[Angelo Peretti]
Credo che il Campo Morar di Claudio Viviani abbia rappresentato una svolta in qualche modo epocale per la Valpolicella. Un vino che quando uscì sul mercato, nei primi anni Duemila, ambiva ad innovare la tradizione valpolicellista, proponendo un’interpretazione più fresca di un Ripasso che non riusciva a spiccare il volo, ma anche – dico io – mettendosi in mezzo, quasi a fare da trait-d’union, tra l’Amarone d’antan, più terroso e abbastanza contenuto nella componente alcolica, e quello moderno, molto più alto di alcol e concentrato.
In una ormai remota degustazione all’Enoteca della Valpolicella, mentre assaggiavamo un Valpolicella Superiore del maestro Bepi Quintarelli (ricordo che a far da conduttore era Sandro Sangiorgi), Claudio, mio vicino di tavolo, mi confidò che questo progetto ce l’aveva in mente, e che voleva realizzarlo.
Ho conservato un paio di bottiglie del Campo Morar del ’99, vino che impressionò molto alla sua uscita, e ora ne ho aperta una, ed è stata una sorpresa. Per me inattesa, giacché – lo confesso – nutrivo qualche dubbio sul potenziale di tenuta nel tempo. Insomma: non avrei scommesso che quel Valpolicella corpulento – all’epoca era un vino border line - potesse farcela a star su con gli anni. Mi sbagliavo.
Orbene, appena tolto il tappo, ecco che, immediati, sono arrivati fascinosi profumi di ciliegia sotto spirito e di origano. Nettissimi, intensi. Sentori che sono tornati al palato, accompagnandosi a una fitta ma levigata e dolce trama tannica e a netti ricordi di buccia candita d’arancia. Eppoi il pot-pourri di spezie e di fiori essiccati. C’è freschezza, a tratti perfino salina e iodata, che aiuta la beva. E il calore dell’alcol non spegne la beva (sono pur sempre 14 i gradi dell’alcol). L’impressione è quella di avere nel bicchiere qualcosa di fuori dagli schemi, che racconta il confine tra la tradizione e l’avvio di quella modernità che ha portato la Valpolicella a un boom esponenziale. Qualcosa per certi versi di unico.
Un po’ Valpolicella, un po’ Ripasso, un po’ Amarone vecchio stile, un po’ Recioto ante litteram, un po’ nessuno di tutto questo, ché qui c’è personalità e originalità, ma insieme anche rigoroso rispetto dell’essenza della Valpolicella e perfino austerità. Un concentrato di terroir, mi viene da dire. Un vino che ha segnato una rotta e probabilmente tuttora la segna. Può dividere. Ma è tipico dei grandi vini saper dividere. Ne sono rimasto affascinato. Prima ancora che affascinato, devo dire che ne sono stato stupito. Non me l’aspettavo.
Valpolicella Classico Superiore Campo Morar 1999 Viviani
Tre lieti faccini :-) :-) :-)
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