[Mario Plazio]
In Francia le vecchie vigne sono una cosa seria. Un patrimonio da custodire e da isolare in cuvées dalla grande personalità. Mi viene da sorridere pensando ai molti vignaioli italiani che nel corso degli anni mi hanno detto: "Ho tolto il vigneto, sai era vecchio, aveva 25 anni". Pensare che i nostri cugini d’Oltralpe declassano le uve dei vigneti sotto i 20 anni, stimando che non meritino di entrare nei vini più prestigiosi del Domaine, i grand crus o le selezioni appunto di maggiore carattere. Grande merito va quindi ad Olinto Gini, grande figura del Soave, che tra i primi intuì il potenziale di alcuni vigneti, iniziando ad imbottigliarli separatamente esaltandone le singolarità.
Il Salvarenza è un vigneto con molte piante centenarie, alcune ancora su piede franco. È uno dei Soave più complessi ed austeri che mi sia capitato di assaggiare. Questo 2004 non fa eccezione. Non è per nulla immediato, si concede solo nel tempo e con una certa timidezza. Comunica però complessità, potenza ed eleganza. Nobile e sontuoso, raffinato, ha una beva compatta e priva di incertezze. Avrà ancora anni luminosi davanti a sé. Una bottiglia esemplare, uno dei grandi bianchi d’Italia.
Soave Classico Contrada Salvarenza Vecchie Vigne 2004 Gini
Tre faccini :-) :-) :-)

non solo i rossi sono da invecchiamento. Anche il Soave se prodotto nel rispetto delle tradizioni, lo si può bere dopo anni di bottiglia.
Ieri ho stappato un Custoza del 86, prodotto amatorialmente in damigiana. Sorprendentemente piacevole e fresco, aromatico nelle note di malvasia e fernanda, e nonostante il tappo fu fustellato nello stesso verso naturale della pianta (come scorre la linfa). A proposito di vigne vecchie, ho appena fotografato il mio aiutante: Il picchio verde, intento a curare il legno di quelle stesse vigne secolari. http://www.flickr.com/photos/33125896@N05/8463917783/in/photostream
Il colpo di fulmine con il Salvarenza per me è scattato con il 2006, di cui ne custodisco gelosamente ancora due bottiglie.Sicuramente lo posiziono sul podio dei piu' grandi bianchi italiani che ho degustato, e plus per una gestione del legno magistrale e dichiaratamente borgognona.
Salvarenza 95 e Froscà 90,bevuti da pochissimo,sono oggi splendidi.
M/=\RCO.