L'informazione e le fette della torta

28 ottobre 2013
[Angelo Peretti]
C'è tanto nervosismo sul web. Anche tra chi scrive di vino. Me lo faceva notare qualche tempo fa una persona che stimo. Mi ha buttato lì una domanda: mi ha chiesto cioè se non dipendesse dal fatto che la torta è sempre quella, ma a cercarne una fettina (a volte soldi, a volte potere, il più delle volte semplicemente visibiità) sono sempre di più (giornali, tv, siti, blog, social network, agenzie) e dunque occorre sgomitare per farsi avanti e provare a dare una forchettata. Non ho saputo rispondere.
Il concetto della torta e della quantità di coloro che ne vorrebbero l'ha lucidamente sviuppato David Randall, una grande firma del giornalismo, sul numero della settimana scorsa di Internazionale. Titolo: “Una domanda difficile sul giornalismo”. Dice Randall (leggete d'un fiato, anche se la citazione è lunga): “Con il proliferare dei mezzi di comunicazione, le risorse che ognuno può dedicare all’informazione diminuiscono. Non potrebbe essere altrimenti: la torta (nel senso di quello che siamo disposti a spendere per le notizie) è cresciuta molto poco, mentre il numero dei mezzi d’informazione che ne vogliono una fetta si è moltiplicato. Di conseguenza, tutte le fette sono diventate più piccole. Quindi ci saranno pagine su pagine e ore su ore di copertura, ma per la maggior parte si tratterà di materiale riciclato, commenti infiniti e reazioni viscerali. E poi, qualsiasi notizia muore quasi subito, all’improvviso come è saltata fuori, e non viene più considerata ‘di attualità’. Di questi tempi i lettori e i telespettatori (cioè gli elettori) devono essere più attenti (o almeno investire più tempo), se oltre al cosa, dove e quando vogliono capire anche i perché. Avere tutti questi mezzi di informazione è come andare a fare la spesa negli ipermercati: fino a un certo punto è una cosa positiva, ma poi diventa una fatica scegliere tra tutte le cose che offrono. Perciò non è di citizen journalist che abbiamo bisogno, ma di citizen lettori, telespettatori e ascoltatori, di persone capaci di vagliare l’enorme quantità di informazioni spesso ripetitive per estrarre quel poco che conta.”.
Ecco, non credo serva aggiungere altro. Serve solo riflettere. Rifletterci sopra.

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