[Michele Malavasi]
Chi come me segue il mondo del vino anche attraverso i blog, sicuramente si sarà accorto che dall'inizio dell'anno non c'è un solo giorno in cui non si assista ad una nuova e dura polemica dai contenuti sempre più aspri. L'argomento? I "vini naturali", what else!
Non c'è niente da fare, la posta in palio è alta, l'argomento tira ed interessa anche ai quotidiani nazionali, la querelle divide, il vino organic smuove e agita le acque, attrae nuovi attori, top player come Farinetti stanno entrando nell'arena, nuovi progetti come quello di Free Wine avanzano, cantine da milioni di bottiglie incominciano a fare capolino nel mondo bio, i produttori di vino "naturale" si sentono sotto attacco. Tutti questi nuovi scenari, sommati alla mancanza di una definizione univoca di vino naturale, una nuova legislazione europea sul biologico permissiva, elevati costi di certificazione che piccole cantine non riescono a sostenere e spaccature all'interno dello stesso movimento, contribuiscono ad alimentare questo caos per nulla calmo.
Tanto si è detto e tanto si è scritto, forse troppo da ambo le parti, che il risultato è una radicalizzazione nei due schieramenti che porta ad una esasperazione dei toni e delle accuse: ormai il "vino naturale" è un'ideologia che appassiona e divide più della fede calcistica e politica.
Tra tutto questo contendere, c'è un aspetto che alla fine rischia di passare in secondo piano, ma che secondo il mio punto di vista è fondamentale. Al di là di tutte le divisioni sulle pratiche naturali o convenzionali in vigna e in cantina, l'attenzione sul vino deve essere riportata al bicchiere, o meglio alla qualità del vino.
È giustissimo, condivisibile e auspicabile ottenere un'uva sana attraverso un'agricoltura sostenibile e senza chimica, biologica, biodinamica o naturale che dir si voglia, come allo stesso modo in cantina è ineccepibile rispettare i tempi del vino senza forzature e lifting, accettando che non tutte le annate siano a cinque stelle, ma la qualità finale deve essere l'obbiettivo imprescindibile di tutto questo faticoso e affascinante percorso! A questa condizione, sommando i benefici di un vino senza residui chimici, più digeribile, con una qualità organolettica superiore, trovo doveroso e sono ben felice di pagare il vino maggiormente, premiando e riconoscendo la bravura e gli sforzi fatti dal produttore.
Il movimento dei vini naturali deve maturare e fare un passo in avanti, senza più giustificare e nascondere certi difetti inaccettabili (e non intendo un'affascinante strabismo di Venere) dietro alla scusa del naturale, o arrampicarsi su frasi come "sei tu che non hai capito questo vino perché il tuo palato è abituato al gusto industriale".
Non deve passare questo messaggio! Sono balle e scuse per omettere incapacità o negligenza in cantina o nell'aver raccolto uve non di qualità. Questi atteggiamenti, oltre ad esseri controproducenti, fanno male e screditano l'intero movimento che si risconosce in questi vini prodotti da tanti bravissimi e strepitosi vignaioli.
Quando le grandi cantine arriveranno con una linea dedicata a questo segmento di vini, anzi qualcuna ci è già arrivata, potendosi permettere ogni sorta di certificazione, un marketing aggressivo e risorse e strumenti ingenti, i piccoli produttori naturali avranno solo un'arma in mano per distinguersi e primeggiare: l'eccellenza assoluta. Quella e solo quella non potrà mai essere photoshoppata o replicata da comunicati stampa e inserti pubblicitari.
P.s.: bevo all'85% vini "naturali" e come tanti in questi vini ho trovato le bottiglie della vita e le maggiori delusioni.

Bravo Michele!
Da sempre la penso come te. Da sempre mi son detto non ci si può nascondere dietro la parola naturale per coprire ossidazioni, volatili o fecce sporche.
Allo stesso modo, da anni segnalavo ai leaders dei movimenti naturali: attenti a volervela prendere con la solforosa. Fra un po' arriverà l'industria con il vino zero solforosa, e poi con che cosa ve la prenderete?
Ed eccoci qui, c'è Free Wine. Ci dicono che la metodologia prevede solo ingredienti di origine naturale, ma non ci possono dire quali per ragioni di brevetto. E io contadino, come posso fidarmi? Anche Berlusconi, Bersani e Monti promettono che ora le cose cambiaeranno, ti devi solo fidare.
Bel post Michele! Il messaggio è proprio quello. Non nascondere i difetti e gli errori dietro alla parola naturale. Se il vino non è buono non lo diventa attribuendogli la parola naturale.
"come tanti in questi vini ho trovato le bottiglie della vita e le maggiori delusioni".
Ripetere, a volte, fa bene. Sono molto contento che tu abbia il nome di mio figlio e il cognome del mio libero preferito sui campi di calcio d'altri tempi.
