L'essenza del vino è la persona

10 settembre 2013
[Angelo Peretti]
Ho letto in questi giorni tanti ideologismi in margine alla miseranda storia di un produttore che frequenta la volgarità verbale, l'epiteto razziale. Si vorrebbe, da parte di taluni, anche autorevoli, commentatori, che si valutasse il vino in sé, a prescindere da chi lo fa. A questo s'è ridotta l'Italia del vino? Resto della mia, forse romantica, idea, e cioè che l'essenza del vino è il terroir, e l'essenza del terroir è la persona. La persona è l'essenza del terroir. Se si pretende di giudicare sempre e comunque il vino senza la persona, allora il vino diventa commodity, mero prodotto di consumo. A questo punto tanto vale dedicarsi alle bibite gassate, almeno quelle sono sempre tecnicamente uguali. Questo è il "tradimento" di tanta critica del vino: offuscarne le radici umanistiche, annullare il genius loci in nome dell'idea illuministica della presunta oggettività del "gusto". Torniamo indietro, per favore, torniamo alle nostre radici, all'essenza dell'essere. Se il vino non sa più esprimerla, quest'essenza, si soccombe all'abbraccio omologante dell'industria globale.

12 commenti:

  • Nic Marsèl says:
    10 settembre 2013 alle ore 10:06

    Condivido completamente. E' pur vero che non sempre è perfettamente a fuoco la figura che si cela dietro ad una bottiglia di vino, ma quando questa variabile è nota (come mi aspetterei dalla critica enologica) non si può ignorare, nel bene e nel male. Ed è anche vero che più un'azienda assume i connotati di impresa industriale e più si spersonalizza, a scapito proprio del terroir.

  • maria cristina pugnetti says:
    10 settembre 2013 alle ore 11:50

    Se è vero che non si può giudicare un vino a prescindere dalla persona che quel vino l'ha prodotto, allora siamo in molti ad aver preso abbagli nel valutare positivamente i vini del produttore di cui lei fa cenno, eppure quei vini, almeno alcuni di essi, sono indiscutibilmente ottimi vini e probabilmente continueranno ad esserlo perchè frutto di un terroir prima ancora che dell'uomo!
    ps.: tengo a precisare che non condivido il linguaggio utilizzato dal vignaiolo!

  • Angelo Peretti says:
    10 settembre 2013 alle ore 20:00

    @Maria Cristina, terroir e territorio non sono la stesa cosa. Il territorio è fatto di suolo e di clima. Il terroir è fatto di persone che operano in un territorio. Se i vini esprimono terroir vuol dire che esprimono persone. Altrimenti possono esprimere territorio, che è un'altra cosa. Dunque, i vini non possono essere "frutto di un terroir prima ancora che dell'uomo". Semmai, possono essere "frutto di un territorio prima ancora che dell'uomo", ma questo lo fa anche l'industria vinicola.
    Quanto al fatto che quei vini siano "indiscutibilmente ottimi", questo è un suo rispettabile parere. Magari non è il mio.

  • Anonimo says:
    10 settembre 2013 alle ore 20:32

    Angelo, riporto l’autorevole definizione di terroir vitivinicolo data da OIV nel 2010 :
    " Il “terroir” vitivinicolo è un concetto che si riferisce a uno spazio nel quale si sviluppa una cultura collettiva delle interazioni tra un ambiente fisico e biologico identificabile, e le pratiche vitivinicole che vi sono applicate, che conferiscono caratteristiche distintive ai prodotti originari di questo spazio.Il “terroir” include caratteristiche specifiche del suolo, della topografia, del clima, del paesaggio e della biodiversità. " RISOLUZIONE OIV/VITI 333/2010.
    Come vedi in questa definizione è riconosciuta all’uomo un’importante funzione, ma ne definisce chiaramente i limiti d’influenza, ovvero attraverso le pratiche vitivinicole che una collettività di uomini applica; altro importante punto evidenziato è che il terroir per essere ritenuto tale deve conferire caratteristiche distintive ai prodotti originari di questo spazio geografico. Quindi, a mio modesto parere, il terroir non è in alcun modo influenzato dalle convinzioni esternate da Bressan, a meno che non si dimostri che tali convinzioni abbiano influenza sulle pratiche vitivinicole applicate in quel luogo o sulle caratteristiche dei suoi vini, ma a questo punto, come suggerito precedentemente, qualcuno avrebbe dovuto accorgersene prima. Con stima. Giovanni Palazzi.

  • Angelo Peretti says:
    10 settembre 2013 alle ore 20:53

    Giovanni, quello dell'Oiv è uno dei vari tentativi di codificare secondo parametri tecnicistici il concetto di terroir, attraverso una serie talvolta anche esasperata di mediazioni tra diverse correnti di pensiero. In realtà, il dibattito sul concetto di terroir è ancora in corso, e a mio avviso sempre lo sarà, perché non è possibile attribuire codificazioni razionalistiche ad un'idea che è tutt'altro che razionalista. Di questo dibattito ne ho scritto qualche tempo fa qui: http://www.internetgourmet.it/2013/03/ma-cose-mai-questo-terroir.html

  • Angelo Peretti says:
    10 settembre 2013 alle ore 20:56

    A proposito, Giovanni: a me non sta bene neppure la scheda centesimale dell'Oiv, trovandola sorpassata e non in grado di esprimere concetti fondamentali quali, ad esempio, la piacevolezza.

