[Angelo Peretti]
Replicando ad un mio articolo di qualche giorno fa, Stefano Menti, vignaiolo a Gambellara, mi diceva di essere stato a un convegno nel corso del quale “si è esordito dicendo – quelle virgolettate sono parole sue - che soprattutto in Italia si dovrebbero fare vini di territorio legati alle tradizioni. Tutto vero ma... le nostre istituzioni cosa stanno facendo? Piantare prosecco a Gambellara e merlot in Toscana non sono di certo le giuste manovre per un vino di territorio”. Annotazione utile e interessante e condivisibile. Guarda caso, proprio pochi giorni fa, scrivendo ad un docente universitario che sta ideando un progetto dedicato al mondo del vino, gli parlavo di un problema tipico del settore. MI riferivo a quella che definirei “la disgrazia del fattore politico”. Si estrinseca talvolta nell’orientamento appunto “politico” delle diverse forme associative (consorzi di tutela, strade del vino, consigli di amministrazione delle realtà cooperative), oppure nell’abitudine alla produzione assistita finanziariamente (e dunque anch'essa orientata), e ancora, - e soprattutto - nel sostanziale gap strategico fra l’ente pubblico, mirato al medio-breve periodo del mandato elettorale, e il produttore, che ha a che fare con una realtà, quella di un vigneto che ha una vita media di venticinque anni.
Ecco, c’è grande differenza tra i tempi della politica e quelli della vigna. La questione sta in quest’evidenza.

0 commenti:
Posta un commento