I buoni e i cattivi

2 aprile 2013
[Angelo Peretti]
Proprio ieri mi è tornato per le mani un vecchio album di Edoardo Bennato. Si intitola - lo ricordate, vero? - "I buoni e i cattivi" ed era, e ancora è, un gioiellino della musica cantautorale italiana. Quel titolo mi fa venire in mente quel che ho letto in questi giorni sul web - anche tra i commenti ad un mio pezzo di qualche tempo fa - a proposito dei "vini naturali". O meglio, si badi, non mi pare che siano tanto i "vini naturali" il nucleo della contesa, bensì quella voglia che ogni tanto affiora di mettere qualcheduno alla gogna o di creare delle liste di proscrizione. Ognuno ha le proprie opinioni. La mia è che l'indice dei vini proibiti non mi appartiene.
In un commento ad un mio articolo dal titolo volutamente sopra le righe - "Naturali, non prendiamoci in giro" - nel quale dicevo di una rassegna "naturalista" nella quale avevo trovato tanti, troppi vini palesemente difettosi, una media più alta rispetto ad altri simili eventi, intendo - mi si obiettava: "Angelo, se sei assolutamente convinto di quello che hai scritto, credo che a questo punto anche tu come wine writer debba prenderti la responsabilità di tirar fuori i nomi di questi cattivi esempi da non imitare". Cito questo commento preso in "casa mia" perché direi che è emblematico di tanti altri simili pareri espressi di recente sul web. Giusto per fare un ulteriore esempio, l'obiezione è stata ripresa e amplificata in un pezzo di Gustodivino che invito a leggere, e che ha una titolazione altrettanto sopra le righe: "Fuori i nomi!"
Ebbene no. Scrivo di vino dal 1984, e in tanti anni non ho mai pubblicato una riga, dico una, per parlar male di qualcuno. Per un motivo molto semplice, a dir poco banale: il mio giudizio è - come tutti i giudizi sul vino - soggettivo, e dunque come potrei arrogarmi il diritto di parlar di "cattivi" soggettivamente individuati? Ho troppo rispetto del lavoro altrui per farlo, e preferisco pertanto dire soltanto di quei vini che, altrettanto soggettivamente, mi siano parsi "buoni". Poi, chi condivide in qualche modo il mio personalissimo gusto e magari ha più volte provato a confrontarlo col suo bevendo i vini di cui ho scritto, sarà libero di andare a cercare quella bottiglia che m'è piaciuta, e di farsene una propria, altrettanto personale, opinione. Se condividerà il mio parere ne sarò contento.
No, non scrivo di vini "cattivi". Perché ritengo che sia solo l'esempio del "buono" ciò che può far progredire il mondo. Credo che sia l'umana e artigiana tensione all'imitazione del buono a far da motore al miglioramento. E seguiterò pertanto a parlare solo di vini che soggettivamente reputo "buoni", e non m'importa proprio nulla che siano o meno "convenzionali" o "naturali". Per me il vino è vino.

2 commenti:

  • mc100 says:
    10 aprile 2013 alle ore 17:49

    Una volta tanto, non sono convinto.

    Lungi dal voler difendere o tantomeno esaltare la stroncatura tout court, ma non vedo nulla di male nell'esprimere, garbatamente e motivandolo, il proprio non gradimento.

    Sono un consumatore che paga ogni singola bottiglia, pranzo, cena, degustazione eccetera, e come tale rivendico il mio diritto alla critica, sempre che sia, lo ripeto, posta con rispetto del lavoro altrui e il più possibile spiegata.

  • Angelo Peretti says:
    11 aprile 2013 alle ore 22:30

    Grazie del commento, Marco, ma resto del mio avviso: preferisco segnalare quello che, soggettivamente, è piaciuto a me, sperando possa, soggettivamente, piacere ad altri. Perché quel che, soggettivamente, non piace a me, potrebbe, altrettanto soggettivamente, piacere invece ad altri: mica tutti abbiamo gli stessi gusti, visto che c'è gente che si compra e si tracanna vini puzzettosi.

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