Il Valpolicella che vorrei sempre avere

19 novembre 2013
[Angelo Peretti]
Il nome è simpatico: si chiama "Sotto le Fresche Frasche". È il Valpolicella di Villa Bellini, aziendina - "naturale" ante litteram - di Castelrotto, che è un paesino che sta su una collinetta che sbuca quasi inaspettata là dove la Valpolicella sembrerebbe farsi pianura. Ebbene, se mi si chiedesse qual è il Valpolicella che vorrei avere sempre sulla tavola risponderei che è questo.
Che poi, se non sbaglio, è in produzione da poco: mi pare che la prima annata sia stata il 2011, e dunque il 2012 che ho bevuto dovrebbe essere la seconda prova. Ma il 2011 era buonissimo e il 2012 gli è compagno.
La corvina, ecco che cosa mi rappresenta questo vino. Di più: la corvina della Valpolicella classica. Con quella ciliegia mora matura che ti fa dire subito: Valpolicella, appunto. E quell'acidità che è tipicamente valpolicellese. E una beva avvincente, succosa di frutto. Nel suo genere, un capolavoro. E il suo genere è la rappresentazione del terroir, è la voglia di assecondare la tavola, la compagnia, lo stare bene tra amici a raccontarsi le cose quotidiane.
Sta in acciaio prima di passare in vetro. Fermentazione spontanea con lieviti autoctoni.
Valpolicella Classico Sotto le Fresche Frasche 2012 Villa Bellini
Tre lieti faccini :-) :-) :-)

1 commenti:

  • Lizzy says:
    24 novembre 2013 alle ore 09:16

    Assaggiato - no: bevuto - proprio in questi giorni, mi associo. Per chi non conosce il Valpolicella, partirei da qui. E proseguirei poco più sotto, con il Saseti di Monte Dall'Ora.
    :-)

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