[Angelo Peretti]
Scorrendo l'elenco degli espositori del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti che la Fivi organizza a Piacenza il 30 novembre e il primo dicembre prossimi, vedo che gli ospiti esteri sono ridotti al lumicino. Solo tre francesi, tra i quali ad ogni modo - non posso esimermi dal segnalarlo - figura l'eccellente Gerard Simonnot, produttore di fascinosi Pineau des Charentes, che suggerisco, per chi andrà, di comprare a occhi chiusi. Vero che la rassegna piacentina è dedicata ai vignaioli italici, ma la presenza transalpina, ammettiamolo, donava un plus all'evento. Il motivo della sostanziale assenza dei vigneron francesi? Be', credo di averlo scoperto sfogliando la Revue du Vin de France, che m'è appena arrivata: dentro c'è il biglietto d'ingresso gratuito al Salon des Vignerons Indépendants francesi, che è in programma a Parigi, alle Porte de Versailles, dal 28 novembre al 2 dicembre. Acciperbacco, ma il Mercato di Piacenza e il Salone di Parigi sono concomitanti! Ohi, ohi, mi sa che la Fivi ha proprio sbagliato data, stavolta, se voleva i colleghi francesi.
Poi, devo dire che il confronto dei numeri è impietoso, anche se capisco che la Fivi è nata da non moltissimi anni, mentre i Vigneron d'Oltralpe sono attivi da un bel po'. Comunque, a Piacenza ci saranno 240 vignaioli (così leggo nel comunicato che mi hanno inviato), mentre a Parigi i vigneron che esporranno le loro bottiglie saranno mille. Cavoli!
La formula, peraltro, è uguale: il vignaiolo presente alla propria postazione, i vini in vendita. Però in Francia la Revue - oltre a regalare il biglietto agli abbonati - dedica un ampio servizio al Salon, e Raoul Salama, che reputo un degustatore straordinario e un grande professionista, recensisce i migliori 132 vini presenti alla kermesse parigina. Da noi temo sia impensabile non solo che una rivista recensisca in anteprima i vini dei vignaioli, ma anche che gli stessi vignaioli accettino di mandare le loro bottiglie a un giornalista perché ne stili una graduatoria - indipendente, ci mancherebbe! - prima del Mercato. Sbaglio?
A proposito, giusto per la cronaca: Salama ha scelto 132 vini sui 626 campioni che gli sono stanti sottoposti dai partecipanti al Salon des Vignerons Indépendants.
Eh, ce n'è della strada da fare dalle nostre parti...

Lo chiamano mercato ma il nome è fuorviante. Sembra quasi che i produttori non vogliano vendere visto che applicano prezzi da enoteca. Si arriva facile, il parcheggio è comodo e gratuito, il posto grande e arioso, ci sono anche i carrelli per la spesa. Ma la spesa non la fa nessuno.
Se i produttori vendessero a prezzi più bassi di quelli delle enoteche quest'ultime smetterebbero di comprare i vini di quei produttori. Si chiama "senso dell'opportunità" e rispetto dei propri clienti (quelli che investono su di te, non quelli che in un anno bevono si e no 6 bottiglie del tuo vino). Poi ognuno può anche decidere di fare concorrenza all'enoteca stessa, ma non ci si lamenti se poi si perdono i clienti.
Le aziende, se si mettono a vendere a prezzi molto più bassi delle enoteche o dei ristoranti, rischiano di perdere i clienti. Se si vuole stare sullo scaffale dell'enoteca o nella carta vini dei ristoranti o sulla lavagna dei winebar non bisogna far loro concorrenza diretta e rispettare il loro lavoro. E non perchè questi altrimenti perdono delle vendite, ma perchè il cliente finale (ci son dentro anche io) ha il brutto vizio italico di pensare che gli altri non debbano guadagnare sulla nostra passione.
