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Novità neroniane

24 giugno 2012
I piatti semplici, una bistecca, una normale insalata erano assolutamente al di fuori delle sue possibilità. Serviva invece a José, e qualche volta a me, minestre outrés (tartarughe nere al cognac in gusci di avocado), novità neroniane (fagiani arrosto ripieni di melanzane e cachi) e altre dubbie innovazioni (pollo e riso allo zafferano conditi con salsa di cioccolata: "Un classico delle Indie Orientali, mio caro"). Il razionamento bellico dello zucchero e del latte limitava il campo della sua immaginazione in fatto di dolci - pure, una volta riuscì a mettere assieme un affare chiamato Tobacco Tapioca: meglio non descriverlo.
Truman Capote, "Colazione da Tiffany", Garzanti 1959

Per bere un bianchino

3 giugno 2012
Danglard scosse il capo. Adamsberg aveva l'aria di un tipo che non impressionava nessuno.
Il tenente propose di asciugarsi fuori da un bar, al sole, e di approfittarne per bere un bianchino. Poco dopo o due si sedevano a un tavolo, e Danglard sistemò la lampada fra loro, sul marciapiede in pendenza. Accorse un cameriere.
- Non può lasciare questa roba davanti al bar, - disse. - La faccia sparire immediatamente.
- No, - rispose Danglard. È per vederci chiaro. È la mia proprietà, la mia dignità.
Fred Vargas, "Salute e libertà", in "Scorre la Senna", Einaudi 2009

L'insalata Waldorf

22 aprile 2012
In sequenza, Aldo mise sul tavolino di fronte a Massimo un mastello con dentro la sua personale versione dell'insalata Waldorf (mele, noci, indivia belga, toma d'alpeggio, aceto balsamico) in un quantitativo sufficiente per cira sei persone, un cartoccio con circa tre etti di culatello, una betoniera di baccalà mantecato e una targa di schiacciata grossa come un inserto di "Playboy".
- Per stasera ti ho fatto preparare due cosine veloci, ma l'importante è che tu mangi qualcosa per sostenerti. Da domani si guarda di andare un po' più sul serio. E questo è per il nutrimento del corpo. Per quanto riguarda il cervello...
Marco Malvaldi, "La carta più alta", Sellerio 2012

Un vino bianco freddo

11 marzo 2012
Questa si sta trasformando nella mia giornata perfetta. Shopping da Harrods e pranzo da Harvey Nichols. Cosa c'è di meglio? Saliamo direttamente al ristorante al quinto piano e Luke ordina una bottiglia di vino bianco freddo, quindi alza il bicchiere per un brindisi.
"Alle valigie" dice, e sorride.
"Alle valigie" ripeto, felice, e bevo un sorso. È in assoluto il vino più delizioso che abbia mai assaggiato.
Sophie Kinsella, "I love shopping", Mondadori 2000

Non ho nemmeno un uomo

4 marzo 2012
"Appunto, non ho nemmeno un uomo," si intristisce Hana, "come fai a non capire?"
Va a prendere il vino che aveva già aperto per lasciarlo respirare, tira fuori due bicchieri e serve solo per sé. Manda giù un sorso. Lila pulisce il tavolo dalla farina, si versa anche lei un dito di vino ma non lo beve.
"Ho trentaquattro anni," prosegue Hana a bassa voce, "ti immagini andare con un uomo per la prima volta e chiedergli di fare piano perché sono vergine? Alla mia età! Sarei ridcola. Non oso nemmeno pensarci, non oso nemmeno immaginare di trasformare un'amicizia in una relazione intima. È per questo che non ci provo neanche."
Elvira Dones, "Vergine giurata", Feltrinelli 2009
Non ha mangiato. Cosa si deve mangiare con la febbre a trentanove e sei? Anzi, si deve mangiare oppure no? Non sono mai stata a casa sua, chissà che casa ha e chi gliela tiene. Frigo vuoto o con qualche provvista? Noi donne pensiamo subito al cibo, quando qualcuno cui teniamo si ammala. Ci preoccupiamo di come sfamarlo. Deve essere un residuo fossile del passato, quando i viveri scarseggiavano. Cibo per scongiurare la morte.
Margherita Oggero, "Qualcosa da tenere per sé", Mondadori 2007
Leo, in maniche di camicia, con un buffo grembiule annodato sui fianchi, disponeva su un vassoio tartine salate, il timer del forno elettrico ticchettava, sul fuoco sobbolliva qualcosa. La vide, sgranò su di lei i bellissimi occhi celesti e le ordinò: "Non ficcare il naso in cucina, non parlare, fila in soggiorno, mettiti comoda sul divano e aspetta". Aveva un'aria felice.
Alberta si tolse le scarpe, infilò le pantofole di panno, si lavò le mani e il viso, tornò nel soggiorno e aspettò.
Sveva Casati Modignani, "Un amore di marito", Sperling & Kupfer 2011

