italiani che ho degustato, e plus per una gestione del legno magistrale e dichiaratamente borgognona.

  • Anonimo says:
    11 febbraio 2013 alle ore 18:53

    Salvarenza 95 e Froscà 90,bevuti da pochissimo,sono oggi splendidi.
    M/=\RCO.

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