La gestione di un'enoteca ha dei costi che vengono spalmati sulle bottiglie, ma il privato pensa sempre che sia tutto dovuto e che l'enotecaro sia un ladro legalizzato.
Nessuna polemica. La mia era una constatazione personale. Nell'immaginario si va al mercato per fare buoni affari magari a prezzi vantaggiosi (o preferiamo dire trattabili?). A Piacenza mi pare di aver visto solo grandi scambi di bottiglie tra produttori. Ma allora che mercato è?
E quindi, per rimanere in tema, non è sbagliata soltanto la data, ma anche l'appellativo.
Nic dal vivo sei molto più soft che sulla tastiera!!!io al mercato ci vado da tre anni e vendo spesso ottime quantità di vino .il prezzo che applico nn potrà mai essere quello uguale a quello che faccio al ristoratore...mi sembra che Marco ti abbia risposto in maniera esaustiva.e poi lo scambio tra produttori è uno spettacolo!!!
toglimi un dubbio ,immagina di essere un produttore di vino, a che prezzo lo venderesti in queste occasioni????ciao Gian Paolo Podere il Saliceto
Ciao Gian Paolo, ma con te è un piacere fare affari :-) Però sbaglio o qualche produttore aveva proposto il rimborso del biglietto a valle di un certo valore di spesa? Se così è, vuol dire che un problema sul volume d'affari c'è... e la discussione anche...
Vorrei aggiungere, per dovrere di cronaca, che in Francia si paga l'ingresso 6 euro, a fronte dei "nostri" 15 euro.
Sembrano cazzate, ma in tempi di crisi....
I francesi ti fanno pure la spedizione a casa, ma sembra che quest'anno si faccia pure a Piacenza.
Sul prezzo di vendita ci sarebbe da discutere per ore.
Basterebbe solo un pò di buon senso.
Da ambo le parti.
Salute.
Nic, nessuna polemica.
Le date sono sbagliate per gli operatori del settore e giuste per il privato appassionato. Fare la manifestazionedi domenica e lunedi poteva esser più furbo. La manifestazione dovrebbe avere due scopi: far conoscere al consumatore finale i propri vini per generare richiesta (domenica), cercare nuovi contatti, sia come enoteche e ristoranti che come agenti/distributori/importatori (lunedi).
L'appellativo non è sbagliato, il mercato è dove qualcuno offre delle merci, non è detto che ci sia qualcuno disposto a comprarle.
Io domenica c'ero. C'era una certa freddezza generale, non so come definirla. Poi il posto non è bellissimo. Ha perfettamente ragione Angelo sui "difetti" strutturali: dalla data al coinvolgimento di un più largo pubblico. Ricordate l'impatto delle riviste di settore, la degustazione in anteprima, il biglietto offerto ai lettori ecc. A Parigi gli enofili vanno per fare il pieno di vini, e si sistemano la cantina per un anno. Uno sforzo sui prezzi va comunque fatto: se la bottiglia costa come in enoteca, perchè diavolo la devo comprare lì? Facciamo che il prezzo sia intermedio, o che si regali una bottiglia ogni 6, cerchiamo insomma di trovare il modo di attirare il pubblico "compratore" altrimenti si tratta di una ennesima fiera. La specificità dell'evento deve essere il fatto che parliamo di una mostra mercato e che la gente va per fare acquisti.
Mario Plazio
Io sono convinto che, essendo mostra mercato, si debba vendere, quasi obbligatorio direi.
E penso anche che i produttori che hanno vendita diretta in cantina debbano fare quei prezzi.
Conosco tanti che l'hanno fatto, ma molti altri hanno fatto un'accrocchio, mediando tra il loro e quello dell'enoteca, oppure hanno fatto direttamente quello dell'enoteca.
Sui prezzi c'è da fare parecchia strada.
Il posto a me sembra ottimo, ampi spazi, niente ressa, a parte alcuni banchi, parcheggio comodo.
Nel commento precedente parlavo di buon senso sui prezzi: siamo ancora in alto mare.