Visualizzazione post con etichetta LE NOTE DI MAURO PASQUALI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta LE NOTE DI MAURO PASQUALI. Mostra tutti i post

Il lato B del Custoza

20 dicembre 2012
[Mauro Pasquali]
Se ci interroghiamo sul Custoza, spesso l’opinione che emerge è quello di un vino di quantità, più che di qualità. Un vino che sovente è identificato con l’ombra da osteria, da bere giovane, giovanissimo, ché non lo si ritiene capace di reggere oltre l’annata. Eppure.
Eppure dobbiamo ricrederci, almeno a giudicare quanto emerso nel corso di una mini verticale che ci ha fatto scoprire… il “lato B” del Custoza.
Per carità: continuerà sempre a essere un vino da bere piacevolmente giovane, semplice nella sua bevibilità, soprattutto in abbinamento i piatti tipici della zona in cui si produce. Eppure.
Eppure, dicevamo, anche il Custoza ha il suo “lato B”. E che lato! Chi avrebbe mai immaginato che un vino come il Custoza potesse esprimere ancora il meglio di sé a otto, dieci anni dalla vendemmia? Abbandonata la florealità e l’aromaticità che lo caratterizzano nel periodo giovanile, il Custoza assume, con l’età, maggiore profondità, esaltando le note minerali e la sapidità che lo contraddistinguono. Questo è l’elemento maggiormente presente nei vini assaggiati: una sapidità che rasenta il salato, ben armonizzato con note di erbe aromatiche e officinali.
Insomma: sarà bene, d’ora in poi, ogni volta che si acquista una cassa di Custoza, nascondere due o tre bottiglie e dimenticarle in cantina, per poi riscoprirle dopo cinque, sei, dieci anni. Augurandoci che il tappo abbia tenuto.
Custoza 2009 Albino Piona
Note di erbe aromatiche, di gesso. Sapidità quasi salina in bocca. Mi è piaciuto per come chiude con una bella bocca pulita. Forse un po’ chiuso ma con una potenziale longevità tutta da scoprire.
Due beati faccini con la prospettiva del terzo fra qualche anno :-) :-)
Custoza Superiore Cà del Magro 2008 Monte del Frà
Inizialmente scontroso, si apre man mano che lo lasci nel bicchiere. Ancora una volta il salino che emerge e si accompagna a note terziarie evolute.
Due beati faccini :-) :-)
Custoza 2007 Antica Corte Bagolina
La frutta matura iniziale, una leggera nota vanigliata peraltro non fastidiosa. Peccato non abbia grande continuità e chiuda un po’ troppo velocemente lasciando quasi una nota di chardonnay. Probabilmente sono prevenuto, non amando particolarmente lo chardonnay.
Un beato faccino :-)
Custoza Superiore Amedeo 2006 Cavalchina
Frutta tropicale molto matura. Forse il legno eccessivamente invadente (da me generalmente non amato nei bianchi) non me l’ha fatto apprezzare. Si conferma con un retrogusto troppo “legnoso”. Peccato perché la materia prima c’è.
Un faccino di stima :-)
Custoza 2004 Le Vigne di San Pietro
Bel naso tropicale con sentori quasi iodati. In bocca esplodono la mineralità e il salino. Peccato chiuda un po’ sfuggente, lasciando comunque un bel retrogusto finale.
Due beati faccini :-) :-)
Custoza 2002 Le Vigne di San Pietro
Chi lo direbbe che ha dieci anni? Un naso straordinario, aromatico e fresco. La bocca di un’armonia quasi commovente, salina. Teso e vibrante, chiude con un piacevole retrogusto aromatico e di caramella d’orzo. Uno dei due vini che mi sono piaciuti di più.
Tre beati faccini :-) :-) :-)
Custoza Superiore Elianto 2001 Antonio Menegotti
Nonostante sia il vino che m’è piaciuto meno, anche in questo caso la sapidità emerge, facendosi strada in una bocca non all’altezza degli altri vini. Probabilmente è giunto alla fine della sua vita. Mi sarebbe piaciuto assaggiarlo più giovane di tre o quattro anni.
Un faccino di stima :-)
Custoza Campo del Selese 1999 Albino Piona
Se serviva un’ulteriore conferma che il Custoza può arrivare a venerande età, questo Campo del Selese ne è la conferma. Pur essendo alla fine della sua vita, in bocca è piacevolissimo, ancora salino e pulito. Una leggera nota di miele di castagno contraddistingue piacevolmente il retrogusto.
Due beati faccini e quasi tre :-) :-)

Oh, se c'è questo Nocera!

