Un grande (e scuro) rosato di Sicilia

20 giugno 2013
[Angelo Peretti]
L'unico problema è la mia ritrosia a chiamarlo rosato, perché è sì ben più scarico di colore rispetto ai rossi che si fanno da quelle parti, ma se lo confronto coi vini della mia terra bardolinista, be', i nostri rossi son quasi tutti meno colorati di questo vino rosato. Ma tant'è, il mondo dei rosati è un mistero immensamente vago, e le tinte vanno dal quasi rosso di certe espressioni del sud italiano e spagnolo al quasi bianco dei rosé provenzali. E dunque sia: prendiamo per buona la definizione di rosato per questo vino che viene da Faro Superiore, provincia di Messina, Sicilia. Lo fa l'azienda dei Bonavita. Realtà piccolina, ma di valore, votata al credo del "naturale". Sul loro sito dicono: "Nessun utilizzo di concimi chimici ma solo sovesci annuali di leguminose seminate in autunno, in modo da apportare sostanza organica naturale; nessun uso di erbicidi ed insetticidi, ma solo basse dosi di rame e zolfo per la difesa antiparassitaria". Ecco, "naturali", appunto.
Accanto al rosso, un Faro di spessore, fanno, credo quasi per sfizio, un rosato (tendente, come detto, al granato) dalla uve di nerello mascalese, nerello cappuccio e nocera. Fermenta in legno, ed ha struttura, epperò anche, insieme, buona beva, e in ogni caso sicuro carattere e salda trama. Del Faro (quello rosso, doc) conserva la spezia (la noce moscata, direi), la terrosità (terra nera, bagnata) e il frutto avvolgente (la mora di rovo, soprattutto, eppoi la ciliegia matura), ma aggiunge beva assai, accantonando la forza tannica.
Chi cercasse un rosato senza mezze misure, sappia che qui lo trova. Sappia anche che appena lo si versa nel calice se ne può restare sconcertati, come siamo rimasti noi che l'abbiamo bevuto alla serata rosatista che ho allestito al ristorante Oseleta del Wine Relais Villa Cordevigo di Cavaion: lo sconcerto nasce dal colore - appunto - e poi dall'impatto, che fa pensare magari, più che a un rosé, a certi terragni vini borgognoni. Poi ne bevi un altro sorso e il gioco è fatto: la bottiglia dura appena il tempo di un amen.
Bel vino.
Terre Siciliane Rosato 2012 Bonavita
Tre lieti faccini :-) :-) :-)

1 commenti:

  • Anonimo says:
    20 giugno 2013 alle ore 13:58

    É un mio saldo punto di riferimento tra i grandi rosati italiani, tra l'altro é molto versatile a tavola dove grazie al corpo generoso ci si puó spingere senza timore, in accostamenti con piatti strutturati.
    A Cerea praticamente di fianco a Giovanni Scarfone c'era un altro grande "rosatone" del centro sud, lo splendido cerasuolo di Praesidium, e ancora di fianco Il goloso rosato di nero d'avola di Marabino, leggiadro e femminile.
    Il vicino di banco di Marabino? Redonder con uno dei piú affascinanti rosati nordici, il teroldego rosé Assolo.
    Bella la via en..rose

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