Per i fanatici degli #unicornwine

29 ottobre 2013
[Angelo Peretti]
Se siete tra coloro che parlano per hashtag e non possono fare a meno di mettere il cancelletto davanti a ogni parola e insomma passate più tempo su Twitter che sul lavoro, e se avete anche passione per il vino, be', è probabile che non vi siate persi la discussione che c'è in giro riguardo agli #unicornwine, ai "vini unicorno". Be', se però ve la siete persa, 'sta discussione, cerco di riassumerla qui, riprendendola peraltro - lo confesso - da quel che ha scritto Jennifer Fiedler su uno dei blog di Wine Spectator.
La faccenda è questa: c'è da qualche tempo un numero crescente di quelli che qui in Italia sul web chiamiamo "enostrippati" che dice d'aver bevuto vini che definisce #unicornwine. Vini rarissimi, com'è mitologico l'unicorno, appunto. Roba da super specialisti. Ma mica per forza costosissimi.
Su Twitter è nato anche un gran dibattere sulle regole principali per definire un #unicorwine. Be', le prime che son saltate fuori è che dev'essere un vino raro - e questo l'ho già detto sopra -, e che non si veda troppo in giro (nelle enoteche o sul web, intendo). Oppure deve trattarsi di un imbottigliamento particolare. Un vino comunque non per forza costoso ma certamente molto difficile da reperire. Poi, c'è chi dice che dev'essere di norma prodotto in meno di duemila, duemilacinquecento pezzi, oppure deve trattarsi di qualcosa che "quando lo apri sai bene che non ti capiterà mai più di poterlo fare". O ancora che il produttore sia deceduto o che comunque abbia chiuso l'attività. Ah, e che non sia citato da Wine Searcher, il mega motore di ricerca dei vini di tutt'il mondo.
Ecco, adesso, grosso modo, sapete cos'è un #unicornwine. Io ne bevo, ogni tanto, di vini come questi. Mi sa che li twitterò anch'io.

2 commenti:

  • Rolando says:
    29 ottobre 2013 alle ore 15:56

    In attesa del #GraalWine?

  • Angelo Peretti says:
    29 ottobre 2013 alle ore 20:59

    oh, yes!

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