Questo bel pezzo che hai scritto me lo memorizzo e lo citerò ovunque potro'.
Mi piace molto il tuo articolo, però bisogna ammettere che il "sapore" dei vini naturali è più o meno diverso dagli altri vini convenzionali e questo è un dato di fatto che va insegnato.
La differenza fra organolettica fra un Trebbiano di Valentini e un Trebbiano standard è enorme e va spiegata.
Michele mi spiace ma non sono d'accordo. Tu fissi l'obiettivo guardando l'orizzonte. Io guarderei prima sotto i miei piedi. Concentrarsi sul risultato finale è sbagliato, proprio perchè l'industria è più attrezzata a raggiungerlo in modo quantomeno discutibile. Io la vedo diversamente: il fine non giustifica i mezzi. Il bicchiere di vino organoletticamente ineccepibile sarà solo la naturale conseguenza di una filosofia produttiva che deve reggersi in piedi grazie alle sue salde radici.
Non passa un solo giorno che si parli comunque nel bene o nel male di vini naturali e/o similari (uso volutamente questo termine che nulla dice per paragonarmi a tutti quelli che, ultimamente, ne scrivono autorevolmente e che nulla sanno di questo argomento) e questo perché?
Perché è da tempo che lo stanno preparando… cosa? Il momento di mettervi in un angolo cari i miei vignaioli preferiti. Non penserete che tutto questo clamore crescente sia dato dal fatto che il mercato si è accorto di voi vero? No, purtroppo prima che se accorga il mercato (intendo il mercato vero non lo zoccolo duro di noi appassionati) se ne sono accorti i grandi produttori e quindi, come di solito succede in quasi tutti i campi, corrono ai ripari e prevengono! Il clamore crescente è stato preparato ad arte per organizzare la loro discesa in campo (brutto questo termine vero…).
Quindi, per favore, mettete da parte l’orgoglio e unitevi, organizzatevi, fatevi sentire e aiutatevi fra di voi. Quando mi capita di andare a qualche manifestazione e/o degustazione vedo che i produttori si conoscono, si stimano, parlano, scambiano idee.
Poi però fra due che magari sono anche amici e vicini di banchetto uno fa dei vini strepitosi e l’altro hai dei problemini… Allora fate un passo avanti tutti e due, il primo abbia il coraggio di dire al secondo che ci sono dei problemi e il secondo abbia l’umiltà e chieda al primo come fare per risolverli. A mio modestissimo parere questa è la strada, e se poi avrete la voglia anche di unirvi in un unico movimento (I francesi di Vins de Vignerons indépendants insegnano) male male non farà…
Scusate il lungo post, ma l’argomento mi sta particolarmente a cuore!
L’eccelenza li seppellirà!!
Bravo Michele. Mi trovi d'accordo sulla tesi principale: partire dal bicchiere. E' il bicchiere che giunge al consumatore, più o meno preparato, ma se come dice giustamente @Nic è la filosofia produttiva che conta, idirei che questa non basta e occorre il pragmatismo. E' proprio la conclusione pragmatica che bisognerebbe aggiungere tuo articolo (a quello di Davide Paolini sul Domenicale del Sole24 Ore e molti altri).
Continueremo all'infinito con questa guerra di posizione, basandoci più sull'ideologia che sulla coerenza di scelte pratiche? Dico questo perchè non son d'accordo con te, Michele, almeno su un punto. Certificarsi costa? Su quale base lo affermi? Vorrei sentire i produttori naturalsti e quelli certificati (biologici o biodinamici) su questo. E se anche il costo fosse rilevante, a me viene da dire: "Tu, piccolo produttore di vini che chiami naturali, perchè non vai a qualche manifestazione in meno e con quel che risparmi ti certifichi e così dai a me consumatore, qualche sicurezza in più"?
Ci sono voluti vent'anni per arrivare a una legislazione europea in materia, permissiva quanto si vuole, ma ora c'è e all'estero più che da noi, il consumatore attento la richiede (chiedere ad Angiolino Maule che si è certificato, anche se non lo dice spesso). Dico tutto questo perchè nulla vieta ai produttori "naturalisti", una volta che abbiano ottenuto la certificazione, di specificare in retroetichetta riferimenti a associazioni o regole più restrittive. Se tu usi 0,00001 di solforosa o per nulla,lo scrivi, se ti sottoponi ai controlli sui pesticidi residui che fa la tua associazione, lo scrivi. Si può. Un bel passo avanti sarebbe far crescre di molto quei 52.000 ha di biologico certificato che ci sono in Italia. Panzano in Chianti, insegna. Ma, si sa, l'Italia è un paese di individualisti: uno si alza al mattino, si guarda allo specchio e fonda un partito, politico ma anche no.
Un saluto.