Il permesso di bere Margaux

12 febbraio 2012
Piet rispose in modo sincero alle domande delle ragazze sulla sua vita a Leida, ma senza confessare che trovarsi in una casa dotata di impianto idraulico era per lui una novità assoluta. Quando prese a mangiare gli asparagi con le mani, secondo il galateo che sua madre gli aveva insegnato, colse un silenzioso scambio di sguardi e sentì di aver superato un ulteriore esame. Notò che entrambe avevano avuto il permesso di bere lo Château Margaux e che si rivolgevano ai genitori senza formalità. Constance era la più loquace ma sembrava che Louisa ne apprezzasse la parlantina e non ne fosse affatto infastidita.
Richard Mason, "Alla ricerca del piacere", Einaudi 2011

Ubriaco fradicio

5 febbraio 2012
Fu la volta che davano un film di Jorge Negrete. Il cinema era strapieno e il proiezionista non arrivava. Qualcuno disse di averlo visto ubriaco fradicio che dormiva a un tavolo dell'osteria. Allora alcuni giovanotti, d'accordo con il distributore del cinema, andarono a cercarlo, lo caricarono su una carriola e spingendolo a mano lo trasportarono lungo la strada principale. Una volta arrivati al cinema, lo sollevarono tutti insieme depositandolo nella cabina di proiezione.
Hernan Rivera Letelier, "La bambina che raccontava i film", Mondadori 2011

Mantecare il risotto

29 gennaio 2012
Aveva accettato il suo invito perché l'aveva detto a Mattia e perché, adesso ne era sicura, non ci sarebbe mai stato per lei nulla di più simile all'amore di ciò che poteva trovare lì.
Fabio aprì il frigo e da un panetto di burro tagliò un pezzo che secondo Alice era di almeno ottanta-novanta grammi. Lo buttò nella padella per mantecare il risotto e quello si sciolse, liberando tutti i suoi grasso saturi e animali. Spense la fiamma e girò il risotto con un cucchiaio di legno, per un paio di minuti ancora.
"Ci siamo" disse.
Paolo Giordano, "La solitudine dei numeri primi", Mondadori 2008

Sciampagna

22 gennaio 2012
"Casimiro!" chiamò don Liborio.
 E il cammareri trasì con quattro buttiglie di sciampagna livate allura allura dalla ghiazzara. In un angolo del saloni c'era già conzato un tavolino con i bicchieri supra. Le buttiglie foro stappate, i bicchieri inchiuti.
"I signori soci si servano" fici don Liborio Spartà. "Ma prima voglio fare un brindisi di ringraziamento al signor sindaco Calandro e a tutti coloro che hanno aderito alla nostra iniziativa per la liberazione del dottor Bellanca. La pressione esercitata sul Prefetto dal sindaco e da noi ha dato il risultato voluto. Alla salute del dottor Bellanca!".
Andrea Camilleri, "La setta degli angeli", Sellerio 2011

Mesceva continuamente

15 gennaio 2012
Mi fece bere, quella sera, una quantità enorme di vino. Mesceva continuamente e beveva per primo obbligandomi, per rispetto, a fare altrettanto. Pur essendo riuscito a bere un terzo di quel che aveva bevuto lui, mi alzai con la testa che pareva un alveare, meravigliandomi con me stesso dell'equilibrio che riuscivo, o che credevo di riuscire a mantenere nel camminare. Lui era impassibile e freddo come se avesse bevuto caffè e latte, sicuro di sé e ben orientato, sebbene vedesse pochissimo, e neppure dove metteva i piedi, a causa di un glaucoma che gli appannava gli occhi.
Piero Chiara, "Il patrizio di Pfaffikon" in "L'uovo al cianuro e altre storie", Mondadori 1979

Il capretto al forno

8 gennaio 2012
Il sindaco Tìndaro Dedomini una matina s'affacciò dal finestrone e si rivolse alla genti che addimannava pani, parlò a longo, chiamò a tutti "fratelli", si fece viniri le lagrime agli occhi per le sofferenze che i suoi concittadini pativano. Doppo, siccome sò mogliere da un quarto d'ora lo tirava per la giacchetta, salutò i montelusani e si andò a sbafare un capretto al forno che era in tavola, appunto, da un quarto d'ora.
Andrea Camilleri, "Il re di Girgenti", Sellerio 2001 

Aglio

6 gennaio 2012
Invisibile ma presente.
Inconfondibile. Solo lui era così.
E sembrava impossibile che fosse lì dentro.
Eppure...
Entrato nella stanza, Ernesto Cervicati si era improvvisamente fermato davanti a quel muro fantasma, ma dotato di una sua solidità. Aveva annusato. Una, due, tre volte, tirando su discretamente con il naso.
Non c'era da sbagliarsi, era odore di aglio.
Andrea Vitali, "Zia Antonia sapeva di menta", Garzanti 2011

Carne di dinosauro

1 gennaio 2012
Le possibilità di mangiare dinosauro, ai giorni nostri, sono abbastanza remote. Scomparvero 65 milioni di anni fa, quando sulla crosta terrestre non si muovevano nemmeno le proscimmie, cioè gli antenati dei nostri antenati. I sismosauri, si sa, avevano una buona carne, almeno in quantità, visto che arrivavano a pesare 90 tonnellate. Anche le uova che deponevano erano sostanziose: con un solo uovo di tirannosauro si poteva fare una frittata per un battaglione.
Héctor Abad Faciolince, "Trattato di culinaria per donne tristi", Sellerio 1997