[Angelo Peretti]
Si tratta solo di una coincidenza, ma visto che ci sono la segnalo. Qualche giorno fa ho recensito il succoso Chianti di San Donatino, la fattoria toscana voluta da Léo Ferré. Ora ecco che trovo nella cassetta della posta il numero di novembre de La Revue du Vin de France (sono abbonato) e in copertina vedo questo rimando a un servizio interno: "Le vin de Léo Ferré".
Già, la Revue ha mandato in terra toscana due inviati per presentare, in un servizio di quattro pagine ricco di foto, il sogno vitivinicolo del grande poeta e cantautore francese, a vent'anni dalla morte. Oggi il "domaine" chiantigiano di Ferré è mandato avanti dalla famiglia. E la casa in collina è diventata, dice la Revue, "un santuario dedicato al poeta scomparso". Un santuario dove si fa vino, e proprio buono, per quel che è stata la mia esperienza. E ci si fa anche la birra (artigianale), perché Mathieu Ferré, figlio di Léo, ha questa passione: quest'anno l'ha prodotta in 50mila bottiglie.
Cin cin, Léo.

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