M. Grazia
@Maria Grazia non sono totalmente d'accordo in merito alla certificazione. Si è vero che è utile per tutelare i consumatori e dar loro una sorta di sicurezza, ma è anche vero che alcune certificazioni (vedi vino biologico) sono, per me, troppo permissive, soprattutto in cantina. In questo modo si confonde il consumatore che legge BIOLOGICO e traduce SANO, GENUINO, quando in realtà non è proprio così. Il problema è che in Italia si tende ad allargare le maglie per far rientrare tutti in determinati parametri, svalutando così il prodotto.
Insomma : i vini buoni nel bicchiere ce li abbiamo già e li abbiamo sempre avuti. Ora li vorremmo senza doping legalizzato. Ma per arrivare a questo, è necessario un cambiamento a monte.
Inoltre non mi pare proprio che vini naturali difettosi siano mai stati premiati in concorsi o guide.
@ Maria Grazie
Esatto, questo è il punto... siamo un paese di individualisti!! Unite le forze, da soli nessuno ha mai vinto!! Però sono anche d'accordo con chi dice che il biologico di adesso sia come un doping legalizzato e allora occorre inventarsi qualcosa d'altro. Non ho la soluzione ma la via si trova insieme, più teste (più problemi è vero) ma più idee!
Bel post che condivido. Non mi trovo invece d'accordo con @Nic perché se l'obiettivo deve essere quello di avere una coltura sostenibile (dove anch'io spero si arrivi) non ci si può arrivare bevendo schifezze. Preferisco dare dei soldi a chi pratica quel tipo di coltura ma il suo vino se lo beva lui, non io.
Con @Luigi sono solo in parte d'accordo perché se devi troppo spiegare un vino allora quel vino ha qualcosa che non va.
Se sei un atleta con ottime possibilità, perchè lavori bene con l'allenamento, le tue prestazioni non hanno bisogno di doping. Se la legislazione del biologico permette di usare sostanze o additivi che tu non usi, basta restringere le maglie e dichiarare in più che non li usi e quel che fai di diverso, in base a un disciplinare più restrittivo - che però, scusami non ti aucertifichi tu con la tua "autorità" di produttore - ma che è certificato da un'associazione che ne è garante, con controlli ulteriori. Il problema vero è che nemmeno le varie associazioni "naturalistiche", quelle tre che vengono sempre citate, sono d'accordo su un protocollo comune. Figuriamoci sul resto. No, mi spiace. Il consumatore va tutelato da organismi di controllo, prima di tutto. Poi ci possono stare tutte le autocertificazioni del mondo, che, senz'altro, portano un valore aggiunto.
E' vero quello che dice Mariagrazia circa le certificazioni. E io posso garantire che la certificazione bio costa poco.
Io pago circa 100 € a ettaro l'anno. Il contributo che ricevo dalla comunità Europea è di 525 € l'ettaro. Tenendo conto che ho più interventi fisici da fare al posto del convenzionale, essere bio ancora conviene.
Volendo discquisire sulla normativa del vino bio, anch'io confermo che è larghissima. Chi non fa bio lo fa solo perché non vuole togliere la comodità del diserbo. Perché usare 150 mg/lt di solforosa su un vino bianco, è davvero tantissimo.
Esatto, questo è il futuro che immagino, basta divisioni, occorre un protocollo comune!! Una solida base di partenza poi, con la qualità, il resto verrà di conseguenza! E si potrà arrivare anche ad avere un organismo di controllo terzo a tutela che possa certificarlo!
@Maria Grazia, premesso che non era mia intenzione per questo post entrare nel merito delle certificazioni, ma da quel che mi risulta la certificazione Demeter costa circa sul 2% , alcuni dicono che varia in base al fatturato oscillando da tre ad uno.Per la certificazione bio , mi aveva detto Denny Bini che non si era certificato oltre che per il costo economico, per" il costo " delle ore da perdere in burocrazia
Grazie a tutti per il bel dibattito costruttivo che si è generato.
Quando interviene la Melegari, caro Michele, il dibattito non puo' che essere costruttivo e ti garantisco che Angelo si sta gia' ubriacando da qualche parte per l'immensa gioia di leggere i commenti della nostra spadaccina. Ritieniti baciato dalla fortuna, quando leggi Maria Grazia nei commenti ad un tuo articolo!
Esagero: oggi nel bicchiere abbiamo fin troppi vini buoni in modo sospetto. Ma non voglio certo tornare a bere schifezze come dice qualcuno. Invece ci vuole uno spartiacque per distinguere e premiare chi è in grado di ottenere l'eccellenza senza ricorrere a pratiche invasive e ad altri ingredienti/Additivi che non siano uva e solfiti. E non per punire tutti gli altri, costretti magari dal clima, da un'annata sfortunata, da una posizione geografica non eccelsa o banalmente da un minore talento. E nessuno mi pare abbia mai premiato un vino puzzone, nè la critica nè il pubblico.
