[Angelo Peretti]
Se c'è una cosa difficile nel mondo del vino, è convincere i piccoli e piccolissimi produttori che certe volte la causa dei loro problemi non sono i grandi imbottigliatori o le mega cooperative, bensì loro stessi. Già, e so bene che a dire questa cosa rischio di tirarmi addosso strali come piovesse, ma mi tocca dirla lo stesso. Perché lo ha detto anche Angelo Gaja. Parlando al congresso dell'Assoenologi.
Ieri ho ricordato la sua difesa dei piccoli artigiani del vino fatta in quella sede. Ma ho omesso un pezzetto della sua porzione di relazione dedicata, appunto, ai piccoli produttori. Questo: "Bisogna soltanto insegnare loro - ha affermato Gaja - che
quando vendono direttamente dall'azienda devono proteggere il proprio
prezzo". Ha ragione. Perché è così che si difende il valore di una
denominazione e di un territorio: evitando di sbracare sul prezzo. Per deprimere la percezione della qualità non c'è cosa peggiore di un piccolo produttore che vende a poco prezzo il proprio vino identitario. E pazienza se a noi acquirenti il vino
costerà qualcosina in più. Ed ora, rifletteteci prima di replicare irati.

Completamente d'accordo.
Fare vino impone dei costi fissi che vengono ammortizzati sul numero di bottiglie. Tante bottiglie = piccola incidenza, poche bottiglie = grande incidenza.
Certo che il prodotto deve essere di qualità altrimenti è meglio concentrarsi su altro.
Proprio in virtù di questa regola:"poche bottiglie=grande incidenza" è veramente difficile per un piccolo vende il proprio vino a prezzi bassi
Caro Anonimo, potrei citarti decine e decine di piccoli e piccolissimi produttori che fanno prodotti di buona e talvolta alta qualità (con rifermento alla loro zona) e che vendono a prezzi molto, troppo bassi: dai 2 ai 3 euro a bottiglia se ne trovano fin che vuoi, e questo deprime le denominazioni. Ma in questi casi la regola è: "poche bottiglie + nessun dipendente + nessuna distribuzione = mi accontento". Le regole economicistiche non sempre (quasi mai) si applicano al comparto agricolo.
Ah, dimenticavo: "mi accontento" può essere letto anche come "sempre meglio che fare l'operaio il fabbrica o la cassiera al supermercato". Le cose vanno così.
"Così vanno le cose cose, così devono andare" (cit.) Io non dubito che ci sia questa miriade di produttori che deprimono le denominazioni, però vorrei conoscerne di più di gente che si accontenta :-) Senza fare troppi moralismi forse è un valore da recuperare.