[Angelo Peretti]
Dicesi unplugged qualche cosa che è scollegato, staccato da tutto: per esempio - ed è la casistica più frequente d'utilizzo -, un concerto con strumenti non collegati all'amplificazione. Bene ha fatto lo staff del Consorzio di tutela dei Colli Berici a definire appunto unplugged una degustazione di vini tratti dall'uva del tai rosso, che sino ad diktat comunitario pro Ungheria era chiamata tocai rosso e corrisponde al grenache della vallata del Rodano, ma anche al cannonau. Ho detto che han fatto bene perché non si trattava d'un tasting formale, ufficiale, anche se i vini erano tutti dell'ultima vendemmia, quella del 2012, epperò alcuni in bottiglia, alcuni in vasca già pronti per passare al vetro, alcuni ancora lontani dall'assemblaggio definitivo. Dunque, si trattava non già di valutare le singole bottiglie, bensì di cercare di farsi un'idea di dove stiano andando il Tai Rosso e il Barbarano, le due denominazioni che su un fazzoletto di terra vicentina adoperano quell'uva.
Ora, anche a rischio di cacciarmi in un conflitto d'interesse, dico che che tra Vicenza, Verona e il confinante Trentino Alto Adige c'è un trittico di espressioni enoiche che rappresentano perfettamente quello che intendo quando parlo di "vinino", ossia un vino tradizionale, semplice, perfettamente abbinabile, ma anche per nulla banale ed anzi, nelle migliori espressioni, del tutto orientato all'eleganza: il "mio" Bardolino, il Tai Rosso (e Barbarano) e le varie Schiave trentino-tirolesi. Vini di poco colore, di tanto succoso fruttino e bella spezia, di freschezza avvincente. Occorrerebbe che facessero fronte comune, come alternativa - non in contrapposizione - ai "vinoni" d'oggidì.
Il Tai Rosso è un "vinino" appunto perfetto, a condizione che i produttori decidano una strada comune, che metta in luce territorio e vitigno, e non già una mera interpretazione aziendale, che oggi spesso tende invece a prevalere rispetto ai caratteri del terroir e sfocia in eccessi di concentrazione che non s'addicono al vitigno e al vino che ne deriva. Insomma: le potenzialità sono davvero tante, e metterle a frutto può dar belle soddisfazioni, ai produttori e ai bevitori.
Ora dirò di quattro vini che mi hanno colpito, che non significa che siano gli unici ad avermi in qualche modo intrigato fra i sedici assaggiati: è solo che ormai sono andato lungo e occorre sintetizzare, e dunque scelgo di farlo con vini di cui mi pare di non aver mai scritto prima.
Colli Berici Tai Rosso 2012 Da Sagraro
Mai sentito prima. In bottiglia. Rubino chiaro. Altra interpretazione orientata alla beva e alla fruttuosità speziata. Da bere entro l'estate.
Due lieti faccini :-) :-)
Colli Berici Tai Rosso 2012 Colli di Bugano
Da vasca. Colore
rubino che tende un po' al violaceo: non è quanto m'aspetto. Propone
tuttavia bel fruttino, spezia, erbe aromatiche. Lungo e nervoso.
Due lieti faccini :-) :-)
Colli Berici Tai Rosso 2012 Collis
In
bottiglia. Da una grande cooperativa. Colore granato chiarissimo. Va
giù che è un piacere: fruttino, fiori, spezia, tannino delicato,
freschezza salata.
Nel suo genere, due lieti faccini e quasi tre :-) :-)
Colli Berici Tai Rosso 2012 Vini Cris
Da vasca. Rubino brillante. Molto floreale al naso. In bocca si apre pian piano: prima è pacato, poi emergono ampi il frutto e il karkadè. Occorre attenderlo.
Due lieti faccini e quasi tre :-) :-)

Articolo molto interessante, tipologia assaggiata poche volte, ma che mi piacerebbe approfondire. Amo questi tipi di vini, tra cui le schiave da te citate. Sono a Roma e il Tai non è facile da trovare, ma avrei l'opportunità di acquistare (on-line) quello di Portinari che però non vedo tra i tuoi assaggi...che ne pensi? Grazie, Fabrizio
Condivido i commenti e le segnalazioni di Angelo. Aggiungo che è un peccato che, spesso, i primi a credere poco in questo splendido vino siano proprio i produttori dei Colli Berici. A che serve inseguire metodi produttivi più o meno modaioli (leggi appassimento) quando si ha in casa un tesoro che esprime appieno il territorio e la storia? Perché sempre scimmiottare il vicino rinunciando ad un prodotto che nessun altro ha?
Aggiungerei tra i vini che mi hanno emozionato in quella fortunata degustazione, anche il Colli Berici Tai Rosso Riveselle 2012 di Piovene. Campione da vasca ma dalle grandi potenzialità che fanno ben sperare per quando potremo assaggiarlo dopo l'imbottigliamento definitivo.
Mauro Pasquali
P.S.: a quando una degustazione unplugged fra schiava, bardolino e tai rosso?
@GustoVino: di Rezzadore ho scritto qualche giorno fa
http://www.internetgourmet.it/2013/02/il-ritorno-del-vinino.html
@Mauro: Schiava, Bardolino & Tai Rosso? Coming soon...
Segnalo un altro produttore degno di interesse Colli berici Tai rosso 2011 Pegoraro: frutta, freschezza, piacevolezza. interessante anche la versione riserva Rovea con passaggio in legno per un anno. Sarà premiato quest'anno dalla guida Slow wine al Vinitaly.