@Stefano: non c'è bisogno di fidarsi, se non ti vuoi fidare. Lieviti selezionati, nutrienti ed antiossidanti Freewine sono dotati di schede tecniche a norma di legge che ne spiegano con chiarezza la composizione. Se destinati al biologico certificato rispondono anche alle norme europee dedicate. Per questo esiste una specifica convenzione tra Freewine ed AIAB di pubblico dominio (vedi anche http://bit.ly/U82Mne ).
Freewine sta anche preparando una sua certificazione di prodotto, che, come ricorda giustamente Maria Grazia, da al consumatore qualche sicurezza in più. Certificazione delle caratteristiche del prodotto finale e della sua qualità organolettica, compatibile con ogni altra certificazione basata su dati oggettivi.
Di lì in avanti serve invece fiducia e molta. Quella dei consumatori che prima di comprarti il vino devono credere che sarà buono.
Massimo plauso quindi a Michele Malavasi che riporta l'attenzione dentro il bicchiere. L'unico contenitore della verità assoluta.
Dimenticavo: la certificazione Freewine sarà ovviamente curata da ente indipendente accreditato.
@Maria Grazia : sulle certificazioni non c'è identità di vedute tra i produttori, oltre alla mancanza di una reale garanzia di qualità (maglie troppo larghe, problema di conflitto certificato che paga il certificatore) e troppe tipologie di certificazione (per non parlare dei protocolli delle associazioni di vignaioli naturali). In più si rischia di strangolare ulteriormente i piccoli produttori con la burocrazia. Pragmaticamente la soluzione è una sola : l'etichetta con gli ingredienti e magari i processi. E che sia fatta a regola d'arte : l'indicazione "contiene solfiti" non serve a nulla così come non servirebbe un'etichetta in stile acqua minerale. Ma qualcosa (con criterio, a da gente illuminata) va fatto.
La spadaccina ringrazia tutti gli amici che sono fin qui intervenuti e il bravo Michele per aver dato il via al dibattito. Prosit!
M. Grazia
@Marco Tebaldi: ciao Marco, penso che sia la prima volta che l'azienda Tebaldi sia trasparente con me su questo argomento.
La prima volta che sentii parlare della metodologia Free Wine, mi venne proposta da un venditore di Tebaldi. Quando chiesi come erano composti gli antiossidanti da utilizzare al posto della solforosa, mi venne risposto che trattasi di coadiuvanti enologici brevettati fatti con prodotti naturali che essendo però brevettati non potevano essere divulgati.
Il secondo confronto che ebbi con la ditta Tebaldi su Free Wine venne sul blog di Vinnatur con te Marco http://www.vinnatur.org/2012/09/16/vini-senza-solfiti-si-ma-come/
E mi pare che anche qui la traspareza sia venuta meno.
Comunque adesso che so che ci sono schede tecniche che spiegano la composizione, andrò a vedermele.
Comunque sono contento, i vini 2012 che ho in cantina, anche gli spumanti già in pressione in autoclave, hanno meno di 10mg/lt di solforosa. Ciò significa che pur filtrando, andremo in bottiglia con 35/50 mg. di solforosa totale. Per me per ora va anche bene.
Be', sì, Mario ha ragione, da qualche parte, nascosto, da "padrone di casa" mi sono mezzo ubriacato: questo dibattito mi è proprio piaciuto. Denso di contenuti, ma pacato: bene! Certo, mi sto coltivando una piccola serpe in seno visto che, con la qualità dei suoi scritti, Michele mi supera in appeal, ma vale assolutamente la pena, che ne dite?
Di osservazioni ai vari interventi ne avrei, ma magari li riprenderò in qualche post più avanti. Solo un'osservazione su un tema che sta caro a Nic: quella dell'esposizione di tutti gli "ingredienti" e di tutte le "pratiche enologiche" in etichetta, una soluzione che, se non ho capito male, dovrebbe favorire il piccolo produttore. Invece no, credo che a trarne svantaggio sarebbe proprio il piccolo, che si vedrebbe costretto a cambiare la retroetichetta ogni volta, a ogni imbottigliamento, per ogni lotto, con costi e adempimenti burocratici questa volta sì davvero soffocanti, visto che non può disporre di personale da dedicare a quest'attività. No, non credo che la soluzione sia quella di stampare un "bugiardino" sulle bottiglie. Non è un caso che le case farmaceutiche siano enormi...
