[Angelo Peretti]
Ma guarda te com'è strana la vita. Proprio mentre su Facebook s'infervorava la discussione su un'infelice battuta di un'ex enotecara che asseriva che nessun vino bianco riesce a superare i cinque anni, io ero seduto in una sala ad assaggiarne tre, italiani, del 2007, 2005 e 2002, ossia da cinque anni in su. Ed erano tutt'e tre in splendida forma. E comunque chi mi legge con qualche maggiore frequenza lo sa che mi piacciono i vini (bianchi) che invecchiano.
Passo indietro. Questa la frase "incriminata" dell'enotecara: "Il
vino bianco per nota mancanza di struttura dovuta alla mancanza del
passaggio sulle bucce non può durare che un 5 anni al massimo, in
qualsiasi variante, anche docg. Perdonatemi ma chiedere a un bianco di
sfidare il tempo è davvero troppo!" Ecco, sì, è davvero troppo. Intendo è troppo parlare mettendo in campo simili pregiudizi: meglio assaggiare, assaggiare, assaggiare, senza preconcetto alcuno.
Nello specifico, io assaggiavo a una degustazione organizzata a Soave da Partesa, notissimo distributore di vini e bevande, con catalogo invidiabile. A guidare il tasting era Nicola Frasson, responsabile veneto della guida del Gambero Rosso. E nei bicchieri avevamo un friulano, un veneto e un marchigiano. Bianchi. E qui di seguito dico com'è andata.
Collio Bianco Fosarin 2007 Ronco dei Tassi
Il giovincello dei tre: "solo" un 2007. Pinot bianco, tocai e malvasia istriana. Complesso e complicato, si apre con lentezza verso i canditi, gli agrumi, le erbe essiccate, le foglie secche, il muschio. In forma smagliante.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
Soave Classico Monte Fiorentine 2005 Cà Rugate
Ossia la garganega di Brognoligo, grand cru soavista. E accipicchia che giovincello che è questo Soave. Fiori, frutti, la mineralità sottesa, la freschezza, il sale che fa salivare, lo slancio vitale. Succoso di agrumi e di frutto bianco.
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
Verdicchio Classico dei Castelli di Jesi Riserva Plenio 2002 Umani Ronchi
Un bianco che come stile appartiene a un'epoca precisa, quella in cui la concentrazione del frutto era un dogma. Qui il fruttone candito e stramaturo viene sorretto dalla freschezza dell'annata. Regge bene il tempo, peraltro.
Due lieti faccini :-) :-)

Felice che da quanto da me riportato su Facebook ti abbia ispirato così favorevolmente.. Quelli da te degustati sono grandi vini! Alla faccia dell'ex enotecaria e sommelier
Grazie a te. Avrei un paio di bianchi "scaduti" delle mie parti da farti assaggiare...
La cosa straniante è che a dire una boiata del genere è un' (ex) enotecara: una che col vino ci lavora (va)!
Il fatto che sia "ex" non mi sorprende.
Gabriele Ferrari
Poveraccia
Era il 10 maggio 2008, il luogo il Chiostro del Palazzo Vescovile di Monteforte d'Alpone (VR), l'occasione la degustazione riservata alla stampa e dintorni nell'ambito di "Tutti i colori del bianco" e scrivevo testualmente: «… uno Château La Louviere Blanc Pessac-Léognan, nelle Graves bordolesi, da uve Sauvignon e Sémillon, che, stappato un 1996, ti fa sentire un infanticida». Non mi pento e per anni ne ho cercato invano qualche bottiglia. L'ex enotecara, per restare in Italia e tanto per fare solo un paio d'esempi, non ha probabilmente mai assaggiato un Soave Salvarenza Vigne Vecchie di Gini tra i dieci e i vent'anni o un Verdicchio Serra Fiorese Garofoli di dodici anni: l'ho assaggiato una decina d'anni fa, ch'era l'ideale per spiegare in un corso per sommelier il concetto d'equilibrio. O, forse, in quarant'anni d'assaggi non ho ancora capito niente? Mi fa, comunque, piacere, Angelo, di stare in tua compagnia.
Beh anch'io amo i bianchi con un po' di anni sulle spalle, e prima di 3/4 anni cerco di non aprirli, ora vi dico un prodotto che tanti anni fa spopolava Torre di Giano del 87 di Lungarotti e all'epoca penso che ci sia stato dentro grechetto e trebbiano, quando lo presi dalla classica vecchina, con il defunto marito leggermente appassionato, lo presi senza dargli un minimo di fiducia, poi lo assaggiai e rimasi colpito per la pietra focaia, idrocarburi,note di miele,canfora, riandai a farle visita e presi le altre due rimanenti che ancora giacciono coricate nella mia cantina.Perciò se vai a Roma, Andrea ha il mio numero e porto le mie.
Saluti
Manilo