  • Anonimo says:
    10 settembre 2013 alle ore 22:10

    Angelo, ritengo la definizione data da OIV una buona definizione, sintetica e sufficientemente chiara , se non altro è un tentativo di uniformare un concetto che molti, troppi, usano a seconda della loro convenienza e soprattutto ha un' ottima valenza didattica. Per quanto riguarda la scheda centesimale presumo ti riferisca a quella del Metodo dell'Union International des Oenologues, creata per essere utilizzata nei concorsi ed utilizzata ufficialmente anche nei corsi Onav: probabilmente è migliorabile, ma al momento non penso ci siano alternative migliori. Un caro saluto. Giovanni Palazzi.

  • Angelo Peretti says:
    11 settembre 2013 alle ore 06:51

    Esatto, Giovanni, la scheda è quella: nata in tempi nei qual era essenziale separare i vini enologicamente corretti da quelli difettosi, e quindi allora preziosa, costituisce oggi a mio avviso un serio ostacolo ad una positiva evoluzione della capacità critica dei vini, andando ad appiattire i giudizi nell'area della mediocrità e premiando pressoché esclusivamente i vini più muscolosi. Generalizzando, dico che vini eleganti, ma magari scarichi di colore e meno strutturati, finiscono inevitabilmente per essere penalizzati, il che è un gravissimo errore.
    Per quanto riguarda la definizione Oiv del terroir, ho già detto: la trovo erronea, in quanto applica criteri razionalisti ad un tema che non può esere razionalista, e comunque si tratta di una definizione non condivisa neppure in ambito enologico.

  • Anonimo says:
    13 settembre 2013 alle ore 21:25

    Eppure se le mettessero un vino qualsiasi di Bressan (perchè è di lui che si parla) in cieca credo che si rimangerebbe questo post.
    La storia è piena di personaggi che ne han fatte di cotte e di crude, ma che erano grandi geni. Prendiamo un Caravaggio: non certo uno stinco di santo, ma qualcuno se la sente di criticare la cifra artistica?

  • Angelo Peretti says:
    14 settembre 2013 alle ore 00:00

    Il vino non è arte. Non mi paragoni un vignaiolo ad un artista, per favore. Ne parlerò nei prossimi giorni: ho già scritto il pezzo ed è in uscita. Se avrà la bontà di leggerlo vedrà come la penso sul tema.
    Detto questo, le chiedo: ma lei crede davvero che io non abbia mai avuto occasione di assaggiare i vini di quel produttore? Mi occupo di vino dal 1984, ho effettuato una montagna di degustazioni in chiaro e alla cieca, molte ne organizzo anch'io. Li ho provati più volte e non li ho mai recensiti. Il motivo è che non li ho mai trovati in sintonia con la mia maniera di pensare il vino. L'episodio attuale non incide pertanto sulla mia opinione riguardo a quei vini.

  • maria cristina pugnetti says:
    23 settembre 2013 alle ore 15:08

    Gentile Angelo,faccio riferimento a quanto da lei rispostomi il giorno 10 settembre u.s.

    Anzitutto sul significato dei termini "territorio" e "terroir":

    >> Angelo wrote "Il territorio è fatto di suolo e di clima"

    Il termine territorio come lei sa bene deriva dal latino territōriu(m)- vedi vocabolario della lingua italiana Il nuovo Zingarelli- col significato di "porzione definita di terra".
    Le parole, nel tempo e per vari motivi, spesso s'arricchiscono di significato e "territorio" ha finito per comprendere anche il clima, come da lei indicato, ma anche fauna flora suolo sottosuolo corsi d'acqua e l'azione dell'uomo esattamente come espresso dall'OIV. Quindi territorio comprende ben più di suolo e clima!

    >> Angelo wrote "Il terroir è fatto di persone che operano in un territorio. Se i vini esprimono terroir vuol dire che esprimono persone.".

    Se ci affidiamo al dizionario francese-italiano, ad esempio il Garzanti, questo ci dice che terroir=terra o, riferendosi al vino, "vino il cui sapore è influenzato dalla natura del terreno di produzione". Le persone non le prende neppure in considerazione!

    Personalmente ritengo che il vino sia "anche" influenzato dall'agire dell'uomo, ma evidentemente non solo.
    Quando ho scritto "vini frutto di un terroir prima ancora che dell'uomo" intendevo dire che i vini sono spesso buoni vini grazie al tipo di suolo sottosuolo clima ecc ecc (concetto di terroir)ove cresce la vite, prima ancora dell'abilità e della filosofia produttiva del viticoltore.

  • Angelo Peretti says:
    24 settembre 2013 alle ore 16:30

    @Maria Cristina. Non mi pare che il dizionario Garzanti sia la fonte più attendibile per illustrare il concetto, assai discusso, di terroir, e comunque la definizione che ne dà mi sembra abbastanza opinabile, tant'è che credo nessuno in Francia la accetterebbe come valida e sostenibile. In ogni caso, mi pare che in tema di interpretazione del terroir lei si iscriva alla scuola neorazionalista tipicamente italiana. Io preferisco di gran lunga quella francese di stampo umanistico. Che mi sovvenga, mi pare che i francesi il concetto di terroir lo abbiano applicato al vino un pochettino prima degli italiani, con tutte le conseguenze del caso.

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