6 dicembre 2012
[Mauro Pasquali]
Cominciamo dal nome: Sicé significa, nelle intenzioni di Nicolas Gatti Russo, che il nocera c’è, nel senso che è viva e può dare vini interessanti. Il nocera è uva definita minore nel panorama della Sicilia orientale, sovrastata dai più diffusi nerello mascalese e nero d’Avola (quest’ultimo peraltro non tipico della zona ma allevato diffusamente complici le mode) e rivela una notevole potenzialità vinificata in purezza, come in questa bottiglia, una delle 2500 prodotte da un vigneto coltivato biologicamente a 500 metri d’altitudine. Dopo la fermentazione in acciaio e l’affinamento in botte grande, il risultato è un vino dal bel colore rubino dai riflessi porpora, un naso di piccoli frutti rossi e una piacevole beva succosa e aromatica. La speziatura, dovuta all’affinamento in legno, non è invadente e completa in modo equilibrato e armonico il vino. Prezzo della bottiglia: sui 15 euro in enoteca. Purtroppo ormai quasi introvabile.
Rosso Sicilia Nocera Sicé 2010 Tenuta Gatti
Due beati faccini :-) :-)
[Mauro Pasquali]
Spesso il catarratto, peraltro l’uva più diffusa in Sicilia, è snobbato e considerato adatto a produrre vini minori. Tuttavia questo vitigno può riservare piacevoli sorprese come in questo Pyrama 2009. La mineralità accompagnata da piacevoli sentori di frutta a polpa bianca aprono il naso a intriganti note di pietra focaia. La bocca è piena e complessa. L’azienda produce nel territorio di Piana degli Albanesi, a pochi chilometri da Palermo ma a ben 700 metri sul livello del mare e l’altitudine si fa sentire nell’equilibrio e nei profumi davvero piacevoli.
Solo catarratto, si diceva, per questa piccola azienda di soli due ettari condotti biologicamente da un gruppo di amici capitanati da Renata Colomba. Duemila bottiglie in tutto dell’annata 2009 ma, se vi capita di trovarne una, non fatevi sfuggire l’occasione di assaggiarla, investendo una cifra peraltro contenuta: lo trovate sui 12 euro in enoteca.
Pyrama Sicilia 2009 - Colomba
Due beati faccini :-) :-)

Un buon posto a Palermo

11 novembre 2012
[Mauro Pasquali]
Se vi trovate a passare da Palermo e avete voglia di mangiare, accompagnando la cena con un buon calice di vino, in un luogo piacevole e intimo, potreste addentrarvi nel quartiere della Kalsa, proprio alle spalle di Corso Vittorio Emanuele, vicino a Piazza Marina ed entrare da Cana Enoteca. Oddio, forse è meglio se prima, soprattutto nella stagione turistica, vi accertate della disponibilità di posto: i tavoli sono veramente pochi e i posti non più di una ventina, quindi meglio telefonare per prenotare. Due salette, la prima dedicata al banco di mescita e alle chiacchiere e la seconda dove ci si accomoda ai tavoli costruiti personalmente da Gianfranco, attivo anche in cucina.
Troverete il menù raccontato da una lavagnetta (ma narrato anche a voce) sulla quale, man mano che i piatti finiscono, appaiono righe di cancellazione tirate con un tratto di gessetto.
Un pregevole piatto di formaggi e salumi misti permette di ingannare l’attesa di uno dei piatti preparati quasi tutti sul momento: spiedini di pesce spatola, tonno marinato, alalunga con cipolla di tropea in agrodolce, pilotto (patate, funghi, involtini di carne e gorgonzola), coscia di coniglio alla pantesca e lo stinco cotto nel forno a legna per lunghe ore. Questo piatto è proposto anche in una delle serate a tema che Gianfranco organizza mensilmente. Qualche cedimento modaiolo non intacca la piacevolezza e tipicità della maggior parte dei piatti proposti.
Finita la cena, ci si attarda piacevolmente a chiacchierare con un buon calice di vino della bella selezione di vini soprattutto regionali, con qualche interessante sconfinamento in Francia e Nord Italia.
Cana Enoteca – Via Alloro, 105 - Palermo - tel. 338 6975950
[Mauro Pasquali]
Ora, che io non ami i Prosecchi in genere è cosa risaputa, almeno dalla mia cerchia di amici. Che però il Prosecco non possa essere ignorato è altrettanto vero: troppo importante dal punto di vista enologico e commerciale. Col Prosecco, volenti o nolenti, occorre fare i conti. Giocando sul filo dell’allitterazione, da “Col prosecco” a “Colfòndo” il passo è breve: forse il modo migliore di assaggiare e valutare questo vino, troppo spesso disturbato (non oso dire rovinato) dal metodo Martinotti e da dolcezze che lo appiattiscono e lo uniformano.