I piccoli possono stamparsi le controetichette al computer, anche per sole 500 bottiglie alla volta. Esistono pagine con etichette autoadesive di colori diversi (ma va bene anche in bianco e nero) in formato tale da poterci descrivere sinteticamente un testo come San Martino di Carducci, figurati! Certo che non mi piacerebbe una roba tipo bugiardino di farmaci o etichetta dell'acqua minerale o retroetichetta dell'olio di oliva. Le retroetichette non sono obbligatorie. Se uno vuiole, le stampa e se non vuole, amen. E' lui che eventualmente potrebbe rimetterci dalla mancata conoscenza di cui il consumatore dispone. A me piacque "la" Solaia del 1980 che Loris Scaffei della "banda" Antinori mi spedì per un parere con un bollino bianco con su il nome, l'annata e basta. Ma non sono tutti come me: certi, anziche' bere le bottiglie, bevono le etichette. E ognuno ha diritto alla liberta' di bere quel che vuole e di essere soddisfatto dal produttore o di cambiare produttore. Secondo me i produttori di vini naturali, anche i piu' piccoli, ci guadagnerebbero mettendo delle controetichette abbastanza informative, senza poesie varie, ma con le cose strettamente necessarie. Pero' rispetto anche quelli che non le mettono e si limitano agli obblighi burocratici. Non saro' certo io a inventarne degli altri che, come hai ben scritto tu, sono comunque oneri aggiunti.
Per una volta, Mario, permettimi di essere in parte in disaccordo con te. La retroetichetta diventerebbe nei fatti obbligatoria se si volesse scriverci di tutto e di più, come vorrebbero i sostenitori dell'indicazione degli "ingredienti" e delle pratiche enologiche, perché una pagina sola - l'etichetta - non basterebbe più: di questo stavo parlando. Poi, è vero che le etichette e le retro si possono stampare da pc, e molti già lo fanno, e che questo non costa moltissimo: il problema è che tutto quello che scrivi deve essere documentato e documentabile, e dunque burocratizzato, pena (giustamente, aggiungo) sanzioni da parte della repressione frodi. Se fai più imbottigliamenti nell'anno, io credo che, volendo scrivere tutto, ma proprio tutto, si dovrebbero scrivere cose diverse in etichetta, perché i valori analitici del vino e le pratiche di cantina sarebbero, per quanto poco, diversi. Ma quella leggere diversità andrebbe scritta, se si vuole inseguire una utopistica "trasparenza assoluta", altrimenti ci si "accontenta" delle tolleranze previste dalla legge, ma a questo punto perché scrivere di più di quanto chiede la legge? Si vuole la trasparenza totale e assoluta, andando di là degli obblighi di legge, vorrei che i fautori del "tutto in etichetta" sapessero cosa si deve affrontare, perché a uno che mi dice che lui è totalmente trasparente in etichetta chiederi di esserlo davvero, e non è per niente facile.
Angelo, la verità è sempre facilmente documentabile. Comunque ti faccio un esempio di cosa secondo me dovrebbe esser scritto su una controetichetta, se il produttore la vuol mettere.
SAUTERNES 2001 CRÈME DE TÊTE
Terreni di sabbia, ciottoli e marne argillose azzurre. Composizione classica da uve Sémillon 80%, Sauvignon 15%, Muscadelle 5% provenienti da viti di cinquant’anni che non subiscono nessun trattamento chimico e prosperano su terreni non diserbati chimicamente, ma solo con tisane e oli essenziali, zappatura tre volte l’anno. Vendemmia manuale, la più tardiva possibile anche in diversi passaggi per ottenere il meglio dalla muffa nobile. Vinificazione senza l’aggiunta di lieviti, enzimi, colle e altri prodotti enologici. Maturato per due anni in botti di quercia e altri quattro in botti di acacia, in gran parte molto vecchie, alcune con più di cent’anni. Questo vino non è filtrato.
Grazie Angelo e Mario per i vostri commenti. Secondo me, se c'è la volontà, qualcosa di buono sull'etichetta si puo' fare. Deve essere fatto con cognizione di causa e non deve andare a svantaggio dei piccoli. Poi ha ragione Mario : mica ci beviamo l'etichetta :-) Io son solo un appassionato e un bevitore, che si sta convincendo sempre più che l'etichetta potrebbe salvare i piccoli veri produttori naturali dagli squali che stanno per invadere il mercato. Ma alla fine, qualsiasi cosa accada, il vino che voglio e che dico io, so come e dove trovarlo. Salute :-)
Se fossimo su facebook, al post ultimo di Mario piegerei: MI PIACE
Parodossale che chi coltiva pulito debba certificare, mmentre chi coltiva sporco no. Ci sono studi a livello europeo, come questo, pubblicato da Pesticide Action Network (PAN Europa) intitolato Messaggio in una bottiglia: riporta i risultati dei test su 40 bottiglie di vino acquistate all’interno dell’Unione europea. ‘Vini europei sistematicamente contaminati con residui di pesticidi’, è la conclusione. ‘Insieme 34 bottiglie di vino convenzionale contenevano 148 residui di pesticidi. Tutti le 34 bottiglie contenevano almeno un pesticida, mentre il numero medio di pesticidi per bottiglia era più di quattro. Il più alto numero di residui presenti in una sola bottiglia è stato di 10 ‘. http://www.pan-europe.info/Resources/Briefings/Message_in_a_bottle_Results.pdf
Mario, quella che hai riportato è una bella descrizione, davvero, e ormai sono parecchi i produttori che, felicemente, forniscono questo genere di informazioni. Tuttavia, temo che questo tipo di "disclosure" non sia sufficiente per i rappresentanti del partito della "trasparenza totale".
