Che sorpresa il vino olandese

6 settembre 2013
[Angelo Peretti]
In Olanda si fa vino. Dalle parti di Maastricht, soprattutto. Ammetto però che dire “soprattutto” è usare una parola grossa: le vigne olandesi non mi pare superino, complessivamente, i duecento ettari. Poca roba. Eppure si dice che la vigna fosse coltivata da quelle parti già in epoca medievale. Sta di fatto che n'era rimasta poca traccia. Solo di recente ha rifatto capolino. Per esempio, proprio a Maastricht nel 1970 è stata fondata l’azienda agricola Apostelhoeve.
Ho provato i loro vini durante una cena che ho fatto qualche sera fa ad Amsterdam. Siccome i prezzi non erano da fuori di testa (centro città, buon ristorante, sui 35-36 euro a bottiglia: ci sta) ne ho presi due: un Riesling del 2011 e un Pinot Gris del 2012. C’erano anche un Pinot Gris passato in barrique e un altro vino che mi è parso un uvaggio, ma mica potevo mettere quattro bottiglie in tavola (già  così, con due vini davanti, dal tavolino vicino mi guardavano un po’ straniti, e anche il cameriere non capiva bene perché li volessi tutti e due insieme).
Dichiaro che è stato il mio battesimo enologico olandese. Com'è andata? Eh, come siete curiosi! Comunque sì, lo dico: è andata bene. Bevuti volentieri. Di seguito racconto l’assaggio e la beva.
Louwberg Maastricht Riesling 2011 Apostelhoeve
Ammetto che subito m’è apparso piccolino, e m’ha confuso di certo l’assenza di quella vena minerale che, aduso ai tedeschi e agli alsaziani, m’aspettavo, sbagliando, da un Riesling nordico. Ma poi ho trovato piacevole quel mix leggero di memorie erbacee e di buccia di cedro. Di seguito affiorano delicatissimi ricordi di erba luigia e di mentuccia. La freschezza, quella non manca. Resto sorpreso accostandolo al cibo: regge benissimo il confronto con la cucina olandese.
Un faccino e quasi due :-)
Louwberg Maastricht Pinot Gris 2012 Apostelhoeve
Il Pinot Gris in etichetta dichiara 13 gradi, uno in più del Riesling, e non sono pochi per queste latitudini. Nel bicchiere lo trovo immediatamente fruttato. Sa di mela renetta, di albicocca ancora un po’ verde, di susina colta anch’essa quand’è un po' acerba e croccante. Ha corpo saldo. Si fa apprezzare già al primo sorso, ed ha una freschezza ben modulata. Poi, ecco che compare una vena vegetale, che mi ricorda a tratti, sottilmente, l’asparago, il che è curioso. Si beve bene.
Due lieti faccini :-) :-)

2 commenti:

  • maneonte says:
    9 settembre 2013 alle ore 09:31

    Scusami Angelo, ma "regge benissimo il confronto con la cucina olandese" era ironico?
    O, come è probabile, nei miei viaggi in Olanda mi sono perso qualcosa?

  • Angelo Peretti says:
    9 settembre 2013 alle ore 11:51

    Sì, temo tu ti sia perso qualcosa. D'accordo, la cucina olandese non è da tagliarsi le vene, però ci sono ad Amsterdam alcuni ristoranti che propongono cose interessanti (tra l'altro vari stellati), con il pesce e la carne interpretati in maniera diversa rispetto ad altre esperienze europee. I vini olandesi che cito, per esempio, li ho bevuti al ristorante D'Vijff Vlieghen, che ha, a mio avviso, un eccellente rapporto qualità-prezzo (considerando anche la qualitò del servizio e il fascino di quell'antica casa) e una cucina apprezzabilissima.

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