Colfòndo è bella invenzione linguistica di Stefano Caffarri e identifica il Prosecco come tradizionalmente è bevuto nella zona di produzione (intendo quella classica, ristretta a quelle che oggi sono le due docg di Conegliano e Valdobbiadene e di Asolo e pochi altri territori intorno): rifermentato in bottiglia e con i suoi lieviti tutti intatti e, così vuole la tradizione, scossi prima di essere servito, in una sorta di remuage.
L’occasione è interessante: 25 Colfòndo, tutti dell’ultima annata, di piccoli, medi e grandi (dal punto di vista numerico) produttori in assaggio alla cieca, per capire più che un metodo, una filosofia produttiva, pur se, in taluni casi, il dubbio viene: dov’è il confine fra filosofia produttiva e strategia commerciale? Il Prosecco Colfòndo, pur con numeri non paragonabili a quelli del Prosecco metodo Martinotti, commercialmente tira e molte cantine si sono lanciate in questa nicchia forse più per questioni di mercato che per convinzione.
Comunque sia, probabilmente è stata la più importante degustazione di Colfòndo fatta e probabilmente la più numerosa. Luci e ombre, con qualche piacevole sorpresa e qualche delusione. La racconto velocemente: non più di 100 battute per vino, spesso meno, tralasciando le note comuni a tutti (che si sentano i lieviti è quasi naturale, almeno mi auguro) e scrivendo solo di quelli che mi hanno colpito positivamente e per i quali inserisco i faccini. Infine un ringraziamento particolare a Maria Grazia Melegari (@soavemente), che si è spesa per recuperare e alle volte non è stato facile, le bottiglie per la degustazione.
Valdellövo - Bade - Note di crosta di pane, fiori e frutta a polpa bianca, leggera mandorla nel piacevole finale.
2 faccini :-) :-)
Bellenda - Radicale - Naso di fiori bianchi, pesca, mela gialla; buona persistenza in bocca.
1 faccino :-)
Bele Casel - Colfòndo - Agrumi inizialmente, note ossidative in aumento poi un che di terroso e infine sapido.
1 faccino :-)
Caneva da Nani - Prosecco Col Fondo - Agrumi maturi. Un che di dolcino quasi caramelloso, comunque piacevole.
2 faccini :-) :-)
Miotto Valter - Pro-fondo - Crosta di pane, frutto e bella nota amarognola finale. Buona sapidità.
2 faccini :-) :-)
Costadilà - 280 slm - Bocca morbida e croccante con discreta mineralità e finale amarognolo.
1 faccino :-)
Gatti Lorenzo - Prosecco Surlìe - Bollicina grossolana, lime e pera ma senza slancio con finale amarognolo.
1 faccino :-)
Bellenda - Metodo Rurale - Asciutto e secco, manca di slancio e chiude senza entusiasmare.
1 faccino :-)
Ferronato Fratelli - Prosecco Frizzante Rifermentazione in Bottiglia - Citrino, sapido e con bella pulizia in bocca. Chiude sapido e piacevolmente amarognolo.
2 faccini :-) :-)
Brustolin Nico - Nicos col Fondo - Contrastante: profumi di pera e bocca agrumata: in ogni caso piacevole.
2 faccini :-) :-)
Malibran - Sottoriva - Uno dei due che mi sono piaciuti di più: frutta matura e crosta di pane, bella complessità con finale intenso e piacevole.
3 faccini :-) :-) :-)
Romolo Follador - Térmen Col Fondo - Fiori che evolvono nella frutta bianca matura con buona sapidità e lunghezza.
2 faccini :-) :-)   
Gregoletto - Sur Lie Prosecco Frizzante - Fresco e fruttato, evolve rapidamente in frutta bianca matura, piacevolmente sapido e lungo.
2 faccini :-) :-)   
Adami Abele - Val Divina Tradizione - Ecco l’altra sorpresa positiva: naso di gelsomino, bocca sapida e piacevole con buona lunghezza.
3 faccini :-) :-) :-)
Casa Coste Piane - Frizzante… Naturalmente Brichet - Elegante e tipico con piacevole beva anche se non entusiasmante.
1 faccino :-)   
Bival - Termen - Buon equilibrio con naso citrino e grande freschezza. Piacevole e pulito nel finale.