Per esempio: "quali" tisane? "quali" oli essenziali? In etichetta non lo si precisa. Ma se, come pretendono i seguaci della linea ideologica dell'etichetta completa di ogni informazione, dovesse essere necessario specificare ogni genere di trattamento, anche la tipologia di tisana o di olio essenziale sarebbe necessaria come indicazione, perché anche quelle possono essere fonte di problemi in termini di intollerenze o allergie.
Poi, a voler essere ferocemente pignoli, alcune informazioni contenute nell'etichetta che citi potrebbero essere piuttosto opinabili, sotto il profilo strettamente burocratico, in un regime di "trasparenza totale". Per esempio, davvero quella è "esattamente" la composizione percentuale del vino? Direi che è impossibile avere percentuali così nette, com'è ovvio che sia, e dunque si fa ricorso a quelle tolleranze che sono ammesse per legge, ma non ammesse dagli ideologi della "total disclosure". E poi le vigne hanno davvero "esattamente" cinquant'anni? Anche questo direi che è impossibile, ed è altrettanto ovvio che sia così. Ma se arrivassimo all'assurdo della "trasparenza totale" che alcuni pretendono, questo genere di informazioni "imprecise" potrebbe essere sanzionato, e anche pesantemente: si tratterebbe di frode in commercio.
Ecco perché ritengo assurde le pretese dei "trasparenti", e ovviamente li indico tra virgolette.
Per una benvenuta trasparenza, secondo me, non c'e' proprio bisogno di fare i pignoli: basta scrivere "circa" dovunque occorra e si da' lo stesso l'idea al consumatore, senza incorrere nelle puttanate da burocrati. Ne' serve specificare l'elenco degli ingredienti, senno' non basta un manigfesto, altro che controetichetta! L'acqua e' una sostanza inorganica ed e' piu' facile individuare i componenti, che non sono poi molti. Il vino invece e' una sostanza organica, viva, al suo interno i componenti cambiano con il passare del tempo. Ergo, la trasparenza totale sarebbe legata ad un'analisi che diventa inaffidabile gia' dopo qualche mese e non credo proprio che sia necessaria al consumatore. Anche a me sembra soltanto una pretesa, tra l'altro la legge non la prevede, come non prevede la data di scadenza per il vino (a parte i tetrapack e i bag-in-box)e la controetichetta non e' obbligatoria (e spero che non lo sia mai). Il giorno che diventasse obbligatoria, sara' la legge a stabilire cosa si puo' scrivere e come va scritto. Ma dev'essere fatto allora per tutte le bibite, dico tutte, non solo per il vino e non credo che la Coca Cola o la lobby delle varie birre e quella dei liquori lo permetteranno mai: hanno uno stuolo di scienziati che ne dimostrerebbero l'inutilita'.
Parole sante, Mario.
E poi, Angelo, detto tra noi (qui lo dico e qui lo nego): il giorno che una bottiglia di vino avra' l'etichetta come l'acqua minertale, la trasparenza assoluta eccetera eccetera, non so se ne berrei ancora. Nella bottiglia c'e' anche il vino, ma soprattutto c'e' il sogno.
@agrestemente prova a prendere un frutto comprato in Italia e fallo analizzare ,poi mi dici quanti residui trovi ? anche se sarebbe più giusto sapere in quale entità.
Tornando in topic,condivido con quanto dice Stefano nel primo commento.
Il problema grosso oggi è dire e saper riconosc ere i difetti......
@Nic Che diavolo di doping legalizzato? Se faccio vini puliti e senza difetti devo per forza usare qualcosa? se puzza invecie è buono e naturale?
Si può essere diversi-in termini agricoli :)- da stefano Menti e avere lo stesso basse dosi di solforosa -se questo davvero sia il male del vino di oggi....-o altre cose.e aggiungo fare vini senza difetti organolettici.
Ciao Gian Paolo Podere il Saliceto
P.S. un ragazzo giovane ,molto giovane che lavora in un bellissimo ristorante di Modena-dove hanno una carta dei vini molto ricercata-midice "il tuo Lambro è buono ,corposo buona acidità, ma è troppo pulito ,troppi profumi....fossi stato più giovane un diretto in bocca non glielo levava nessuno...ma ormai sono vecchio .
Una volta dalle tue parti bevevano il puntalone e non dicevano tutte quelle cazzate. Bevevano e si divertivano. Adesso si divertono a fare i professori, ma capiscono un cazzo. Continua a fare il tuo Lambrusco (Lambro e' gia' offensivo)come fai e non ti preoccupare. Tu diventerai sempre piu' vecchio. Loro... non si sa.
Grazie Mario !!ti aspetto per una bevuta di Lambrusco.ciao Gian Paolo
@Gian Paolo, non preoccuparti di quello che scivo, tanto non mi fila nessuno :-) Buono buono il tuo Bi Fri preso a Piacenza, buono anche se fosse legalmente dopato :-) scherzo !!! Prima o poi facciamo un salto a trovarti.
