Anice d'Italia

5 giugno 2013
[Angelo Peretti]
Ho passione per i liquori all'anice, l'ho detto di recente: adoro le nuvole bianche che si formano nel bicchiere. "Cos'è la pianura padana dalle sei in avanti, una nebbia che sembra di essere dentro a un bicchiere di acqua e anice eh già" canta Paolo Conte. Però quello dell’anice non è gusto nebbioso, autunnale. Tutt’altro. Profuma d’estate. Disseta, rinfresca.
L’Italia è terra di grand’interesse in tema di enoliti anisati, come si chiamano tecnicamente i liquori all’anice. Le Marche sono la regione leader, ché qui si coltiva l’anice verde, utilizzato anche per aromatizzare i biscotti, gli anicetti. "A farmi preferir basta un assaggio" è scritto con orgoglio dal 1868 sulle bottiglie dell’anice secco della Varnelli, azienda "di culto" per i fan di questo genere di liquoristica. La sede è a Muccia, nel Maceratese. In casa Varnelli il liquore lo si fa proprio con l’infusione d’anice verde marchigiano su una base superalcolica. Sulle pubblicità degli anni Cinquanta campeggiava l’etichetta con su scritto "Mistrà Varnelli", e mistrà si definisce ancora oggi il liquore all’anice in alcune parti d’Italia. Sempre nelle Marche, ma in terra ascolana, si fa l’anisetta. Famosa è quella della Meletti. L’ha creata nel 1870 Silvio Meletti, perfezionando - dicono - la formula cara alla mamma.
A Roma bevo il Mistrà Pallini. Chi ama l'anice secco se lo segni. Questo è secchissimo. Difficile trovarlo fuori dai confini de Lazio. la bottiglia non ammicca proprio a nulla: semplicissima, quasi elementare, come l'etichetta.
Palermo ha tradizione dell’uso dell’anice nell’acqua fresca. Una memoria della dominazione araba. Nella città siciliana si produce dal 1813 l’anice unico Tutone. Viene venduto in bottigliette da venti centilitri. L’alcol è alto: sessanta gradi. Se ne usano poche gocce nell’acqua fresca. "Per acqua", avverte l’etichetta. La formula dell’anice per acqua dei Tutone è nata due secoli fa nel chiosco di famiglia, in piazza Fieravecchia, utilizzando un prodotto delle farmacie, l’anetolo, olio essenziale ricavato dall’anice stellato.
L’anesone triduo andava forte soprattutto nel Bresciano: il nome viene dal fatto che lo si prepara facendo macerare tre giorni l’anice nell’alcol. Nel Lazio, a Civitavecchia c’è un marchio famoso: la sambuca extra Molinari. La sambuca la si fa con l'infusione densamente dolcificata dei semi secchi dell'anice stellato. Le aziende che la producono sono ancora parecchie. Fu però Angelo Molinari a introdurre nella ristorazione romana l’uso della sambuca "con la mosca", ossia con alcuni chicchi di caffè nel bicchierino: un’idea che ha spopolato, un mito. Negli anni Sessanta iniziò l’assalto di Molinari al territorio nazionale con gli spot televisivi: i testimonial erano attori come Paolo Stoppa, Rina Morelli, Sydney Rome. Altri tempi.

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