[Angelo Peretti]
Il trenta per cento del vino venduto dalla grande distribuzione francese è confezionato in bag-in-box. Sì, in Francia, nella terra dei grandi château, un terzo del vino portato a casa dai consumatori è nelle scatole col rubinetto. E loro, i cugini d'Oltralpe, non si vergognano affatto di mettere in tavola il bag-in-box. Mica come noi italiani, che siamo schizzinosi verso ogni forma d'innovazione nel settore vinicolo. Tant'è che nei supermercati francesi si trovano interi scaffali dedicati alle scatole da vino, e gli scaffali "dedicati" sono proprio di fronte a quelli delle bottiglie in vetro. E ci sono, in bag-in-box, vini di pressoché tutte le appellation, tranne quelle - poche, vedi l'Alsazia, se non sbaglio - che si ostinano a rifiutare questa forma di confezionamento.
Attenzione, può essere che la quota sia addirittura maggiore di quel trenta di cui parlavo sopra, perché il dato che ho sottomano si riferisce solo al 2011, anche se è il più aggiornato a disposizione. L'ho letto sul rapporto di FranceAgriMer, istituto specializzato nella regolazione del mercato agroalimentare francese, che collabora con il ministero transalpino delle politiche agricole. Vedo che nell'ultimo decennio la crescita dei bag-in-box nella gdo francese è stata esponenziale. Nel 2002 rappresentavano appena il 5,5% in volume e il 3,3% in fatturato. Nel 2006 erano già il 14,8% in quantità e il 9,5% per incassi. A fine 2011 si era saliti al 29,9% nei volumi e al 18,6% per ricavi, e non sono cifre da poco.
E da noi, in Italia, quand'è che si comincerà a prendere in seria considerazione il bag-in-box?

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