PS continua a fare i tuoi vini puliti senza metterci nulla ;-) così se un giorno, per legge, dovesse mai diventare obbligatorio riportare gli ingredienti in etichetta, avresti pochissimo lavoro in più :-)
La solidarieta' a Gian Paolo non e' soltanto una questione di stima per il suo vino e per il suo prodotto. Penso che sia ben piu' profonda. Troppe volte sentiamo o leggiamo commenti da saputello rivolti ad un produttore da parte di chi non ha nemmeno l'idea di cosa voglia dire lavorare in vigna ed in cantina per tirar fuori il meglio che si possa e dar da bere alla gente il meglio che si e' riusciti a fare. Il vignaiolo si alza all'alba, col freddo e col vento oppure sotto il sole cocente d'estate, con la febbre magari e pure riempito di antibiotici, per camminare fra i filari e fare sempre qualcosa, anche molta fatica, di sabato e di domenica, quando gli altri fanno i ponti, sempre con l'incubo di una malattia, di un parassita, di una gelata, di una grandinata, con l'ansia di una vendemmia da organizzare con tanti braccianti e un cero alla Madonna perche' non piova al momento buono o faccia subito asciugare l'uva che senno' il vino non viene come si deve. E' comodo criticare, fa tanto chic, purtroppo non lo fa soltanto lo sbarbatello, a volte lo fa anche il presuntuoso che scrive di vino, anzi sembra diventato addirittura di moda mettere il cappello dell'asino in testa ai vignaioli e ai cantinieri, insegnargli il mestiere...
Il vino non e' soltanto il prodotto del genio del vignaiolo, ma anche della terra e del sole, risente dunque delle condizioni ambientali, dei suoli, del clima e quando esce qualcosa di buono e' perche' i tre fattori decisivi si sono integrati bene senza che qualcuno prevalesse sull'altro. Se piove troppo o se c'e' troppa siccita', se il terreno in pendenza perde la consistenza e la struttura ideale, se l'occhio e la mano dell'uomo non intervengono all'insorgere di malattie o parassiti, se il cantiniere esagera un po' per forzare qualcosa in vinificazione, il vino non verra' come si desidera. E' una simbiosi dell'uomo con la natura quella che produce i vini migliori e nessun vignaiolo e' così scemo da dar retta a uno sciacquatazze o a un pennivendolo che si fanno professori di agrotecnica e di enologia. Gian Paolo, non ho mai bevuto un tuo vino, ma sono sicuro che mi ci ubriacherei molto volentieri anche soltanto perche' trovi pure il tempo di farti vivo nelle discussioni, quindi ci tieni a tenerti aggiornato e a migliorare. Ma se qualcosa ti andasse storto, purtroppo puo' succedere, spero tanto che chi beve un tuo vino non riuscito al meglio capisca che hai fatto comunque di tutto per farlo bene, ma quella volta ti e' andata buca e vale la pena continuare ad aver fiducia in te e nel tuo lavoro, nella buona e nella cattiva sorte. Vai da quel ragazzo e fagli leggere quel che ho scritto. Se e' intelligente e sincero ammettera' l'errore.
certo che siamo proprio fantasiosi...quando una cosa è fata bene subito a cercare il doping-mi riferisco a Nic-te lo dico anche da ex sportivo ,non è sempre così .
Mi piacerebbe avere la bacchetta magica ,usare l'acqua,non avere le vigne ,usare il "doping",e arrivare a produrre vini super buoni!
Ans spol mia ander a mèsa e ster a cà, tradotto non si può andare a messa e stare a casa.
Nic ti ripeto vieni quando vuoi che la cantina è sempre aperta e piccola ,tutte le cose che uso sono lì come le mie vigne e le mie bestemmie.con affetto GP
Io a fine dicembre sono stato all'estero.
Con facilità ho stupito i miei commensali.
Due ottimi cotechini insaccati dal mio futuro cognato, un purè ben fatto e... Albone Podere il Saliceto. Uno dei miei preferiti. Zero difetti, tanto gusto e qualche bestemmia.
Devo difendere Cereda, caro GP. Ha usato un bel termine sui generis dicendo che non vogliamo il doping legalizzato nel vino in paragone con i sei giri di Francia vinti da Armostrong e chissa' quanti tribicchierati, pentastellati e seichiocciolati e balle varie d'oro e d'argento ai concorsi sono abituati a vincere così. Ti ha fatto i complimenti e ha scritto che verra' a trovarti perche' ha trovato un tuo vino buono e, scherzando, ma evidentemente scherzando ha scritto " buono anche se fosse legalmente dopato :-) scherzo !!!". D'altronde se non si riesce a scherzare con un produttore di Lambrusco, che e' il vino piu' rubicondo, gaio, allegro e sorridente che ci sia, con chi si puo' scherzare, eh? Con i vari Mortaia, Funebrello, Becchinolo, Deprofundisone che non fanno ridere neanche a raccontare la Barzelletta del Gino Bramieri sui due ubriachi Piero e Giovanni o a cantare la canzone della Nina di Lino Toffolo?
