[Angelo Peretti]
Oggi è la festa del lavoro. Per molti, però, il lavoro non c'è. Il lavoro è l'emergenza di questi nostri giorni. Non c'è per i giovani, che non hanno prospettive, non c'è per tante donne e tanti uomini di mezz'età che di speranze di ritrovarlo, il lavoro che hanno perso, ne hanno poche. Eppure pare che coloro che abbiamo eletto nelle istituzioni non se ne accorgano, impegnati in dispute da teatranti. Le priorità di lorsignori sono altre.
Invece occorre rilanciare il lavoro, e per far questo occorre sostenere le imprese, e per far questo occorre ridare fiato al credito. E per ridare fiato al credito cosa occorre? Magari pensare a nuove politiche comuni in Europa. E per far questo cosa occorre? Magari una nuova generazione di politici che siano preparati ad essere donne e uomini che si occupano della cosa pubblica e che capiscano che l'essenza della politica è il bene comune e non il bene della loro parte. Che sappiano che la solidarietà scaturisce dalla sussidiarietà, che è l'esercizio della responsabilità a generare la libertà. Ma chi li prepara, oggi, i nuovi politici? La scuola non è più da tempo nelle condizioni, i partiti sono larve, i sindacati sono immobilizzati da rigurgiti ideologici e rendite di posizione, la Chiesa ha abdicato, il volontariato è disperso in rivoli che dissetano senza diventare fiume, la cultura è autoreferenziale, la produzione è intrisa di neoliberismo antiumano.
Ora, così come siamo messi ora, che razza di festa è questa qui?

Ottimo, grido disperato. Il tuo, il mio, quello di altri (molti, spero). Zygmunt Baumann disegna scenari da schiavi. Io penso che la politica debba riemergere dal fango; politica, scienza del possibile (malgrado tutto). Complimenti per il blog, io faccio musica con gli stessi principi: apertura e ospitalità, curiosità.