Filippi, la stella nascente d'Italia

30 aprile 2013
[Angelo Peretti]
Mi ha fatto proprio piacere vedere che la prima fra le dodici "Italy's rising stars", le stelle nascenti d'Italia indicate dal mensile britannico Decanter sul numero di maggio, è Filippo Filippi, soavista dalla contrada di Castelcerino. Mi ha fatto piacere per tre motivi: il primo perché lui è una bella persona, e questo credo sia importante, il secondo perché Filippo è un vignaiolo autentico, che ha a cuore la vigna e considera la cantina una sorta di "accidente necessario" per trasformare in vino il frutto del lavoro in vigneto e l'adesione alle pratiche "naturali" come una conseguenza intrinseca e ineluttabile dello stare nei campi, e non come una fede o una filosofia da applicare alla viticoltura e alla vinificazione, il terzo perché considero il suo Vigne della Brà una delle più pure, cristalline espressioni di quanto la garganega sappia dare nelle parti più in quota delle colline di Soave. E con questo dico anche che la sua è una garganega totalmente, assolutamente, intrinsecamente "classica", anche se gli incomprensibili burocratismi del sistema normativo italiano lo escludono dalla zona appunto "classica" del Soave perché le vigne, le più alte in assoluto della denominazione e anche tra le più vetuste, sono di là da uno stradello che fa da confine, e in Italia i confini delle terre del vino si tracciano non già per qualità e storia dei cru, ma, appunto, per l'immanenza di strade, vicoli, capezzagne, divenendo così ambiti puramente topografici e non già, come accade invece in Francia, rappresentazioni di terroir vocati.
A "raccomandare" ai lettori il Vigne della Brà di Filippi è Monty Waldin, che attacca il pezzo così: "L'azienda soavese di Filippo Filippi è il luogo in cui i suoli vulcanici, la pratica organica e poche altre cose si combinano tra di loro per produrre degli intensi bianchi secchi di grande completezza strutturale". Non avrei saputo dire meglio.
Poi, credo che la maniera migliore per conoscere Filippo e i suoi vini sia andare là, a Castelcerino, dove la vista spazia sulle colline, e camminare la sua terra e i vigneti ben distinti uno dall'altro e circondati ciascuno da fitti boschetti, e vedere i ceppi di garganega vecchi, radi e contorti, e le orchidee che nascono spontanee, e le cave da cui si estrassero le pietre della cantina, e i castagni da cui si ricavano i pali che reggono le vigne, e godere anche del silenzio del luogo. Allora sarà facile capire perché il Vigne della Brà riesca a brillare come un cristallo.

1 commenti:

  • Anonimo says:
    30 aprile 2013 alle ore 10:22

    Riasaggiato a sorgente del vino live sabato scorso, e un vino puro cristallino,minerale e verticale,un vino che può invecchiare bene.
    Ivano

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