La Schiava Nera

14 settembre 2013
[Angelo Peretti]
Qualche anno fa coniai la definizione di “vinino” per identificare la tipologia dei vini semplici, ma non banali, che sanno esprimere alla grande i loro terroir. Be’, penso che potrebbe essere ora di rispolverarlo, il mio “vinino”, perché oggi, in tempi di ubriacature collettive da un lato di vini piallati dall’enologo e dall’altro di vini puzzettosi nel nome del “naturale”, c’è un gran bisogno di bottiglie che si bevano senza voler strafare. Mi vengono in mente queste cose perché in cantina ho ritrovato una bottiglia della Schiava Nera del 2008 di Gino Pedrotti. Ora, una Schiava di cinque anni avrebbe dovuto essere decrepita, e invece no. Invece credo d’averla colta nel suo momento di massimo splendore. Ed è, appunto, un “vinino” semplice, ma assolutamente, totalmente, perfettamente non banale, e anzi aristocraticamente contadino, definizione che può sembrare fuori registro, ma che credo invece renda l’idea.
Ebbene, questa Schiava Nera, nata dalla tecnica del taglio del tralcio su vigne di schiava gentile, pratica che, interrompendo i flussi di linfa, concentra il grappolo, è un gran bel bere. Colore “scolorito”, tipicamente da Schiava. Naso intriso di fruttino e karkadè e spezia finissima, tipicamente da Schiava. Bocca succosa e salatina e speziatina, tipicamente da Schiava. Eppure, è sconvolgente che una tipicissima Schiava del 2008 sia così elegantemente fruttata e speziata dopo cinque anni.
Evviva la Schiava, evviva il “vinino”.
Vigneti delle Dolomiti Schiava Nera 2008 Gino Pedrotti
Tre lieti faccini :-) :-) :-)

1 commenti:

  • Unknown says:
    18 settembre 2013 alle ore 18:18

    mi permetto di suggerire anche la Schiava Nera prodotta da Alfio Nicolodi, http://bit.ly/1f722pz
    "Vinino" per niente scontato!

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