[Angelo Peretti]
Scrivevo qualche giorno fa che "il vino non è arte" e che il vignaiolo non è un artista, ma semmai - riprendendo la definizione di Angelo Gaja - un artigiano. Torno sul tema perché mi è capitato tra le mani il numero di settembre de L'Enologo, house organ di Assoenologi. Vi sono riportati gli interventi principali degli ospiti dell'ultimo congresso nazionale dell'Associazione degli enologi e degli enotecnici italiani. E fra gli interventi c'è anche, appunto, quello di Gaja. Che ha sostenuto queste cose: "Molto spesso imprenditori, economisti, professori hanno detto cose incredibili, ad esempio che le piccole aziende sono una palla al piede, e che l'Italia non ha potuto volare in alto a causa delle imprese piccole. Ma cosa dicono? Questi piccoli artigiani sono tutti integrati perfettamente con il sistema, il vino che non riescono a vendere in bottiglia lo vendono sfuso e lo danno agli imbottigliatori che comprano ottimo vino e possono riesportarlo. Poi gli artigiani attraggono, sono catalizzatori per i turisti".
Vero, verissimo. Per almeno un decennio non c'è stato convegno nel quale non si sia recitato il mantra neoliberista della massa critica e della crescita dimensionale. Si sosteneva che occorreva ad ogni costo accrescere le dimensioni delle aziende vitivinicole, che i piccoli sarebbero scomparsi. Gli stessi dogmi recitati in altri settori. Prendete le banche. Nel nome della crescita ad ogni costo hanno ucciso secoli di storia delle banche locali, giudicate superate e fuori del tempo, per mettere in piedi enormi gruppi bancari. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. La crisi che stiamo pagando a carissimo prezzo è nata dentro il mondo della finanza per poi trasferirsi all'economia. Piccolo è bello, e ha ragione Gaja, "questo degli artigiani è un patrimonio che dobbiamo imparare a difendere".

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