Lo so, lo so, la stragrande maggioranza della gente, quando gli dico che tra i vini che più mi intrigano in Francia ci sono i rossi del Beaujolais, mi guarda di traverso: "Ma come, ti piacciono i novelli?" mi chedono. Lo so, lo so, questa è la tragedia del Beaujolais: quando si sente questa parola - Beaujolais - ecco che subito si pensa al vino novello della zona, il Beaujolais Noveau. E dunque un vinello semplice, una specie di bibita che sa di fruttino, niente di più. E invece questo è solo il Noveau. Perché invece i rossi "veri" del Beaujolais sono ben altra cosa. Rossi davvero "importanti", capaci di esprimere lo stile della Borgogna (e già, il Beaujolais sta proprio lì) attraverso un'uva diversa dal pinot noir, perché da quelle parti usano il gamay. Vini che invecchiano alla grande, e hanno anzi bisogno di tempo per esprimersi al meglio, e se li aspetti con pazienza ti aprono la loro anima intrisa di terragna eleganza. Un'eleganza che, però, paga un dazio terribile di notorietà, offuscata dal fenomeno Noveau, che ha snaturato l'immagine dell'area, rivoltandosi contro la zona come un boomerang.
Il fatto è che i produttori del Beaujolais stanno vivendo anni difficili, tanto difficili. E in tanti rischiano la bancarotta. Lo leggo con profondo dispiacere sul numero d'aprile di Decanter. I piccoli vigneron, in crisi da anni per la caduta d'identità dei loro cru, ora devono affrontare anche gli esiti devastanti di una vendemmia, quella del 2012, che è stata disastrosa, con grandinate e tempeste che hanno ridotto il raccolto del quaranta per cento. Fra i 2700 vigneron della zona, circa duecento potrebbero non farcela a passare indenni quest'anno, ed è una percentuale altissima. Il grido d'allarme lo lancia Guillaume de Castelnau, direttore generale dello Château des Jacques, che appartiene al celeberrimo brand borgognone di Louis Jadot. "I piccoli contadini della zona - dice - possono vivere con poco denaro, ma molti di loro nel Beaujolais hanno smesso di guadagnare due o tre anni fa", e dunque il crollo produttivo del 2012 potrebbe essere fatale per chi ha ormai eroso i propri risparmi.
Che fare? Non lo so, ma un invito lo rivolgo a chi mi legge: beviamo i rossi del Beaujolais. Un elegante Fleurie, un robusto Morgon, un bizzoso Moulin-à-Vent, uno dei vari, meravigliosi rossi dei "village" della zona. Beviamoli e riscopriamo il piacere di questi vini: sarà la nostra piccola maniera di dare una mano a quei vignaioli.

Mi dispiace Angelo.
Anche in Italia però l'annata 2012 è stata quantitativamente scarsissima.
A casa mia abbiamo perso il 44% del raccolto.
Confermo quanto dice Stefano; nella mia azienda, che produce il 90 % di Soave abbiamo perso il 40 % circa.
Anche quest'anno, con questa primavera piovosa come non mai, ci sono già le premesse per una stagione problematica.
In ogni caso mi sento vicino a chi lavora la terra e ha dei problemi ... chissà perchè in questi ultimi tempi mi sonno sempre più simpatiche le persone che lavorano la terra !
Sì, è vero, l'annata storta capita ovunque, e quella del 2012 è stata un'annata storta in varie parti, tra cui l'est veronese. Ma nel Beaujolais l'annata povera si è sommata a una crisi strutturale che dura da anni, e in molti rischiano di chiudere. Non ho dati recenti sul valore dei vigneti nella zona, ma ricordo che già un paio di anni fa era, in alcuni casi, piuttosto basso.