[Angelo Peretti]
Ho passione per i liquori all'anice, l'ho detto di recente: adoro le nuvole bianche che si formano nel bicchiere. "Cos'è la pianura padana dalle sei in avanti, una nebbia che sembra di
essere dentro a un bicchiere di acqua e anice eh già" canta Paolo Conte. Però quello dell’anice non è gusto
nebbioso, autunnale. Tutt’altro. Profuma d’estate. Disseta, rinfresca.
L’Italia è terra di grand’interesse in tema di enoliti anisati,
come si chiamano tecnicamente i liquori all’anice. Le Marche sono la
regione leader, ché qui si coltiva l’anice verde, utilizzato anche per
aromatizzare i biscotti, gli anicetti. "A farmi preferir basta un
assaggio" è scritto con orgoglio dal 1868 sulle bottiglie dell’anice
secco della Varnelli, azienda "di culto" per i fan di questo genere di
liquoristica. La sede è a Muccia, nel Maceratese. In casa Varnelli il
liquore lo si fa proprio con l’infusione d’anice verde marchigiano su
una base superalcolica. Sulle pubblicità degli anni Cinquanta
campeggiava l’etichetta con su scritto "Mistrà Varnelli", e mistrà si
definisce ancora oggi il liquore all’anice in alcune parti d’Italia.
Sempre nelle Marche, ma in terra ascolana, si fa l’anisetta. Famosa è
quella della Meletti. L’ha creata nel 1870 Silvio Meletti, perfezionando - dicono -
la formula cara alla mamma.
A Roma bevo il Mistrà Pallini. Chi ama l'anice secco se lo segni. Questo è secchissimo. Difficile trovarlo fuori dai confini de Lazio. la bottiglia non ammicca proprio a nulla: semplicissima, quasi elementare, come l'etichetta.
Palermo ha tradizione dell’uso
dell’anice nell’acqua fresca. Una memoria della dominazione araba. Nella
città siciliana si produce dal 1813 l’anice unico Tutone. Viene venduto
in bottigliette da venti centilitri. L’alcol è alto: sessanta gradi. Se
ne usano poche gocce nell’acqua fresca. "Per acqua", avverte
l’etichetta. La formula dell’anice per acqua dei Tutone è nata due
secoli fa nel chiosco di famiglia, in piazza Fieravecchia, utilizzando
un prodotto delle farmacie, l’anetolo, olio essenziale ricavato
dall’anice stellato.
L’anesone triduo andava forte soprattutto nel
Bresciano: il nome viene dal fatto che lo si prepara facendo macerare
tre giorni l’anice nell’alcol. Nel Lazio, a Civitavecchia c’è un marchio
famoso: la sambuca extra Molinari. La sambuca la si fa con l'infusione
densamente dolcificata dei semi secchi dell'anice stellato. Le aziende
che la producono sono ancora parecchie. Fu però Angelo Molinari a
introdurre nella ristorazione romana l’uso della sambuca "con la mosca",
ossia con alcuni chicchi di caffè nel bicchierino: un’idea che ha
spopolato, un mito. Negli anni Sessanta iniziò l’assalto di Molinari al
territorio nazionale con gli spot televisivi: i testimonial erano attori
come Paolo Stoppa, Rina Morelli, Sydney Rome. Altri tempi.

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