Vini biotici: ho visto la luce

12 febbraio 2013
[Michele Malavasi]
Mi sono avvicinato al mondo di bacco esattamente dieci anni fa, trascinato per i capelli da uno zio che non accettava di avere un nipote astemio. E da lì in poi, pian piano, complice una guida dei vini dell'Espresso ricevuta in dono e il primo Vinitaly nel 2004, l'amore per il liquido odoroso irruppe prepotentemente nella mia vita.
Come tanti, all'inizio andai alla ricerca delle grandi griffe enologiche e delle doc/g più famose, poi gradualmente la curiosità per questa materia viva mi spinse verso sentieri meno battuti che mi condussero nel 2010 a Vino Vino Vino a Cerea. Il giorno stesso, rimasi immediatamente folgorato da quei vini e da quell'idea di viticoltura, che tuttora mi porta alla continua ricerca di vini ottenuti da tali pratiche, e all'irrefrenabile esplorazione dei terroir che compongono le denominazioni.
In questi anni, con un approccio aperto a 360 gradi, mi sono dilettato tra vini macerati, anforati, rifermentati in bottiglia senza sboccatura, metodi solera, biodinamici, non filtrati ecc. ecc., fino a qualche giorno fa pensavo che il mondo del vino "naturale" non avesse più segreti nelle sue declinazioni.
Poi, complice una cena al Giardino delle Esperidi a Bardolino, e grazie a quel vulcano di idee, ricerca, passione e concretezza che si chiama Susanna Tezzon, ho visto... la luce attraverso i vini biotici della cantina Sacrafamilia, Godiasco, Oltrepò Pavese.
Biotici? Sì, avevo capito bene e appena arrivato a casa mi sono fiondato sul loro sito e ho appreso che biotica - arte della vita -, è una filosofia produttiva, di origine antroposofica, che emancipa la forza creatrice del produttore nel contesto unico ed irripetibile di ogni vendemmia. La parte agronomica si rifà all'agricoltura naturale di Shumei (Giappone), che considera il terreno un elemento vitale in grado di offrire il miglior nutrimento senza bisogno di qualsiasi altra sostanza chimica e biologica. Sul loro sito ci sono tante altre informazioni dettagliate.
Cercherò di muovermi sulle punte per parlare di questi vini di cui diversi blogger, siti e riviste hanno già trattato, conscio di percorrere una sottile linea che divide il pragmatismo del bicchiere dalla suggestione e spiritualità che questi vini evocano, ma non posso esimermi dal farlo, tanto mi hanno emozionato.
La cantina è condotta dei fratelli Anna e Giorgio Mercadalli, che guidati dalla preghiera, da una profonda spiritualità e da una fede assoluta in Cristo, praticano una viticoltura naturale ferrea e senza alcun compromesso in vigna e cantina. I vini prodotti sono una decina e hanno tutti nomi religiosi. Sono differenziati per età biologica delle piante, di cui le  più vecchie arrivano quasi a cento anni. I vitigni utilizzati sono sia autoctoni (croatina, malvasia, uva rara, barbera) che internazionali (chardonnay, riesling). Sono vinificati in vasche di vetroresina. Il vino di punta, Astragalo, è chiamato "vino di luce" perchè è l'ambiziosa ricerca di ottenere il vino bevuto da Cristo durante l'ultima cena.
Ma per il produttore qual è il concetto di vino? "Il vino si realizza dalla morte materiale del frutto per rinascere in una sostanza eterna, sensibile e pura grazie alla forza purificatrice della fermentazione" - fonte Gazzetta di Parma -, non una bevanda alcolica, ma uno strumento di comunione con Dio.
I pochi che hanno conosciuto di persona il signor Giorgio lo descrivono come una persona tecnicamente molto preparata, fermamente convinto nella sua idea di viticoltura e che conosce le sue viti una ad una.
Purezza o Marketing? Verità o Finzione? Non ho gli strumenti per dirlo. Mi piacerebbe molto approfondire e conoscere maggiormente i vini ed il produttore. Per ora mi limito a raccontare come ho trovato i due vini che ho assaggiato.
Aramaico 2009. Da vigne giovani, riesling italico e saldo di chardonnay, categoria orange wine bianco macerato, oro antico luminoso, dipinge archetti fitti e lenti, di grande consistenza ed estratto, si presenta con un corredo olfattivo intenso e articolato, non cede nulla all'ossidazione, nitido di frutti gialli maturi, erbe aromatiche, intriganti note minerali, riflessi eterei. Dall'esame visivo mi sarei aspettato un carrarmato, invece è sì potente, compatto e ampio, ma è preciso, espressivo, fine, ha una spalla acida imponente, ha verve, ritmo e tanta energia, trascinato dalla polpa fruttata. Anche le note sapide sono bene espresse, lunghissimo il finale con sfumature balsamiche, armonioso. Per me una grande emozione, un vino indimenticabile.
Proverbiale Croatina 2004. Rifermentato in bottiglia senza sboccatura, esordisce dopo nove anni con un rubino che non ne vuole sapere di virare sul granato, se non nell'unghia. Ricco di sfumature intense che spaziano dalla ciliegia matura a ricordi di cioccolato extra fondente, una nota eterea di distillato e poi ancora riflessi speziati ed un sottofondo terziario di foglie. Entra al palato con avvolgenza. Un filo di carbonica lo rende cremoso e sensuale. Vino di finezza inusuale per la tipologia e privo di ogni tratto rustico, l'articolazione è guidata da un tannino magistralmente estratto, fitto e setoso. Irresistibile la fusione tra la componente acida e minerale, limpidissima e lunga la chiusura. Il bicchiere finisce troppo presto per un assaggio che stimola tutti e cinque i sensi.
Non so se ho visto davvero la luce in questi vini. Sicuramente vi ho trovato una grande definizione ed energia oltre che ad un'espressione cosiì personale che non mi rimanda ad altri vini: per il momento questo mi basta e avanza!
p.s.: Grazie Zio Gianpaolo.

