[Angelo Peretti]
Intanto, il fatto che il vino sia nel bicchiere e che subito, annusandolo, ti venga da dire "è Franciacorta", be', è una cosa mica male. Perché vuol dire in primis che il Franciacorta ha o comincia ad avere una sua precisa identità - che poi sia un'identità che piace o meno, è solo questione di gusti personali - e poi perché significa che la bolla che ti hanno appena versato quell'identità la sa trasmettere molto bene. E questa è una considerazione, cui, nel caso specifico, devo farne seguire un'altra: al Franciacorta, quello fatto bene, giova eccome aspettare che passi tempo - un bel po' di tempo - dopo la sboccatura.
Sono i pensieri che ho maturato bevendo l'Extra Brut 2007 di Camossi, bottiglia sboccata nel giugno nel 2011, e dunque già da parecchio (evviva chi la data di sboccatura la scrive bella chiara in etichetta!). Dico anzi che un ulteriore affinamento potrebbe fare ancora gran bene a questo vino, che mi si è presentato tuttora giovanissimo. Merito di un equilibrio davvero impeccabile. E a tal proposito faccio un'altra sottolineatura: al Franciacorta di carattere fa bene avere pochi zuccheri, anche se, certo, non si può generalizzare. Ma la pulizia e la finezza di questo vino stanno lì a dimostrare che l'Extra Brut è una gran scelta per le uve franciacortine. In questo caso, uve al settanta per cento di chardonnay provenienti, in parti uguali, da Erbusco e Provezze, e saldo di pinot nero raccolto a Paratico.
Per me, un punto di riferimento consolidato per il Franciacorta.
Franciacorta Extra Brut 2007 Camossi
Tre lieti faccini :-) :-) :-)

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