2 faccini :-) :-)   
Valdellövo - Nonfiltrato - Bel naso intenso e profumato di fiori, bocca di buona acidità e armonica.
2 faccini :-) :-)   
Casa Coste Piane - Frizzante… Naturalmente Prosecco - Sentori di pepe e pera, molto floreale con piacevole gusto pulito e sapido.
2 faccini :-) :-)   
Ruge di Ruggero Ruggeri - L'essenziale Còlfondo - Naso inizialmente sporco ma che gradualmente si apre a note complesse di fiori e crosta di pane.
2 faccini :-) :-)
Bortolin Bruno - Ca' Morlin -  Non pulitissimo al naso ma complessivamente piacevole con note caratteristiche e fresche.
1 faccino :-)   
Miotto Andrea - Fondo Le Piovine - Anche in questo caso naso non pulitissimo all’inizio ma in evoluzione positiva, piacevole e tipica beva.
2 faccini :-) :-)   
[Mauro Pasquali]
Chi pensa alla Borgogna generalmente va subito con la mente al pinot nero e ai suoi Grand Cru, ottenuti da questo straordinario ma scorbutico vitigno. Poi, subito dopo, il pensiero corre ai grandi bianchi di Borgogna, in primis allo Chabils, nelle sue varie declinazioni. Infine, pochi arrivano (e hanno potuto assaggiare) alla Borgogna minore, ma che poi tanto minore non è: la Côte Chalonnaise e quello scrigno di Premier Crù che è Montagny. Qui, partendo da meno di 3 ettari di vigneto a soli 18 anni, dopo gli studi a Beaune, Stephane Aladame ha lentamente ma costantemente ingrandito il suo scrigno (perché tale è) fino agli attuali 7 ettari dei quali ben 6 in Premier Cru. E chi conosce la Borgogna sa cosa questo significhi.
Oggi, a neppure quarant’anni, Stephane è uno dei grandi alfieri dello chardonnay di Borgogna, riconosciuto tale non solo in Francia ma ovunque sono stati assaggiati i suoi vini. Ecco: lui è rimasto quel ragazzo di diciott’anni, quasi timido e più avvezzo a parlare con le sue viti che in pubblico. Lascia volentieri la parola ai suoi vini che, in verità, molto hanno da dire.
Agricoltura biologica da una decina d’anni, vigne di diverse età (da venti a novant’anni), per un totale di circa 40.000 bottiglie, uso di legno (ovvio in Borgogna) ma anche di acciaio: questo è Stephane Alamande. E la sorpresa maggiore è proprio l’uso molto parco del legno e una lenta ma convinta conversione alle botti grandi e all’acciaio. Tanto che il vino che più mi è piaciuto della breve ma intensa degustazione, è proprio uno chardonnay che il legno non lo ha visto.
Cremant de Bourgogne Blanc Domaine Stephane Aladame
L’unico vino fatto con uve non di proprietà. Ancora per poco, perché dalla prossima annata anche questo Cremant sarà interamente prodotto con lo chardonnay che Stephane produce.
Naso complesso con profumi forse compressi ma con evidente e forte mineralità. In bocca entra morbido tanto che non gli daresti i soli 6 grammi/litro di zuccheri residui. Buona sapidità e grande salinità. Finale morbido ma pulito e di buona lunghezza.
Due beati faccini :-) :-)
Montagny 1er Cru Découverte 2009 Domaine Stephane Aladame
Il frutto tropicale è evidente ma la cosa che stupisce di più è la grande freschezza e salinità, accompagnate da note minerali e notevole sapidità. Il vino che mi è piaciuto di più: fresco, pulito, lungo. Uno Chardonnay che invoglia a bere il secondo bicchiere. E, poi, anche il terzo.
Tre beati faccini :-) :-) :-)
Montagny 1er Cru Les Maroques 2008 Domaine Stephane Aladame
Grande complessità e profumi che spaziano dalla frutta gialla alla speziatura. La nota salina, caratteristica dei vini di Stephane Alamande, ritorna marcata ma non prepotente. La fermentazione e la permanenza in legno del 30% del mosto si sente ed è evidente, non perfettamente bilanciata dal rimanente che ha sostato solo in acciaio. Da riassaggiare dopo la sostituzione della barriques con le botti grandi.
Un faccino e quasi due :-)
[Mauro Pasquali]
Del Trentodoc è persino superfluo parlare: più di un secolo di storia e quasi dieci milioni bottiglie prodotte all’anno parlano da sole e raccontano della prima doc italiana di un metodo classico, di tanti produttori, piccoli e grandi e di un vitigno principe: lo chardonnay che ormai caratterizza in modo quasi monotono un’intera regione.