22 commenti:

  • Anonimo says:
    12 febbraio 2013 alle ore 09:26

    Ciao Michele, mai assaggiati.
    Sarà per il mio atteggiamento di anticlericale convinto, sarà che ormai sono persuaso che c'è gente nel movimento dei naturali (non tutti per carità) che se la suona e ce la canta, sarà che l'eccesso di fede a me fa paura, ma 'sta cosa dell'agricoltura biotica mi puzza di marketing a distanze misurabili in parsec (anche se come te non ho gli strumenti per affermarlo con certezza). Avevo già addocchiato il loro sito un due-tre anni fa e non ti nascondo che non mi ha fatto una bella impressione. Al di là di tutto, vista la tua esperienza vedrò di completare la mia con l'assaggio di questi vini. Come diceva il buon Mirabeau "solo gli idioti non cambiano mai idea" ...
    Marco De Tomasi

  • Stefano Menti says:
    12 febbraio 2013 alle ore 11:51

    Forse lo zio se ritornasse al passato, ci penserebbe bene prima di creare una tale macchina degustatrice.

  • Nic Marsèl says:
    12 febbraio 2013 alle ore 11:54

    Se non ricordo male se ne parlava in modo approfondito su Porthos un paio di numeri fa. Vini biotici non ne ho mai assaggiati, ma l'articolo di Porthos era davvero inquietante. I vini magari non puzzeranno (prezzi sopra i 100 euro, giusto?) ma l'operazione parecchio.

  • Massimo Cappi says:
    12 febbraio 2013 alle ore 13:54

    Anche io non ho un ottimo rapporto con la la fede, la chiesa e tutto ciò che sta intorno e questo già basterebbe e frenare l'entusiasmo.
    Ho anche l'impressione, visitando il sito che siano un pochino invasati e che la macchina del marketing spinga abbastanza ma, come già detto su questo blog, la verità sta nel bicchiere e dunque... l'unica è provarli!
    Li ho trovati on line con prezzi che vanno dai 30 agli 80 Euro a seconda della bottiglia. Non sono certo pochi ma, se pensiamo a quanti vini di poca qualità escono con prezzi simili, forse non sono neanche tanti.
    Provare per credere (solo ai vini però).

  • Michele Malavasi says:
    12 febbraio 2013 alle ore 14:39

    Ci ho pensato a lungo prima di inviare il pezzo ad Angelo, perchè questi vini sono misteriosi, perchè la stessa cantina è attorniata da un'alone di mistero e leggenda.
    Se poi aggiungiamo il nome della cantina e dei vini, l'ipotesi di un'operazione di Marketing neanche tanto celata parrebbe evidente.
    Ribadisco anche di non avere gli strumenti per smentire o supportare entrambe le tesi: purezza o finzione. Come sempre ho rivolto l'attenzione sul bicchiere, e il bicchiere mi ha detto tantissimo.Se vi capita provateli, senza preconcetti, alle Esperidi a Bardolino sono sbicchierati al calice. Spero anche di avere l'opportunità di poterli conoscere meglio.

