[Angelo Peretti]
Nec Plus Ultra, non più oltre: la mitologia vuole che l'abbia scolpito Ercole sui monti che segnavano la fine del mondo conosciuto. Le Colonne d'Ercole, appunto. Bruno Paillard l'ha invece stampato sull'etichetta d'una sua selezione di Champagne, che nasce dalle uve di sette Grand Cru. Anzi, a dire il vero ci ha scritto N.P.U. che è l'acronimo del motto leggendario. Dicevo che l'ha messo in etichetta d'un suo Champagne, e che Champagne, ragazzi! Al Vinitaly, nella terrazzina dello stand di Cuzziol, il distributore italiano, ho potuto tastarne quattro annate in una verticale guidata proprio da lui, Bruno Paillard in persona: il '99, ultimo nato, il '96, il '95 e il '90. Fantastici calici, roba da estraniarti dal vociare del padiglione, dal caldo, dalla stanchezza, dalla tensione che è tipica degli appuntamenti fieristici. Un'ora di piacere e relax nel contesto che meno induce al piacere e al relax. Se vi par poco...
Ordunque, il Nec Plus Ultra nasce da un sogno: Bruno Paillard, presa in mano l'attività del padre - che era commerciante d'uve champagniste - e diventato produttore con maison a proprio nome nel 1981, ha deciso un bel giorno di provare a fare il miglior Champagne possibile. Mica ambizione da poco. E per riuscirci, ecco l'idea di andare a cercare col lanternino le uve più adatte, e di assemblare metà chardonnay e metà pinot noir, e di maturare i vini in barrique usate di grandi produttori di Bordeaux blanc, e di fare stare il vino sui lieviti per dieci-dodici anni e poi d'aspettarlo ancora, dopo la sboccatura. Ora è uscito, appunto, il millesimo del 1999: siamo nel 2013, facile fare il conto di quanta pazienza c'è voluta, e lui è convinto che lo Champagne vada preso proprio così, con la pazienza.
Due righe sui quattro vini, giusto per l'invidia di chi legge. Non metto i miei soliti giudizi in faccini: qui siamo ai vertici assoluti, altroché.
Champagne Nec Plus Ultra 1999 Bruno Paillard
Sboccatura gennaio 2012, che vuol dire da pochissimo, pensando alle idee di Paillard. Colore verde oro. Dapprima molto "discreto" nel porgersi al naso, poi, col tempo - ed è vino che ha sempre bisogno di tempo - si apre sui fruttini maturi e sull'arancia candita. In bocca è setoso, la bolla minutissima, ed è un marchio di fabbrica, questo. Ha struttura notevole: "È un vino più per bere che per parlare" dice Paillard, in italiano, e condivido. Ed è tanto, tanto giovane.
Champagne Nec Plus Ultra 1996 Bruno Paillard
Sboccatura gennaio 2009. "Annata non tipica" la definisce Paillard, perché - spiega - le uve erano molto mature, ma anche molto acide: di solito tutt'e due le caratteristiche insieme non si trovano. Giallo oro. Si apre con lentezza, tipicamente. Prima sensazione: alghe, risacca, ostriche, mare. Poi il croissant. E i frutti che cominciano a materializzarsi e gradualmente avvolgono. Avete presente l'incedere del Bolero di Ravel? Ecco, la sensazione è questa. "Molti '96 sono stati bevuti troppo giovani, sono stati infanticidi" dice Paillard.
Champagne Nec Plus Ultra 1995 Bruno Paillard
Sboccatura ottobre 2006. Brillante. "Ha un equilibrio un po' più perfetto del '96", e questo comparativo d'un superlativo rende l'idea di quanto valga questo vino. Sono d'accordo: vino splendido, ed esagero anch'io col super-superlativo, e dico splendidissimo. Marzapane, pan di spezie, frutti canditi, marmellata di cotogne, gelatina di ribes, petali di rosa. "Un vino completo" dice Paillard, e ha ragione."Va assaggiato lentamente", aggiunge, e anche qui ha ragione, perché è così pieno, così intenso, che hai bisogno di godertelo, appunto, con lentezza, sorso dopo sorso.
Champagne Nec Plus Ultra 1990 Bruno Paillard
Sboccatura dicembre 2003. Colore giall'oro intenso, ma non troppo carico. Ecco, quest'è un vino per il quale è corretto usare un termine preciso: tensione. Vino tesissimo. "La tensione viene dal suolo, non dall'ossidazione" osserva Paillard. Frutti maturi, polposi, tanta albicocca, fresca e in confettura. Erbe officinali. Memorie salmastre, precise, nette, avvincenti. "Chi ha fatto veramente il lavoro sono il tempo e il suolo" dice con modestia il produttore. Mah, credo che una buona mano al tempo e al suolo ce l'abbia data anche lui. Una delle bolle più buone che abbia mai bevuto.

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