[Angelo
Peretti]
Niente
da fare. In Italia al ristorante ci sono due tabù: il tappo a vite e il diritto
di tappo. Della capsula a vite ho già detto tante volte: sono soprattutto i
ristoratori a rifiutarla, temendo, ingiustificatamente, che i clienti non la
accettino. Il diritto di tappo è un illustre sconosciuto: se vuoi portarti la
bottiglia da casa devi essere amico del titolare e chiederglielo come un
favore, sennò non se ne fa niente, mentre dovrebbe essere automatico il fatto
che se ti porti la tua bottiglia te la aprono, te la servono e ti fanno pagare
il servizio, con un costo standard predefinito.
Ne
scrivo perché nei giorni scorsi, quasi in contemporanea, ho letto due cose su
internet che trattano, da versanti opposti, la questione del vino portato da
casa. La prima è un post di Jacopo Cossater su Enoiche Illusioni. Titolo:
"Più
diritti (di tappo) per tutti". Racconta Jacopo che in un famoso
ristorante milanese s'è rivolto al cameriere dicendo: “Il fatto è che noi
avremmo portato una bottiglia di vino da casa e vorremmo sapere se è possibile
berla qui al ristorante“, domandando di conseguenza di pagare il "diritto
di tappo", come si fa normalmente in tanti posti all'estero. L'altro:
"Un attimo che vado a chiedere al responsabile", cadendo dalle
nuvole. "Il diritto di tappo, in inglese corkage fee - scrive Cossater- ,
è pratica che in Italia proprio non riesce a sfondare. I più non sanno come
reagire ed anzi, vedono il cliente che si presenta con una o più bottiglie
acquistate altrove come una vera e propria minaccia al proprio portafoglio.
Niente di più sbagliato, mi sento di aggiungere. Il diritto di tappo è infatti
una straordinaria opportunità di contatto, di conversazione, di condivisione e,
in ultima analisi, di fidelizzazione. 'Buonissimo, in cantina tra l’altro ho un
Barolo della stessa annata che potrebbe essere interessante aprire in
parallelo'. Ma è solo un esempio e yes, it’s that simple".
Beata
illusione, Jacopo, la tua e la mia. Perché come la pensino i ristoratori m'è
apparso chiaro da una cosetta che ha visto su Facebook. Lì un ristoratore,
appunto, scrive sulla propria bacheca, scandalizzato, così: "Ma si può
venire a cena e portarsi il vino da casa?" Ecco, adesso è chiaro, abbiamo
capito. Oh, poi i clienti non è che siano così spesso meglio del ristoratore. E
se ce n'è qualcuno che su Facebook ha replicato che si può e che si fa, altri
hanno commentato così: "Di dove erano queste persone? Assurdo!!!", oppure
"Allucinante". Ecco, abbiamo capito, ripeto: non siamo un paese
normale.

Ma sono ottimista, ce la faremo. :)
In corkage fee we trust
Aggiungerei anche un altro tabù: portare a casa la bottiglia non finita è pratica che fa ancora troppo "strano".
Io non sono ottimista, ma ce la faremo ;-)
Sono estremamente convinto che il ristoratore non soltanto rischia di perdere un potenziale cliente, ma rinunci a tanti altri potenziali acquirenti che potrebbero essere interessati a questo tipo di politica.
Purtroppo in Italia a livello di mentalità e marketing c'è da mettersi le mani nei capelli e ho l'impressione che la frase "Ma si può venire a cena e portarsi il vino da casa?" sia lo specchio dell'ignoranza e del non saper vendere.
Pochi mesi fa sono stato a Panzano in Chianti ed una nota macelleria/trattoria permette al cliente di portarsi il proprio vino. Ci sono tornato due volte in tre giorni con l'emozione di aprire il vino che in giornata avevo acquistato in Cantina.
Saluti
E se ci organizzassimo per creare un piccolo censimento relativo ai ristoranti dove si può già fare?
Le consuetudini nascono dal dna o dalle tradizioni. Difficile instillarle quando culturalmente non ci appartengono. In Italia, temo, non attechirà mai; prevarrà il feudale orgoglio del ristoratore, troppo impegnato a ricaricare del 100% le proprie bottiglie, e poco avvezzo a fidelizzare il cuore e le papille dei propri clienti, concedendo loro la libertà di beverage tra le proprie mura.
Yelp, a New York, conta ben 1283 ristoranti che permettono al cliente di portarsi il vino (http://www.yelp.com/search?find_desc=Byob+Restaurants&find_loc=New+York%2C+NY). Qui sono definiti BYOB Restaurants e la sigla sta per "Bring Your Own Bottle", portati la tua bottiglia.
E' una formula molto amata dai ristoratori perche' incrementa la clientela, non toglie il reddito connesso al vino grazie al corkage fee, riduce l'immobilizzo di capitale per lo stoccaggio del vino in cantina e fa circolare belle bittiglie sui tavoli. Perche', sia chiaro, chi si porta il vino in genere stappa ottime bottiglie, spesso ricevute in regalo e che meritano di essere abbinate ad un livello di cucina piu' alto di quello realizzabile in casa. Insomma, non si portano il Tavernello....
@Daniel. L'idea mi piace molto. Chi vuol cominciare a fare segnalazioni di locali che praticano il "diritto di tappo" senza problemi?
@Francesco. Temo tu abbia ragione.
@Stefano. Fuori dall'Italia vi sono minori pregiudizi, e i risultati si vedono. Qui è conservatorismo all'eccesso.
Ottima idea!
Sarebbe molto interessante stilare una lista di locali che applicano il diritto di tappo.
Temo sarebbe molto corta... io stesso non ne rammento uno da segnalare.
segnalo un locale che lo applica già da un paio d'anni: il noto "Ristorante Birilli" di Torino
Applicano il diritto di tappo:
Osteria mangiare bere uomo e donna a Suzzara(mantiva), 10 euro il costo del servizio.
Osteria del viandante a Rubiera (Re)
Mich.Mal.
Qualche tempo fa avevo segnalato la Pescheria I Masenini di verona.