  • Anonimo says:
    12 febbraio 2013 alle ore 15:06

    Mha..
    Ammetto la mia ignoranza e quindi non posso esprimere nessun giudizio non avendoli mai assaggiati.
    Mi sembra però che si stia cercando ,oltre la giusta qualità del sano ,del bio e del naturale ( per quanto possibile )un qualcosa di esasperato o forse meglio dire esagerato..
    Però giustamente come diceva prima il sig.Marco ,si fà sempre in tempo a cambiare idea...
    P.s. Stefano ,mi sa che lo zio era all'oscuro di tutto,suo malgrado ha creato " un mostro "

    Giorgione

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    Mario Crosta says:
    12 febbraio 2013 alle ore 15:10

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  • Nic Marsèl says:
    12 febbraio 2013 alle ore 16:23

    Al Giardino delle esperidi ci sono stato un paio di volte. Molto molto carino : mi è sembrato di stare nella casa delle bambole :-) Ricordo anche incredibili bicchieri di ogni forma e tipo. Solo che Bardolino, dove vado sempre molto volentieri, è comunque ad una distanza tale da casa mia che col bere mi devo per forza trattenere. La prossima volta magari assaggero' questo vino galeotto, anche perchè a quei prezzi mi sa che mi fermo ad un solo bicchiere :-)

  • Michele Malavasi says:
    12 febbraio 2013 alle ore 19:01

    @Mario come ho scritto, non sono mai stato in cantina e non ho mai conosciuto il produttore.Quando assaggio un vino che mi accende non posso che entusiasmarmi perchè allo stesso modo anche nella vita vivo le emozioni di pancia, amplificando le emozioni sia positive che negative.
    E grazie del consiglio, ma da sognatore quale sono, non ho fretta di aprire gli occhi, perchè come disse il maestro Fellini "l'immaginazione è il modo piu' alto di pensare"

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    Mario Crosta says:
    12 febbraio 2013 alle ore 19:27

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  • Michele Malavasi says:
    12 febbraio 2013 alle ore 19:57

    @Mario non voglio annoiare e lascio solo due considerazioni:1)Il concetto di prezzo sul vino, in generale è troppo complesso e opinabile per poterne parlare in due righe,2)I due vini che ho degustato potranno piacere o non piacere, ma tutto si potrà dire tranne che siano vini banali e piacioni. Al contrario non sono vini facili e di immediata lettura, bianco stile "orange" e il rosso a rifermentazione in bottiglia, entrambi sono di grande complessità e personalità.
    Proprio per questo consiglio di provarli a prescindere dal fatto che siano vini biotici, sulla vinificazione in vetroresina non ho competenze tecniche per proferire giudizio.

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    Mario Crosta says:
    12 febbraio 2013 alle ore 20:28

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  • Anonimo says:
    12 febbraio 2013 alle ore 21:13

    Scusate se mi intrometto ma visto che é partito tutto da "casa mia" volevo precisare cosa intendo io per vino buono al di là della fede religiosa, politica Etc Etc.....buono é quello che mi fa venir voglia di bere un secondo un terzo bicchiere e senza accorgermI finisco la bottiglia .... Tutto il resto Son chiacchiere !!!!!!
    Susy

  • Nic Marsèl says:
    12 febbraio 2013 alle ore 21:27

    @Mario, diavolaccio! ma esiste un posto dove tu non sia ancora stato? :-)

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    Mario Crosta says:
    13 febbraio 2013 alle ore 08:47

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  • Angelo Peretti says:
    13 febbraio 2013 alle ore 10:20

