L'export del vino italiano è davvero in calo

14 giugno 2013
[Angelo Peretti]
Et voilà: quelle che erano mie indimostrate percezioni, ora sono (purtroppo) certezza. L'export del vino italiano è in calo, come mostra con la fredda, impietosa forza delle cifre il sempre affidabile Marco Baccaglio, che sul suo prezioso I Numeri del Vino ha rielaborato i dati Istati relativi al primo trimestre del 2013. Lo dico ormai da un paio di mesi: tutto mi fa pensare che, insieme alla costante discesa delle vendite sul mercato domestico, con quest'Italia che non solo non riparte, ma addirittura arretra sempre di più, abbiamo il grattacapo di una frenata delle esportazioni. Adesso ecco la conferma: a marzo il dato tendenziale sui dodici mesi è del -8,2%, e sul solo mese di marzo si è arrivati a un -9%, che è ancora più rognoso. Cala l'imbottigliato (-4,3%), cala lo sfuso (-16,7%), comincia a tribolare lo spumante (-0,2%), e devo dire che erano proprio alcuni segnali che mi pervenivano dalle denominazioni bollicinose che mi facevano pensar male. Non mi aspettavo tuttavia che il vino fermo avesse queste discese che rischiano di dimostrarsi rovinose.
Per cercare di far sintesi, riprendo pari pari le considerazioni di Baccaglio, secondo il quale "le esportazioni a marzo 2013 cominciano a dare segni di indebolimento, a causa di diversi elementi, così riassumibili: la ripresa del calo dei volumi, a marzo giù del 9%; il progressivo indebolimento del trend di crescita dei vini fermi, con un apparente effetto di sostituzione tra imbottigliati e sfusi, che ha un impatto negativo sul prezzo mix; alcuni segnali di indebolimento sul mercato tedesco e inglese sui prodotti a valore aggiunto come quello dei vini spumanti, che non viene compensato dagli altri prodotti".
No, non sono per niente ottimista.

2 commenti:

  • gianpaolo paglia says:
    14 giugno 2013 alle ore 09:41

    se analizziamo i dati, troviamo una conferma del fatto che le politiche di controllo dell'offerta, congiunte con due vendemmie consecutive "piccole" hanno prodotto si', un aumento delle vendite in valore, ma una contrazione inevitabile di quelle in volume, che
    ovviamente significa anche perdita di segmenti di mercato, e una sostituzione dell'imbottigliato con lo sfuso. Insomma, siccome alcuni vini hanno passato la soglia di prezzo nelle quali erano competitivi, i clienti hanno smesso di comprarli, o hanno comprato sfusi da imbottigliare.
    I dati sono chiari (anno su anno): l'imbottigliato aumenta in valore del 6,2 % e diminuisce il volume del 2,7 %, lo sfuso addirittura aumenta in valore del 26% (!) pur diminuendo in volume del 3,9%.
    Questi sono aumenti di prezzo medi molto alti, frutto delle politiche protezionistiche e di indirizzo di mercato (oltre che da fatti
    meterologici), che guardano solo al profitto immediato (meno vino in circolazione = prezzi piu' alti) senza valutare gli effetti sul medio
    termine, che si stanno traducendo in una sostituzione di questi prodotti con prodotti meno cari provenienti da alre parti o sostituendo il prodotto a maggior valore aggiunto (la bottiglia) con quello a minore valore aggiunto e di immagine (come lo sfuso).
    Purtroppo credo che questi dati verranno letti in modo diverso dai sostenitori dello status quo, ovvero con l'equazione "si vende meno,
    produciamo meno". Di questo passo il declino e' sicuro, in linea con la tradizione recente del paese. L'importante e' salvaguardare le
    rendite di posizione (che nel vino sono sostanziose), ne c'est pas?

  • Angelo Peretti says:
    15 giugno 2013 alle ore 09:46

    Riflessione molto interessante (come sempre), Gianpaolo. Penso che ci tornerò su.

Posta un commento