[Angelo Peretti]
Dalle finestre di casa mia vedo, di là del lago di Garda, il monte Pizzocolo, che noi qui chiamiamo monte Gu, e altri anche, aulicamente, Naso di Napoleone perché somiglia vagamente al profilo del Bonaparte. C'è un proverbio che dice che "quando el Gu el g'ha el capèl, o che piovi o che fa bel", ossia che quando la vetta del Pizzocolo è coperta dalle nubi, allora è difficile far previsioni sul tempo, perché può piovere come no. Ecco, mi veniva in mente questo leggendo, nel fine settimana, le "Considerazioni finali" del Governatore della Banca d'Italia all'Assemblea ordinaria dello scorso 31 maggio (come dite? che nel fine settimana si può impiegare il tempo in altra maniera? be', sì, ma sarò ben libero di farmi del male come voglio io, no?). In particolare, quel passaggio che dice testualmente così: "Anche quest’anno si chiuderà con un forte calo dell’attività produttiva e dell’occupazione. L’inversione del ciclo economico verso la fine dell’anno è possibile; dipenderà dall’accelerazione del commercio mondiale, dall’attuazione di politiche economiche adeguate, dall’evoluzione positiva delle aspettative e delle condizioni per investire, dalla disponibilità di credito".
Insomma, dico io: in Italia stiamo andando male, e la ripresa, da quel che leggo, è legata al verificarsi di così tante variabili, che è davvero difficile, purtroppo, sperarci seriamente. Ecco, o che piove o che fa bello: arduo fare previsioni, come quando le nuvole coprono alla vista la sommità del monte Gu.
Sta di fatto che le notizie che si accumulano sono sempre più preoccupanti. I consumi crollano - e per forza: la gente non ha più soldi, e molti hanno perso anche il lavoro -, le banche non concedono credito alle imprese e i nostri politicanti si accapigliano a parlare di presidenzialismo, come se il problema degli italiani fosse questo. Come se non bastasse, il turismo ha preso una brutta botta per la mostruosa sequenza di piogge degli ultimi due mesi, proprio in concomitanza coi "grandi ponti" delle feste tedesche. Ma un altro segnale bruttino che percepisco nell'aria è che anche uno dei pochi settori economici che ancora tiravano, ossia il vino, sta cominciando a rallentare. Magari mi sbaglio. Anzi, spero proprio di sbagliarmi.

Se oltre al Naso di Napoleone si vedesse anche il lago, io quasi quasi mi accontenterei di stare alla finestra ad attendere gli eventi :-) si può anche maliconicamente godere del tramonto
ormai l'unica speranza per le nostre aziende e' l'export, al quale siamo attaccati con le unghie, pur nella cronica deficenza organizzativa e promozionale. Se parli con le banche te lo confermano, le uniche aziende che non sono in crisi nera sono quelle che esportano. Per il resto il declino in Italia pare ancora inarrestabile, speriamo bene, ma non sono ottimista.
Gianpaolo, il problema è che sta rallentando anche l'export. Anche quello.
Noi italiani a livello style e food siamo veramente bravi ma, non abbiamo mai avuto il supporto delle istituzioni.
Ricordo quando nel 2006 andai ad Hong Kong e incontrai il delegato ICE della zona. Parlava non troppo correttamente l'italiano e non parlava inglese, sempre affiancato da un traduttore italo/inglese/cinese.
E nello stesso anno Berlusconi visitò il paese con l'imprenditore ed ex ministro Lunardi e altri pochi amici.
Sarkozy invece passò con una delegazione di 600 imprenditori di diversi settori.
Allora in Cina la Francia fatturava 36 milioni di euro e l'Italia 5. Ora l'Italia ne fattura circa 50 e la Francia circa 400.
Investimenti istituzionali.
Con il vino ci sono problemi di dazi in Cina, come evidenzia questo reportage http://it.euronews.com/2013/06/05/dazi-rappresaglia-cinese-contro-i-vini-europei/ ma alla fine vediamo anche i numeri della Francia, che copre il 50% del mercato cinese.