    Eccomi qua, da padrone di casa. Mi piace molto il dibattito che s'è scatenato con questo post di Michele Malavasi. Mi piace perché mi ci riconosco. Mi riconosco nei contenuti del post e anche nei commenti. In tutti i commenti, dato che spiegano passo dopo passo la serie dei miei pensieri quando mi sono avvicinato, su istigazione di Susy Tezzon, a Sacrafamilia.
    Sì, in cantina ci sono stato, con la Susy. Lei non aveva ancora comrato o provato quei vini, ne aveva solo sentito parlare. Ero scettico, quando ci siamo messi in macchina. Molto scettico. Del resto, condivido totalmente quando dice Mario: occorre coltivare il dubbio sempre e comunque, soprattutto quando si tratti di vino. Ecco, io il dubbio lo coltivo e me lo coccolo, e fatico dunque a entusiasmarmi.
    Ci sono stato, in cantina, alla Sacrafamilia, grosso modo un anno e mezzo fa, mi pare, o forse due, e da allora ho sul desktop una foto e sulla scrivania gli appunti, sempre tentato di scriverne, sempre dubbioso se farlo. Il dubbio era questa: avrò mica preso un abbaglio? E la prudenza è stata probabilmente eccessiva.
    Il fatto è che durante la lettura del sito e la successiva chiacchierata in azienda, anch'io ne ho tratto un sospetto d'operazione di marketing ben congegnata. Il sito è curato e di design. La conversazione nel soggiorno di casa è lenta, pacata, rilassata: abbiamo anche pranzato assieme, proprio in casa. E mi dicevo: Possibile che si possa davvero coltivare la vigna solo con le mani? Possibile che sia la fede a guidare le scelte del vignaiolo? Possibile che si possa fare vino con naturalità in vetroresina? Possibile che sia la fraternità tra persone di fedi differenti a fare la differenza nella vita di campagna? E man mano i dubbi s'accumulavano ai dubbi, e dovrei darne un lungo elenco, e anche i dettagli - alcuni dettagli negli atteggiamenti, negli oggetti, nelle immagini, rafforzavano i dubbi, e insomma mi facevo sempre più convinto che i miei dubbi stessero per diventare certezze, anzi, che certezze lo fossero già. Ero pronto a dar morsi velenosi.
    Poi sono arrivati i vini. Li ho avuti nel bicchiere. Li ho trovati straordinari. Semplicemente straordinari.
    Susy quei vini li ha comprati e altre volte li ho dunque bevuti. Sempre mi hanno destato una grandisima impressione. Però non ne ho mai scritto. Il tarlo del dubbio ha continuato a rodermi dentro. Ho di certo sbagliato, ma son fatto così.
    Quando ho ricevuto lo scritto di Michele ne sono stato contento. Lui è giovane, giustamente, comprensibilmente ha meno freni: non ha ancora fatto in tempo a disilludersi. Dunque non ha preconcetti. E senza coltivare il pregiudizio ha scritto di quei vini. Dicendo, dei vini, le stesse impressioni che ne ho avuto io. Ho dunque immediatamente deciso di pubblicare il pezzo. Era giusto farlo, è perfetto quel che vi si scrive, e dunque era corretto rendere omaggio a quelle belle bottiglie attraverso la voce di Michele.
    Nel dibattito, poi, chi ha commentato ha nutrito il mio stesso scetticismo. Ed è bello e giusto che anche questo affiori, perché è quanto è appartenuto al mio stesso iniziale sentire.
    Non fatemi dare un parere sulla teoria del vino biotico. Non la dico perché non ho gli strumenti cognitivi per trarne un giudizio. Ma probabilmente non è neppure importante, il giudizio sulla teoria, sulla filosofia, sulla tecnica, sulla cantina in sé, sugli strumenti. Per me, il vino ciascuno lo può fare come vuole. In ultima sintesi, a me, da bevitore, interessa il vino, solo il vino, il vino in sé. Questi vini, i vini di Sacrafamilia, sono, costantemente, uno schiaffo al mio scetticismo. Mi piacciono, mi piacciono molto, mi convincono, e dunque mi mettono in crisi.
    Bravo Michele, e bravi tutti voi che avete scritto nei commenti e che, spero, scriverete ancora. Credo che mai come in questo caso l'esperienza di quest'InternetGourmet abbia trovato giustificazione. Giustificazione per me, ovvio.

  • Nic Marsèl says:
    13 febbraio 2013 alle ore 10:21

    Mario, sono d'accordo. E' vero che i tempi sono cambiati e che il vino non è più un alimento dal quale trarre calorie (di cui non abbiamo bisogno), ma personalmente rimango del partito di quelli che non degustano ma bevono di gusto e con gusto ;-) e il portafogli mai come oggi piange

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    Mario Crosta says:
    13 febbraio 2013 alle ore 11:17

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  • Anonimo says:
    13 febbraio 2013 alle ore 16:51

    Egregio signor Crosta mi scusi ma dopo che mi sono presa dell'allocca La ringrazio ,ma dei suoi auguri ne faccio volentieri a meno !!!!
    Susy

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    Mario Crosta says:
    13 febbraio 2013 alle ore 18:50

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    Mario Crosta says:
    13 febbraio 2013 alle ore 19:17

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  • Angelo Peretti says:
    14 febbraio 2013 alle ore 07:57

    Il dialogo che compare a commento di questo post è ora un po' monco, ma a mio avviso ancora comprensibile. Uno degli interlocutori mi ha chiesto di togliere i propri commenti. Sono e resto convinto che le altrui opinioni vadano sempre rispettate, e dunque, pur dispiaciuto, ho fatto quanto cortesemente richiestomi.