Sono passati ormai dieci anni da quanto la Cesarini Sforza, fra le prime aziende a credere nel Trentodoc metodo classico, è entrata in quel colosso della cooperazione vitivinicola che è il gruppo LaVis. Dieci anni durante i quali mantenendo la sua autonomia, Cesarini Sforza ha potuto attingere a quell’immenso patrimonio di terreni vitati del gruppo LaVis.
Le vigne sono situate nella zona a nord di Trento, sulle colline che fiancheggiano il corso del torrente Avisio e in Val di Cembra e sfruttano appieno le caratteristiche morfologiche e climatiche della zona, permettendo di ottenere uve adattissime alla spumantizzazione.
Dopo dieci anni dall’acquisizione da parte del gruppo LaVis, ecco l’occasione di una verticale che parte da molto lontano, quando Cesarini Sforza era ancora autonoma e che mi ha dato diverse conferme e qualche piacevole sorpresa.
Trento Millesimato 1992 Cesarini Sforza
Nasce lontano, quasi vent’anni fa questo Trento doc. Soprattutto, nasce lontano come tecnica produttiva e composizione: 100% chardonnay e una maturazione sui propri lieviti del vino base per sei mesi. Poi, senza fermentazione mallolattica, la messa in bottiglia, per sboccarlo quasi vent’anni dopo. Il risultato è un prodotto straordinario, equilibrato, armonico. Il naso si apre con una leggera (!) nota ossidativa, un che di croissant all’albicocca. In bocca la sapidità, nonostante l’età, è notevole, come pure l’eleganza. Una lunghezza che sembra non finire mai, chiude una bocca pulita e piacevole.
Tre beati faccini :-) :-) :-)
Trento Millesimato 1999 Cesarini Sforza
Sette anni più giovane e l’ingresso del pinot nero per il 20% caratterizzano questo millesimato, nettamente meno elegante del precedente ma, comunque, con una bella mineralità e salinità. La malolattica è svolta completamente e si sente in bocca, dove i toni morbidi prevalgono. Un vino, oserei dire, quasi “muscoloso”
Due beati faccini :-) :-)
Trento Tridentum 2001 Cesarini Sforza
Cambia il nome e, pur mantenendo uve e percentuali del precedente, lo chardonnay sembra prevalere aromaticamente, apportando un frutto tropicale quasi invadente mentre un che di affumicato avvolge la bocca. Chiude sfuggente, quasi metallico. Sicuramente un vino giunto alla fine della sua vita.
Un faccino di stima :-)
Trento Tridentum 2002 Cesarini Sforza
L’annata, fredda e piovosa, ha influito sul risultato finale. Il naso elegante e fine nasconde una bocca vagamente anonima e corta. L’acidità, nonostante l’annata, è poca e la sapidità si fa desiderare. Sorge un dubbio: e se fosse ancora troppo giovane? Troppo contrasto tra il naso e la bocca, come se quest’ultima non esprimesse ancora tutto il potenziale. Vorrei riprovarlo fra tre-quattro anni.
Due faccini di stima :-) :-)
Trento Tridentum 2004 Cesarini Sforza
Naso complesso ed elegante. Una bocca piena. Un prodotto interessante, evoluto ma, probabilmente, con poca vita davanti a sé. Buon finale pulito e pieno.
Un faccino e quasi due :-)
Trento Tridentum 2005 Cesarini Sforza
Annusandolo e assaggiandolo continuava a tornarmi in mente qualcosa che non riuscivo a individuare. Poi l’illuminazione: sono tornato al Millesimato 1992 e vi ho ritrovato lo stesso filo conduttore. Un naso complesso e armonico. Una bocca sapida e piena. Un grande vino oggi ma con una prospettiva di vita davanti a sé paragonabile a quella del primo campione. Da riprovare, perché no?, tra dieci-quindici anni.
Tre beati faccini :-) :-) :-)
Trento Aquila Reale 2004 Cesarini Sforza
L’intruso. O, meglio, l’evoluzione. Il vino (100% chardonnay) fa la malolattica in legno. E si sente nella vaniglia forse un po’ eccessiva. Anche il liqueur d’expedition è forse un po’ invadente ma è questione di gusti per chi, come me, predilige i pas dosè. Il naso sa di agrumi canditi. E poi vaniglia e leggerissima speziatura. In bocca prevalgono sapidità e acidità. Un vino interessante ma, come dire, in divenire. Da riprovare nelle prossime annate, una volta messi a punto alcuni particolari.
Un faccino e quasi due :-)