I piccoli non sbrachino sul prezzo del vino

27 settembre 2013
[Angelo Peretti]
Se c'è una cosa difficile nel mondo del vino, è convincere i piccoli e piccolissimi produttori che certe volte la causa dei loro problemi non sono i grandi imbottigliatori o le mega cooperative, bensì loro stessi. Già, e so bene che a dire questa cosa rischio di tirarmi addosso strali come piovesse, ma mi tocca dirla lo stesso. Perché lo ha detto anche Angelo Gaja. Parlando al congresso dell'Assoenologi.
Ieri ho ricordato la sua difesa dei piccoli artigiani del vino fatta in quella sede. Ma ho omesso un pezzetto della sua porzione di relazione dedicata, appunto, ai piccoli produttori. Questo: "Bisogna soltanto insegnare loro - ha affermato Gaja - che quando vendono direttamente dall'azienda devono proteggere il proprio prezzo". Ha ragione. Perché è così che si difende il valore di una denominazione e di un territorio: evitando di sbracare sul prezzo. Per deprimere la percezione della qualità non c'è cosa peggiore di un piccolo produttore che vende a poco prezzo il proprio vino identitario. E pazienza se a noi acquirenti il vino costerà qualcosina in più. Ed ora, rifletteteci prima di replicare irati.

6 commenti:

  • Stefano Menti says:
    27 settembre 2013 alle ore 11:33

    Completamente d'accordo.

  • Anonimo says:
    27 settembre 2013 alle ore 13:24

    Fare vino impone dei costi fissi che vengono ammortizzati sul numero di bottiglie. Tante bottiglie = piccola incidenza, poche bottiglie = grande incidenza.
    Certo che il prodotto deve essere di qualità altrimenti è meglio concentrarsi su altro.

  • Anonimo says:
    6 ottobre 2013 alle ore 12:55

    Proprio in virtù di questa regola:"poche bottiglie=grande incidenza" è veramente difficile per un piccolo vende il proprio vino a prezzi bassi

  • Angelo Peretti says:
    6 ottobre 2013 alle ore 13:08

    Caro Anonimo, potrei citarti decine e decine di piccoli e piccolissimi produttori che fanno prodotti di buona e talvolta alta qualità (con rifermento alla loro zona) e che vendono a prezzi molto, troppo bassi: dai 2 ai 3 euro a bottiglia se ne trovano fin che vuoi, e questo deprime le denominazioni. Ma in questi casi la regola è: "poche bottiglie + nessun dipendente + nessuna distribuzione = mi accontento". Le regole economicistiche non sempre (quasi mai) si applicano al comparto agricolo.

  • Angelo Peretti says:
    6 ottobre 2013 alle ore 13:13

    Ah, dimenticavo: "mi accontento" può essere letto anche come "sempre meglio che fare l'operaio il fabbrica o la cassiera al supermercato". Le cose vanno così.

  • Nic Marsèl says:
    8 ottobre 2013 alle ore 17:11

    "Così vanno le cose cose, così devono andare" (cit.) Io non dubito che ci sia questa miriade di produttori che deprimono le denominazioni, però vorrei conoscerne di più di gente che si accontenta :-) Senza fare troppi moralismi forse è un valore da recuperare.

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