Ah... e prima che fdacciate troppo i seriosi sull'argomento, ricordo che per me sono naturali sia i vini che il buon umore, pertando godetevi la canzone della Nina qui http://www.youtube.com/watch?v=3ygeYdIV-ko
e la barzelletta del Ginoe qui:
"Due anzianotti, Piero e Giovanni, rientrano ubriachi dall'osteria.
Abitano nello stesso palazzo: Piero al terzo piano e Giovanni al quarto.
Facendo le scale insieme, barcollando, si salutano sul pianerottolo del terzo piano.
Piero entra in casa e vedendosi riflesso nello specchio urla «Giovanni, Giovanni! Scendi giù che ho un ladro in casa!!!». Giovanni scende e si precipita in casa di Piero. Vedendosi anch'esso riflesso nello specchio esclama: «Perbacco, Piero... i ladri sono due!!! Scendiamo a chiamare i carabinieri!».
Scendono in strada e chiamano un carabiniere che passava di lì: "Brigadiere, brigadiere! Corra, corra, ma faccia presto ci sono due ladri in casa!!!».
Il brigadiere entra nel palazzo di corsa e sale in casa di Piero, ma vedendosi riflesso allo specchio torna fuori ed esclama scocciato ai due anzianotti: «Ma potevate anche dirmelo che avevate già chiamato il mio collega!!!»".
Grazie mille Mario, hai davvero colto il senso delle mie parole :-) Gian Paolo, mai mi permetterei di scherzare sulle tue fatiche quotidiane. Il punto non è cercare il doping (travirgolette) a tutti i costi solo perchè uno è bravo, il fatto è cercare di salvaguardare chi è bravo davvero senza l'ausilio di macchine, procedimenti e sostanze (pur consentite dalla legge) che possono permettersi soprattutto i grandi capitali dell'industia, che appiattiscono il gusto e distruggono i piccoli vignaioli. Ma ripeto, è solo accidentalmente un problema mio, come interessato bevitore. Se i piccoli produttori non sono interessati pazienza: continuerò lo stesso a venirvi a trovare, ma anche a scassarvi (simpaticamente spero) i maroni :-)
Non e' solo accidentalmente un problema tuo. Angelo Gaja ha appena detto, ieri a Perugia che “i vini naturali sono qui per restare” e che “quella del vino naturale non è una moda, la direzione è quella e non si tornerà più indietro”.
@Stefano il tuo commento mi riempie di orgoglio poi detto da te ! Thanks.
@Mario non ti preoccupare che Nic lo difendo anch' io ma da ex sportivo la parola doping mi fa andare i maroni in giostra-l'unico doping è un piatto di pasta in bianco con un buon caffe doppio senza zucchero due prima di un match...-
Ciao GP
E di Angelo Gaja che oltre ai concetti ripresi da Angelo, ha dichiarato che i vini naturali non sono una moda e che la direzione e' quella e non si torna indietro (fonte intravino), vogliamo spendere due parole?
Io l'ho già scritto nel mio post, e lo ribadisco "l'artiglieria pesante", la forza delle grandi cantine sta arrivando su questo segmento, il tempo stringe sempre di piu' ed è arrivato il momento di fare delle scelte univoche per chi produce questi vini: qualità assoluta, dotarsi di un disciplinare univoco per vigna e cantina, questione etichetta, e per primo trovare un nome per questi vini che ne sono ancora alla ricerca.
Mi piacerebbe scrivere anche basta divisioni, visto che in teoria l'obbiettivo è comune, ma è talmente impossibile che non ci credo.
Sei troppo giovane per dire non ci credo. Vivi e scrivi, che va benissimo così. Ti trovi in un momento storico importante, come lo fu per me quello del metanolo. Le divisioni sono tutte fittizie, non ti preoccupare. Di fronte a una bella boccia, specie al buio, cessano. Anche le scelte univoche mi sanno un po' forzate. Bisogna aver pazienza, la direzione e' quella, non si tornera' indietro, ma non fare l'integralista, che hai gia' scritto qualcosa che puo' fare da pietra miliare, non da confine. Quelle che sono rose, non temere, sicuramente fioriranno.
"Vinificazione senza l’aggiunta di lieviti, enzimi, colle e altri prodotti enologici. Maturato per due anni in botti di quercia e altri quattro in botti di acacia, in gran parte molto vecchie, alcune con più di cent’anni". Cito da Mario Crosta. Neppure io ho nulla in contrario se un produttore vuol scrivere questo in controetichetta. Ma se mi dite che questa è una verità documentabile mi metto a ridere subito.